All’indomani dell’inaspettata e cocente sconfitta subita dalle forze armate congiunte di Stati Uniti e Israele per mano dell’Iran, è scoppiata una battaglia per impedire al Congresso di attuare la fusione di fatto delle forze armate dei due Paesi, come previsto dalla sezione 219 (precedentemente 224) del National Defense Authorization Act del 2026 che integrerebbe i settori della difesa degli Stati Uniti e di Israele, in particolare in ambito tecnologico e in altri settori legati ai “campi di battaglia del futuro”.
Tale sezione, denominata “Iniziativa di cooperazione tecnologica in materia di difesa tra Stati Uniti e Israele”, è concepita per imporre una più stretta integrazione in molteplici ambiti, tra cui la pianificazione militare, lo sviluppo tecnologico, i sistemi di approvvigionamento e le capacità di ricerca, attraverso il coordinamento di intelligenza artificiale e sistemi autonomi, energia diretta e sistemi di rilevamento avanzati, difesa informatica e guerra elettronica. Verrà nominato un funzionario statunitense incaricato di esercitare la supervisione in materia di logistica militare, sistemi di guida, sorveglianza e sistemi letali, oltre che di guerra ibrida. L’iniziativa viene promossa come un modo per “vincere senza combattere”.
Secondo il Quincy Institute for Responsible Statecraft (https://quincyinst.org/research/cooperation-without-oversight-the-united-states-israel-defense-technology-cooperation-initiative/#h-the-bigger-picture-why-this-shift-from-aid-to-integration-nbsp), essa garantirebbe il sostegno a Israele, rendendolo “meno una questione di scelta politica e più una caratteristica strutturale della politica di sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Il documento del Quincy Institute avverte che ciò limiterà la supervisione delle questioni di difesa e ridurrà al minimo la responsabilità politica, rendendo il rapporto degli Stati Uniti con Israele in materia di difesa “più profondo e meno trasparente”.
L’Istituto ha quindi chiesto di fermare “sul nascere la fusione militare-industriale tra Stati Uniti e Israele”. I deputati Ro Khanna (democratico) e Thomas Massie (repubblicano) hanno presentato un emendamento per eliminarla dal disegno di legge NDAA, ma la loro mozione è stata respinta la scorsa settimana dalla Commissione per le Forze Armate della Camera. Il disegno di legge tornerà in discussione quando il Congresso si riunirà nuovamente il 13 luglio.
La candidata indipendente alla presidenza degli Stati Uniti Diane Sare aveva lanciato il 13 giugno una mobilitazione nazionale per bloccare questa fusione proditoria, guidando la campagna con un volantino di massa intitolato “Nel nostro 250° anniversario, manteniamo la nostra indipendenza! Nessuna fusione con il Mossad israeliano o l’MI6 britannico!”
Tra gli altri oppositori figurano l’ex deputata Marjorie Taylor Greene e l’opinion maker Tucker Carlson. Costoro si chiedono perché debba essere concesso uno status particolare a Israele, specialmente in un momento in cui la politica di “pulizia etnica” dei palestinesi portata avanti da Netanyahu ha reso quel Paese altamente impopolare. L’ex membro del Congresso Dennis Kucinich (foto), un altro oppositore, afferma che questa legge è un attacco alla sovranità degli Stati Uniti, in quanto integra “l’apparato militare di un’altra nazione nella pianificazione a lungo termine e nell’architettura strategica del governo statunitense”.