Dal 26 al 28 febbraio avrà luogo ad Abuja, capitale della Nigeria, una conferenza internazionale organizzata da alcuni Paesi africani per decidere come salvare il Lago Ciad. La conferenza riunirà capi di stato e di governo, funzionari ed esperti provenienti dal continente africano, dall’Europa, dagli Stati Uniti e dalla Cina. L’evento, sotto gli auspici del governo nigeriano, della Commissione del Bacino del Lago Ciad e dell’UNESCO, mira a generare consenso e disponibilità a un efficace sostegno di un grande progetto di trasferimento idrico dal bacino del fiume Congo, per arrestare il prosciugamento del Lago Ciad.

Tra i relatori previsti troviamo i rappresentanti dell’impresa italiana Bonifica SpA e del conglomerato cinese PowerChina, che hanno stretto un’alleanza strategica per compiere uno studio di fattibilità della grande infrastruttura nota come Progetto Transaqua. Il governo italiano ha manifestato la volontà di contribuire al finanziamento dello studio e non è escluso che, a margine della conferenza, sarà già firmato un accordo a quattro, tra le due società, la citata Commissione e un rappresentate dell’esecutivo italiano.

I dirigenti politici europei hanno speso molte parole, negli ultimi anni e mesi, riferendosi a un “Piano Marshall per l’Africa” utile a sviluppare il continente e spegnere alla fonte il flusso dei cosiddetti “migranti economici” verso l’Europa. Nessun progetto, tuttavia, è stato finora presentato, figuriamoci approvato. L’unico piano esistente, le cui caratteristiche permetterebbero una vera trasformazione della situazione africana, è Transaqua. Come i nostri lettori sanno, Transaqua è più di un progetto idrico: prevede, sin dagli anni Settanta, l’integrazione di infrastrutture idriche, di trasporto, di produzione di potenza elettrica e di coltura della terra. Bonifica prevede di portare 100 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, tramite una idrovia lunga 2400 km capace di intercettare i principali affluenti destri del fiume Congo, arricchito di dighe per la produzione di elettricità. Le regioni del Lago Ciad e quelle attraversate dall’infrastruttura beneficerebbero dello sviluppo dell’agricoltura.

Per troppi anni il progetto è stato ignorato o osteggiato come “faraonico”. La crisi migratoria e il consolidarsi di un nuovo paradigma politico grazie alla presenza cinese in Africa, tuttavia, hanno creato le condizioni di fattibilità dell’opera.

Trenta milioni di persone dipendono dal Lago Ciad, in termini di pesca e agricoltura. Anche il prosciugamento parziale del lago ha causato emigrazioni verso l’Europa e prodotto un terreno di reclutamento per i terroristi del gruppo Boko Haram. La forza multinazionale composta dai Paesi rappresentati nella Commissione del Bacino del Lago Ciad è riuscita a assestare colpi decisivi a Boko Haram come forza militare, ma resta ancora molto da fare: anche questo tema sarà discusso durante la conferenza internazionale.

Il Progetto Transaqua affronta simultaneamente tutti questi aspetti della crisi africana, offrendo una prospettiva di occupazione di massa, crescita e benefici per tutte le nazioni a Sud del Sahel, inclusa la Repubblica Democratica del Congo, che “donerebbe” l’acqua (altrimenti destinata a riversarsi nell’Oceano Atlantico), ma riceverebbe in cambio un formidabile arricchimento infrastrutturale e produttivo. Il Progetto Transaqua offre anche una soluzione all’esaurimento del “Grande Fiume Artificiale”, l’acquedotto libico che ora recupera l’acqua del sottosuolo e che potrebbe essere connesso al Lago Ciad riempito tramite una condotta, chiamata “Interafrica”.

Nella foto, l’ing. Marcello Vichi, ideatore del progetto, ad una conferenza dello Schiller Institute in Germania.