La chiave per risolvere la crisi dei migranti dal Messico è la cooperazione tra Cina e Stati Uniti

L’immigrazione illegale negli Stati Uniti dal Messico e dall’America Centrale è diventata nelle ultime settimane una questione politicamente esplosiva. Ma le parti in causa farebbero bene ad apprendere una lezione da Socrate: se vuoi dare la risposta giusta, devi prima porre la domanda giusta.

Nel 2015 undici milioni e mezzo di messicani di prima generazione (ovvero nati in Messico), quasi il 10% della popolazione, risultavano emigrati negli Stati Uniti; oltre il 20% della popolazione del Salvador (6,3 milioni di persone) aveva fatto lo stesso. Se si tiene conto delle generazioni dalla prima alla terza, ovvero i figli e nipoti di coloro che sono emigrati negli Stati Uniti, si arriva alle sconvolgenti percentuali del 28% della popolazione messicana attuale e del 35% di quella salvadoregna attuale. La situazione di Guatemala e Honduras è simile.

Perché accade questo? Perché la densità demografica relativa potenziale (DDRP) delle economie di queste regioni è stata deliberatamente ridotta ben al di sotto della popolazione reale. Come ha spiegato Lyndon LaRouche (nella foto), quando la DDRP, ovvero il valore della capacità dell’economia di sostenere una popolazione in crescita migliorandone al contempo il livello di vita, scende al sotto della popolazione reale per un certo periodo di tempo, la gente muore o cerca di scappare per la disperazione. È esattamente quel ch’è accaduto in tutta questa regione a causa delle misure intenzionali di spopolamento tipiche dell’impero britannico: saccheggiare senza pietà la popolazione con la politica del debito della City di Londra e di Wall Street; scatenare guerre mortali e imporre a questi Paesi il dominio dell’apparato di Droga SpA e delle sue bande di narcoterroristi. Esemplare è il fatto che la stessa banda MS-13 che terrorizza El Salvador e altre parti dell’America Centrale sia stata creata decenni fa nei ghetti di Los Angeles, con la politica di George H. W. Bush che fece proliferare la cocaina e il crack.

Per risolvere la crisi dei migranti va invertito il processo del crollo della DDRP, per esempio facendo sì che gli Stati Uniti collaborino con la Cina per integrare questi Paesi nell’Iniziativa Belt and Road. Un primo progetto chiave sarà la costruzione di un corridoio infrastrutturale attraverso il Darien Gap (tra Colombia e Panama) e tutta l’America Centrale fino al Messico, e di lì fino all’America Settentrionale, culminando in una galleria sotto lo stretto di Bering. Cina e Panama stanno già costruendo insieme la prima tratta di questa rete di ferrovie veloci dalla Città di Panama al confine col Costa Rica.

Una seconda serie di progetti prevede l’estensione della Via della Seta Marittima al bacino dei Caraibi, costruendo porti di acque profonde e parchi industriali a Ponce, Portorico e Mariel (Cuba), che fungano da nodi marittimi, integrati poi col Canale di Panama recentemente allargato e con il progetto del Gran Canale Interoceanico Nicaraguense. La costruzione di quest’ultimo creerà decine di migliaia di posti di lavoro qualificati e il suo impatto altre migliaia di posti di lavoro produttivi in tutta l’America Centrale.

Esemplare dell’approccio richiesto è stato il viaggio in Cina e Russia del Presidente boliviano Evo Morales il 18-19 giugno. Morales ha firmato una dichiarazione congiunta con il Presidente Xi che annuncia la cooperazione su infrastrutture, industria, finanza, commercio, scienza e tecnologia (inclusa quella aerospaziale), nonché istruzione e cultura, insieme a un documento che impegna entrambi a costruire insieme l’Iniziativa Belt and Road.