L’annuncio dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio ha provocato le proteste della Commissione dell’UE e degli economisti che gridano al “protezionismo” e si prestano a vacue minacce di “rappresaglia”. Un economista tedesco, tuttavia, ha espresso un punto di vista differente: Heiner Flassbeck (nella foto), l’ex economista capo dell’UNCTAD (dal 2003 a tutto il 2012) ha esposto il suo pensiero in numerose interviste per i media teutonici. Il 3 marzo a Deutschlandfunk Flassbeck ha notato che “quando una nazione ha un deficit persistente, a un certo punto è giustificata nell’assumere contromisure”. Nel caso in esame, gli Stati Uniti mantengono un deficit da trent’anni, mentre l’Europa ha “surplus giganteschi”, perlopiù dovuti alle esportazioni tedesche. I Presidenti americani precedenti, Obama incluso, si sono lamentati del surplus tedesco, ha dichiarato, ma Trump è il primo ad agire concretamente per modificarlo.

Così, Flassbeck ha messo in ridicolo i dirigenti politici dell’Unione Europea, come Juncker, il quale ha cominciato a comportarsi in modo assai inconsulto, minacciando una guerra commerciale di “contrasto” degli Stati Uniti, benché le misure annunciate da Trump siano soltanto “punture di spillo”, “piccole sino al ridicolo”. Ha loro consigliato, invece, di “tenere la bocca chiusa per un po’ e vedere se la situazione peggiorerà [o no]”. Ciò che gli è chiaro è che “nel caso di guerra commerciale, il Paese con un surplus risulterà perdente, e quello con il deficit tenderà a vincere”.

In merito alla Germania, Flassbeck ha affermato che essa è stata in grado di generare nel corso di trent’anni un grande surplus commerciale nei confronti di tutti gli altri partner, in ragione di due sottovalutazioni imposte che hanno reso le proprie esportazioni ipercompetitive: una deliberata politica di bassi salari e un cambio basso dell’euro rispetto al dollaro.

A causa della politica interna di austerità e del “dumping dei salari”, ha detto, la Germania esporta beni di qualità a prezzi inferiori del venti percento. “La Germania è troppo a buon mercato, in rapporto alla propria produttività e al tasso di cambio nei confronti del resto del mondo”. È anche indubitabile, per Flassbeck, che un partner, come l’UE e specialmente la Germania, con un grande surplus commerciale, “crea occupazione a spese delle altre nazioni del mondo”. Flassbeck propone, di conseguenza, che Berlino non perda tempo a discutere di “contromisure” rispetto alle tariffe americane, ma dica a Donald Trump che è pronta a “ridurre il surplus commerciale il più presto possibile”.

Per questo economista tedesco, un tempo sottosegretario alle Finanze (nel 1989/99 sotto l’allora ministro Oskar Lafontaine), la questione chiave delle relazioni tra UE e Stati Uniti sta nella decisione o meno dell’Europa di adottare un modello economico che si concentri sullo sviluppo del mercato interno, come stanno facendo gli Stati Uniti, invece di insistere che tutta l’Europa debba diventare “più competitiva”, come Angela Merkel va dicendo ogni giorno.