Nel discorso del 4 luglio al National Constitution Center di Filadelfia, al quale era collegato in video, Papa Leone XIV ha pronunciato il discorso che il presidente Trump avrebbe dovuto fare in occasione dell’anniversario dell’Indipendenza. Parlando come “un figlio di questo grande Paese, fondato da uomini e donne coraggiosi che sognavano la libertà e una vita migliore per sé e per i propri figli”, il primo Papa statunitense della storia, ha esortato gli americani a sottoscrivere “un solenne rinnovato impegno verso questi ideali che hanno reso l’America un Paese che valorizza la pace e la prosperità, un Paese caratterizzato da generosità e nobiltà d’animo”.
Il carattere della cerimonia, durante la quale Leone ha ricevuto la Liberty Medal, era in netto contrasto con l’attuale stato abissale della politica e del dibattito pubblico negli Stati Uniti. La responsabilità del governo e dei cittadini di difendere la dignità innata di ogni persona è stata un tema ricorrente negli interventi di quasi tutti i leader che hanno parlato prima del Papa. Allo stesso modo, è stata ribadita l’idea che la repubblica statunitense sia un processo ancora da perfezionare e che la libertà prosperi solo quando è unita alla responsabilità morale. Papa Leone ha ricevuto una standing ovation prima e dopo il suo intervento.
Nel suo discorso, Papa Leone ha osservato che “fin dalla nostra giovinezza, molti di noi hanno ammirato l’eloquenza di quelle parole (della Dichiarazione d’Indipendenza), con il loro forte richiamo alla legge naturale e al Dio della natura come fondamento dell’affermazione secondo cui tutti gli uomini e le donne sono creati uguali e dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, tra cui il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”.
Tuttavia, “oggi, mentre guardiamo al futuro, questo anniversario storico ci offre l’opportunità di riflettere ancora una volta sui principi fondanti della nazione”.
La mattina del 4 luglio, il Papa ha raggiunto Lampedusa, dove, come di consueto, ha affrontato entrambi gli aspetti del problema migratorio: la necessità di trattare gli immigrati con umanità e, allo stesso tempo, di risolvere le cause dell’immigrazione attraverso lo sviluppo.
Nella sua omelia, Papa Leone ha detto tra l’altro: “l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche, ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”
Sebbene la scelta del Papa di recarsi a Lampedusa lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti hanno celebrato il 250º anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, costituisca un chiaro messaggio sulle politiche migratorie dell’amministrazione Trump, i media avevano speculato sul rifiuto del Papa di accettare l’invito del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance a recarsi a Washington per l’Independence Day. Tale rifiuto era in linea con la tradizione vaticana di mantenersi al di fuori di eventi di questo tipo. Questo Papa – o qualsiasi Papa – non avrebbe accettato un simile invito, anche con un diverso presidente degli Stati Uniti.
Tuttavia, tornando da Lampedusa quello stesso giorno, Leone ha fatto visita all’ambasciata degli Stati Uniti presso il Vaticano. Si tratta di un gesto diplomatico eccezionalmente insolito, che mette fine alle speculazioni sul sentimento patriottico del Papa. Non esistono precedenti di un Papa che abbia visitato l’ambasciata di un qualsiasi Paese in occasione di un anniversario o di una data importante. In tali occasioni, di solito vengono inviati soltanto messaggi.