Dopo le elezioni europee: è ora di avviare una discussione seria sulla politica economica

Le elezioni europee sono finite. Sono state presentate come una gara tra le forze pro UE ed anti UE, tra europeisti e populisti, ma è mancato un dibattito sulla sostanza di quella che dovrebbe essere una politica dell’UE.

Facendo le somme, ci sarà un aumento delle forze populiste nel nuovo Parlamento Europeo, ma non c’è stata la vittoria schiacciante che i loro avversari presentavano come un disastro totale. I due blocchi principali, il PPE e i socialisti, probabilmente non avranno più la maggioranza che avevano da quando è nato il Parlamento Europeo. Eppure, in termine di potere, il Parlamento a Strasburgo ne ha molto poco. Può solo approvare o respingere proposte di legge stilate dalla Commissione Europea.

L’aspetto forse più inquietante del risultato generale è la vittoria dei partiti verdi nei principali paesi UE, soprattutto in Francia e in Germania, partiti che giocano su paure irrazionali. In Germania i verdi hanno superato i socialdemocratici diventando il secondo partito dopo la CDU, mentre in Francia Europe Ecologie Les Verts ha ottenuto il 13,5% dei consensi. Questo per via del barrage dei media sui pericoli dei presunti “cambiamenti climatici” e sulle manifestazioni giovanili in cui si afferma che “ci sarà la fine del mondo entro 12 anni se non riduciamo le emissioni di CO2”. Anche i partiti tradizionali hanno cominciato a scopiazzare queste tesi assurde, e in molti casi gli elettori hanno preferito scegliere l’originale invece della copia.

Il fallimento dell’UE è particolarmente evidente nel Regno Unito, dove per tre anni i conservatori della May sono stati incapaci di giungere ad un accordo con Bruxelles sulla Brexit, costringendo la May a dimettersi in lacrime. Come c’era da aspettarsi, il partito Brexit di Nigel Farage ha ottenuto il 31,7% dei voti, mentre i conservatori della May hanno avuto un tracollo al 9,1% e i laburisti solo il 14%.

Ovunque in Europa non c’è stato un serio dibattito sul crac finanziario imminente e la bancarotta del sistema finanziario, sull’urgenza della separazione bancaria (Glass-Steagall), nessuna discussione sull’adesione alla Nuova Via della Seta, nessuna visione di grandi progetti per sviluppare l’Europa, per non parlare dell’Africa.

Come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche il 27 maggio, ci sono due dinamiche al mondo oggi, una che favorisce la cooperazione win-win e la crescita, e l’altra che intende salvare un ordine transatlantico morente, e l’UE è chiaramente dalla parte sbagliata. Se non cambierà presto, l’Europa diventerà irrilevante.