Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente appello per la pace e il disarmo al Santo Padre, sottoscritto anche da Maurizio Abbate, presidente di ENAC, Ente Nazionale per le Attività Culturali a Roma, e pubblicato da Maurizio Abbate e dal quotidiano Corriere Nazionale.

Di fronte all’escalation delle tensioni geopolitiche e alla crescente minaccia di un conflitto globale, rimanere in silenzio non è un’opzione. Per questo motivo ho deciso di aggiungere la mia firma alla lettera aperta indirizzata a Papa Leone XIV, promossa dalla piattaforma Nuclear Insanity e sostenuta da accademici, attivisti, organizzazioni per la pace e cittadini di tutto il mondo.

Che cos’è l’Appello a Papa Leone XIV?
L’appello nasce dalla profonda preoccupazione per il momento di estrema fragilità che la sicurezza internazionale sta attraversando. Con l’aumento delle spese militari, l’infrangersi dei trattati di controllo degli armamenti e il riaccendersi di conflitti ad alto rischio di escalation nucleare, il mondo si trova drammaticamente vicino al punto di non ritorno.

In questo scenario, l’appello chiede al Pontefice di svolgere un ruolo di mediazione storica e morale: organizzare un Summit Straordinario tra i Leaders Mondiali per affrontare direttamente e con urgenza i temi della pace, del cessate il fuoco nei principali teatri di guerra e del disarmo nucleare definitivo.

Un invito alla comunità
La pace non è un concetto astratto né una concessione dall’alto, ma il risultato di una mobilitazione collettiva e continua. Per questo motivo vi invito a leggere il testo completo dell’appello, a conoscere le analisi approfondite portate avanti da esperti e storici e a riflettere sul ruolo che ciascuno di noi può svolgere per un futuro libero dalla minaccia atomica.

Maurizio Abbate

Appello a Papa Leone XIV per organizzare un vertice globale per affrontare le questioni della pace e del disarmo nucleare

La seguente lettera aperta a Papa Leone XIV, tradotta in italiano da Claudio Celani (Schiller Institute), è stata pubblicata il 19 agosto in inglese sul sito https://nuclearinsanity.substack.com/p/appeal-to-pope-leo-xiv

“Ci rivolgiamo a Lei, Santità, come al leader che ha compiuto il maggiore sforzo per parlare a nome dell’umanità intera, anziché di nazioni, religioni o gruppi specifici, affinché convochi un vertice internazionale d’emergenza per guidare il mondo via dall’attuale percorso verso la guerra e un potenziale disastro nucleare, e per risolvere pacificamente le più gravi crisi che oggi l’umanità si trova ad affrontare. Un simile impegno sarebbe coerente con i Suoi ripetuti appelli alla pace e alla giustizia sin dall’inizio del Suo pontificato — appelli che hanno ispirato e dato speranza a milioni, se non miliardi, di persone sul pianeta.

Il 10 giugno 2025, la Direttrice della National Intelligence (DNI) degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard, ha diffuso un breve ma agghiacciante video, girato a Hiroshima, in cui avvertiva che siamo “più che mai sull’orlo dell’annientamento nucleare” e che “l’élite politica guerrafondaia sta alimentando con sconsideratezza paura e tensioni tra le potenze nucleari”. “Sta a noi, al popolo”, ha concluso, “far sentire la nostra voce ed esigere la fine di questa follia. Dobbiamo rifiutare questo cammino verso la guerra nucleare e lavorare per un mondo in cui nessuno debba vivere nel terrore di un olocausto nucleare”.

Il 20 ottobre dellostesso anno, Sergei Naryshkin, capo del servizio di intelligence estera russo (SVR), ha avvertito: “Il mondo sta vivendo oggi il momento più fragile per la sicurezza internazionale dalla Seconda Guerra Mondiale”, proseguendo: “Il compito comune, e forse principale, è garantire che l’adattamento alla nuova realtà avvenga senza una grande guerra, come è accaduto in precedenti fasi storiche”.

Sono trascorsi molti mesi da quando i due capi dell’intelligence hanno lanciato l’allarme, e ci siamo solo avvicinati ulteriormente all’annientamento nucleare — molto di più.

Quando Gabbard e Naryshkin lanciarono questi avvertimenti, la guerra in Ucraina infuriava, Israele conduceva il genocidio a Gaza, e le tensioni tra Cina e Stati Uniti su Taiwan e il Mar Cinese Meridionale erano elevate. Da allora si è aggiunta la guerra USA/Israele contro l’Iran, e la minaccia di una Terza Guerra Mondiale è cresciuta in modo esponenziale.

Continuano ad emergere segnali che i leader si stiano preparando a un simile scenario, sebbene siano ormai più di quattro decenni che sappiamo che anche una guerra nucleare limitata, per non parlare di una su vasta scala, potrebbe scatenare danni globali inimmaginabili, incluso un inverno nucleare in grado di minacciare la fine della vita sul pianeta. Il 20 agosto 2024, il New York Times ha pubblicato in prima pagina un articolo che avvertiva come gli Stati Uniti si stessero preparando a combattere simultaneamente una guerra nucleare su tre fronti contro Russia, Cina e Corea del Nord. Lo stesso giorno, il Bulletin of the Atomic Scientists riportava la crescita di una corrente di strateghi nucleari convinti che una guerra nucleare possa essere combattuta e vinta, ribaltando di fatto decenni di consapevolezza secondo cui una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta. Nel novembre 2024, l’ammiraglio statunitense Thomas Buchanan ha dichiarato che gli Stati Uniti si stavano preparando a combattere e vincere una guerra nucleare, mantenendo scorte sufficienti di armi nucleari per conservare l’egemonia globale. Più di recente, il capo delle politiche del Pentagono, Elbridge Colby, ha discusso della necessità per gli Stati Uniti di ricorrere ad armi nucleari tattiche, oltre allo spiegamento di truppe da Corea del Sud e Giappone, qualora scoppiassero combattimenti tra USA e Cina nello Stretto di Taiwan.

Gli esperti del Doomsday Clock del Bulletin of the Atomic Scientists non sono i soli a ritenere che il mondo si stia avvicinando sempre più all’annientamento nucleare. E oltre alle minacce provenienti dagli Stati Uniti, diverse influenti personalità russe hanno esortato Vladimir Putin a ricorrere alle armi nucleari per sconfiggere l’Ucraina.

Noi, firmatari da tutto il mondo, riteniamo che il momento sia propizio per convocare un vertice internazionale d’emergenza volto ad affrontare i maggiori conflitti mondiali e la necessità di allontanarsi dal precipizio nucleare. La Russia è impantanata in Ucraina da quasi cinque anni. Sebbene Mosca continui a compiere progressi incrementali a caro prezzo, il fronte di battaglia si è in gran parte bloccato, ed entrambe le parti infliggono ingenti danni alle infrastrutture energetiche e alla navigazione con droni e missili, causando carenze globali di energia e cibo e sofferenze sia all’interno che all’esterno dei rispettivi paesi. Se l’Ucraina, sostenuta dalla NATO, continuerà a oltrepassare le linee rosse di Mosca, Vladimir Putin sarà ancora in grado di contenere i falchi russi? Gli Stati Uniti, nel frattempo, non sono riusciti a trovare una via d’uscita diplomatica dalla guerra con l’Iran, il quale non mostra alcun segnale di voler permettere agli Stati Uniti di porre fine alla crisi che essi stessi, insieme a Israele, hanno creato attaccandolo. Mentre la Cina continua a considerare Taiwan come una provincia e che una minaccia a questa rivendicazione rappresenti una linea rossa, tutti nella regione trarrebbero beneficio da un allentamento delle tensioni e dalla destinazione delle risorse allo sviluppo, sulla falsariga dell’iniziativa cinese Belt and Road, anziché alla preparazione bellica.

Questo ultimo punto dovrebbe valere universalmente. È dolorosamente sprecato vedere così tante nazioni sottrarre risorse a cibo, abitazioni, istruzione e sanità per destinarle ai propri apparati militari. Ciò è particolarmente vero in Nord America, Europa e Asia, dove il discorso sulla risoluzione pacifica dei conflitti ha lasciato il posto a quello sulla preparazione alla guerra.

Come Lei stesso ha saggiamente e potentemente affermato un paio di mesi fa: “Ho ripetuto più volte il fervente appello che San Paolo VI rivolse all’Assemblea delle Nazioni Unite — Ciò che mi unisce, notò il mio venerabile predecessore, è un patto suggellato ‘con un giuramento che dovrebbe cambiare la storia futura del mondo: mai più la guerra, mai più la guerra! È la pace, la pace, che deve guidare il destino delle nazioni di tutta l’umanità’! Soprattutto nell’era atomica, deve farsi strada l’affermazione della verità: non sono le armi atomiche a generare la pace, ma il disarmo. Questa verità, che sembrava chiara nei decenni passati quando assistemmo a una de-escalation nucleare, è stata oscurata da una corsa agli armamenti che oggi spaventa e terrorizza”.

Fu proprio Papa Paolo VI, il primo papa a rivolgersi alle Nazioni Unite nell’ottobre 1965, a citare, in quello straordinario discorso, il Presidente Kennedy: “L’umanità deve porre fine alla guerra, o sarà la guerra a porre fine all’umanità”. Citò il Libro di Isaia, dichiarando: “Trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci”. Nell’enciclica del 1967 “Populorum Progressio”, Papa Paolo VI sottolineò: “Lo sviluppo è il nuovo nome della Pace”.

Anche altri pontefici hanno intrapreso iniziative coraggiose per salvare l’umanità in momenti di crisi. Nell’ottobre 1962, Papa Giovanni XXIII si appellò per una risoluzione pacifica della crisi dei missili di Cuba e contribuì a fornire sia al Presidente Kennedy sia al Premier Krusciov strumenti per risolvere la crisi per via diplomatica anziché militare, salvando la faccia di entrambi, in un momento in cui la guerra sembrava imminente. Uno sforzo simile potrebbe avere successo oggi, quando le due maggiori guerre del mondo sembrano intrattabilmente bloccate. (si veda “Lettera all’arcivescovo John Wester, per sollecitare Papa Leone XIV a convocare una conferenza di pace”) Lo stesso vale per la corsa agli armamenti nucleari, poiché le nove potenze nucleari non si limitano a modernizzare i propri arsenali, ma li stanno ampliando dopo decenni di riduzioni ragionevoli, per quanto fin troppo lente. E, per la prima volta in decenni, i due principali antagonisti nucleari non sono vincolati da alcun trattato di controllo degli armamenti atomici. Altri paesi e territori, tra cui Giappone, Corea del Sud, Polonia, Arabia Saudita, Taiwan e Ucraina, hanno iniziato a discutere l’acquisizione di armi nucleari proprie, il che non farebbe che trasformare il mondo in una più vasta polveriera nucleare.

Un appello papale per un vertice d’emergenza volto a porre fine alle guerre in corso e a invertire la crescente dipendenza dalle armi nucleari e dalla logica bellica potrebbe offrire ai leader mondiali l’occasione di scegliere un nuovo corso d’azione e allontanarci dall’attuale corsa verso una guerra nucleare distruttiva per il pianeta. La esortiamo, Santità, a utilizzare la Sua autorità morale unica per convocare un simile incontro dei leader mondiali, compresi i capi di Stato delle tre principali potenze nucleari, affinché si incontrino e rispondano alle suppliche dell’umanità di condurre il nostro mondo in una direzione fondamentalmente diversa, prima che sia troppo tardi.”

Primi firmatari

Peter Kuznick, Docente di Storia e Direttore, Nuclear Studies Institute, American University, Washington, DC

Jack Gilroy, Pax Christi New York State Council; Veterans for Peace; Ban Killer Drones; International Peace Coalition dello Schiller Institute

Ivana Nicolic Hughes, Presidente, Nuclear Age Peace Foundation; Senior Lecturer in Discipline of Chemistry, Columbia University (New York)

Naledi Pandor, ex Ministra delle Relazioni Internazionali e della Cooperazione, Sudafrica (2019-2024)

S.E. Donald Ramotar, ex Presidente della Guyana, 2011-2015

Richard Falk, Professore Emerito di Diritto Internazionale, Princeton University; ex Relatore Speciale ONU sui Diritti Umani nei Territori Palestinesi; Vicepresidente, Nuclear Age Peace Foundation

Chandra Muzaffar, riformista e attivista islamico, Presidente dell’International Movement for a Just World (JUST); Coordinatore di SHAPE (Save Humanity and Planet Earth)

Kathy Kelly, Pax Christi Teacher of Peace 1998; Presidente del Consiglio, World Beyond War

David Swanson, Direttore Esecutivo di World Beyond War; autore di “War is Still a Lie”

Marjorie Cohn, Professoressa Emerita, Thomas Jefferson School of Law; Preside, People’s Academy of International Law

Bandy X. Lee, Presidente della World Mental Health Coalition; Co-fondatrice di Preventing Violence Now

James C. Cobey, Fondatore, Health Volunteers Overseas; Comitato Direttivo, Voices from the Holy Land; Membro, International Committee to Ban Landmines (ICBLM), insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1997

Dr. Mohammad A. Toor, Presidente del Consiglio di Amministrazione, Pakistani American Congress; Presidente, American Pakistani Physicians for Justice & Democracy; Presidente, American Muslim Alliance

Ann Wright, Colonnello dell’Esercito USA (in congedo) ed ex diplomatica statunitense, dimessasi nel marzo 2003 in opposizione alla guerra statunitense in Iraq. Membro di Veterans for Peace, World Beyond War, CODEPINK, Hawaii Peace and Justice

Susan Schnall, Presidente, Veterans for Peace (USA)

Norman Solomon, Direttore Nazionale di Roots Action; Autore

Martin Sheen, attore vincitore di Golden Globe ed Emmy; Pax Christi Teacher of the Year (1999)

Setsuko Thurlow, sopravvissuta alla bomba atomica di Hiroshima; insignita del Premio Nobel per la Pace; insignita dell’Ordine del Canada

Glenn Diesen, Professore, Università della Norvegia Sud-Orientale

Frida Stranne, Professoressa, esperta di politica estera, Svezia

Ray McGovern, Co-fondatore, Veteran Intelligence Professionals for Sanity

Helga Zepp-LaRouche, Fondatrice, Schiller Institute; Promotrice, International Peace Coalition

Tra i principali firmatari:

Gian Guido Folloni, ex ministro, ex direttore Avvenire

Liliana Gorini, Presidente Movisol Italia

Oliver Stone, regista di Hollywood vincitore del premio Oscar

Andrea Bartoli, Presidente, Fondazione Sant’Egidio