Lo scandalo delle transazioni “cum/ex” scuote l’Europa e dimostra l’urgenza della separazione bancaria

L’opinione pubblica europea sta apprendendo con sgomento del grande scandalo dell’evasione e frode fiscale da parte delle “banche universali”, ricavandone un solidissimo argomento in favore della separazione bancaria secondo il netto e semplice modello della Glass-Steagall.

Il cosiddetto scandalo del “cum/ex” dimostra come l’Unione e la Commissione Europea siano dalla parte delle banche, sacrificando le nazioni e i popoli. Le autorità di supervisione e controllo di alcune nazioni hanno per oltre dieci anni chiuso gli occhi mentre alcune banche commettevano un reato fiscale onerosissimo, con centinaia di varianti del meccanismo di evasione, senza informare le autorità preposte nelle nazioni controparti. Il reato ha dunque fruttato e la sua pratica si è diffusa. Alla fine del 2017 è stato stimato il costo dell’intera faccenda per i governi europei: almeno 55 miliardi di euro – 32 miliardi nella sola Germania – sia perduti nella raccolta fiscale sia rubati con l’inganno in forma di rimborsi falsi. Il tutto a partire dal 2005.

Lo schema del “cum/ex” o dell’arbitraggio sui dividendi, è uno dei metodi adottati dai fondi di vario titolo della giungla della finanza speculativa per acquisire azioni ventiquattr’ore (o meno) prima che i dividendi siano versati. Successivamente, per intermediazione di venditori allo scoperto, i fondi entravano in possesso delle azioni acquistate, proprio ventiquattr’ore (o meno) dopo il versamento dei dividendi. Prima del versamento del dividendo l’azione è detta, dal latino, “cum”, a significare che è ancora carica del dividendo; dopo il versamento del dividendo, l’azione è detta “ex”, cioè priva di esso.

Il meccanismo ingannevole permetteva all’acquirente finale delle azioni di ottenere il dividendo, di non pagare tasse su di esso ma di ricevere nondimeno un rimborso, come se avesse pagato tali imposte. Con una combinazione sofisticata di vendite allo scoperto inserite tra la vendita e l’acquisto, gli stessi fondi hanno ottenuto per le stesse azioni addirittura molteplici rimborsi.

Questi fondi e società di gestione che compiono transazioni “cum/ex” sono ex trader in security che lavoravano per le grandi banche e usano il denaro loro prestato dalle stesse grandi banche. Queste hanno anche agito come venditori allo scoperto fino al 2015-16, quando il rischio divenne troppo elevato e dovettero delegare a special purpose vehicles. Accondiscendenti studi legali, di solito britannici, furono coinvolti affinché fornissero “pareri legali” di non illegittimità.

Questo reato bancario di enormi dimensioni, perseguito legalmente dall’anno scorso a opera dei Pubblici Ministeri di Colonia, Duesseldorf e Hannover, è stato commesso dai dipartimenti di trading e di investment bank delle seguenti banche: Santander, Deutsche Bank, HSBC, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Macquarie Bank Ltd, quest’ultima fino alla conclusione della stagione dei dividendi del 2015. Il reato è stato commesso solo grazie alla grande disponibilità di credito da parte di queste banche.

Se tali banche universali fossero state costrette da una legge di separazione bancaria a scorporarsi tra banche ordinarie e banche d’affari (Legge Glass-Steagall), non avrebbero potuto fornire questi “servizi” ai fondi incaricati di cumulare e dividere quei super-profitti. Sembra che le autorità fiscali tedesche fossero al corrente delle transazioni “cum/ex” sin dal 2002 ma che abbiano informato altre autorità pubbliche soltanto nel 2015 e abbiano dichiarato illegali le transazioni soltanto nel 2016!

Ricordiamo che stiamo parlando degli stessi ambienti finanziari che imposero alla Grecia di “pagare le sue tasse” nel 2015 e che stanno tentando di impedire all’Italia la riduzione del carico fiscale.