Le infrastrutture un tema decisivo nel voto italiano

Il voto italiano assume un significato particolare per varie ragioni. La Lega di Matteo Salvini ha stravinto con oltre il 34% dei voti, mentre il suo partner nella coalizione, il M5S, che era il primo partito alle politiche dell’anno scorso, è arrivato solo terzo, superato perfino dallo screditato Partito Democratico, con solo il 17% dei consensi. Gli osservatori concordano che a questa sconfitta abbia contribuito la sua opposizione ai grandi progetti infrastrutturali, a partire dalla TAV, e la politica di costi-benefici del ministro Toninelli, che dovrebbe dimettersi se continuerà ad opporsi al progetto. L’anno scorso la mancanza di investimenti nelle grandi opere ha provocato un aumento della disoccupazione, invece di creare i posti di lavoro che erano stati promessi.

Nella conferenza stampa dopo il voto, Matteo Salvini ha annunciato che non intende provocare una crisi di governo, invocata da Berlusconi, ma che Di Maio e i Cinque Stelle dovranno accettare non solo la TAV, ma anche altre grandi opere che sono bloccate da anni. “Questo voto italiano e francese permetterà all’Europa di investire ancora più soldi sulle grandi opere, come la TAV e altre infrastrutture stradali, portuali e aeroportuali. E’ un mandato chiaro: andate e fate”, ha detto Salvini. Per finanziare questi progetti infrastrutturali, portuali e ferroviari, non potremo fare affidamento sull’UE, e semmai sulla Cina e la Nuova Via della Seta, a cui l’Italia ha aderito a fine marzo.

Salvini ha anche annunciato che “ridiscuteremo i vecchi parametri economici” che da decenni bloccano la crescita. Commentando il voto in tutta Europa, alcuni osservatori hanno fatto notare che non solo l’Italia, ma anche la Spagna ed alcuni paesi europei mettono in discussione il “fiscal compact” e la politica draconiana di austerità imposta dall’UE.

La Lega ha inoltre condotto una campagna contro “l’Europa delle banche e della finanza”. Contrariamente al trend nell’UE, il Partito Verde ha ottenuto poco più del 2% dei voti, anche se il M5S promuove gli stessi temi, ed è stato punito per questo dall’elettorato, che vuole la ripresa economica.

Marco Zanni, l’europarlamentare che lo scorso novembre è stato a Washington a portare le 217 firme per Glass-Steagall raccolte da Movisol e da Massimo Richard Kolbe Massaron (nella foto con Zanni e la presidente di MoviSol Liliana Gorini al momento della consegna), è stato rieletto ed è a capo della politica estera della Lega. La sua candidatura ha ricevuto il sostegno di Movisol, che Zanni ha ringraziato ufficialmente sulla sua pagina FB.