Il tasso di interesse di riferimento in Russia è del 14%, stabilito dalla politica di “controllo dell’inflazione” della banca centrale secondo i tipici dogmi monetaristi. Nonostante questo rappresenti un evidente ostacolo allo sviluppo, la governatrice della banca centrale Elvira Nabiullina ha recentemente difeso la propria politica, abbassando il tasso solo di un quarto di punto.
L’economista Sergey Glazyev si oppone da tempo alla politica della banca centrale e ha affrontato nuovamente l’argomento, in un articolo pubblicato sul suo canale Telegram il 30 luglio, mettendo in luce le lacune nel ragionamento della signora Nabiullina e indicando una politica alternativa. Secondo Glazyev, la Nabiullina si lascia fuorviare dai dati sulla disoccupazione e insiste sul fatto che l’espansione monetaria non si tradurrebbe in un aumento della produzione, ignorando che le capacità produttive sono al massimo utilizzate al cinquanta per cento.
“Non riconosce che, oltre alla forza lavoro, i fattori di produzione comprendono il capitale fisso, le risorse naturali e il progresso scientifico e tecnologico. Infatti, quest’ultimo è ormai da tempo il motore principale della crescita economica; stimolarlo aumenta la produttività del lavoro e aiuta a superare i vincoli legati alle risorse lavorative. La Banca Centrale sembra essere completamente all’oscuro della disoccupazione nascosta e del potenziale di spostamento della manodopera tra i settori”.
La signora Nabiulina ritiene, in linea con Marx, che il denaro sia una “merce di tipo speciale”; questa è l’ennesima manifestazione della mentalità arcaica della signora Nabiullina, che ha appreso la definizione marxista del denaro come “merce di tipo speciale”, mentre, invece, il denaro “serve principalmente come strumento per mobilitare risorse”.
“Aumentando il tasso per combattere l’inflazione, la Banca Centrale intrappola l’economia in un circolo vizioso: un tasso di riferimento più elevato limita i prestiti per gli investimenti, portando a un ampliamento del divario tecnologico e a un calo della competitività economica; tale calo viene infine compensato dalla svalutazione del rublo, che a sua volta innesca un nuovo ciclo di inflazione”. Inoltre, assecondando il dogma delle istituzioni finanziarie internazionali sulla libera circolazione transfrontaliera dei capitali, “la Banca Centrale non può abbassare il tasso di riferimento al di sotto delle aspettative di inflazione, poiché ciò provocherebbe una fuga dei capitali verso le valute estere”
Glazyev propone di superare questa situazione attraverso sette misure. “In primo luogo, è necessario bloccare le posizioni in valuta estera delle banche commerciali per impedire che il credito della Banca Centrale si riversi sul mercato dei cambi. In secondo luogo, la Banca Centrale deve ripristinare strumenti speciali di rifinanziamento destinati a sostenere i prestiti delle banche commerciali alle imprese industriali. È fondamentale che i tassi su questi strumenti non siano ancorati al tasso di riferimento. Inoltre, non dovrebbero superare la redditività dei mutuatari. È anche necessario tenere conto dello status prioritario di specifici settori di sviluppo economico. Attingendo all’esperienza globale dei paesi in via di sviluppo di successo, tali tassi dovrebbero oscillare tra lo 0,2% e il 6%, a seconda della finalità prevista dei prestiti. È attraverso questi canali che si muoverà il flusso primario di fondi per il finanziamento degli investimenti industriali, compresi i fondi reimmessi nell’economia reale dalla Banca Centrale. In terzo luogo, le istituzioni di sviluppo dovrebbero essere incluse tra gli enti creditizi ammissibili al rifinanziamento. In quinto luogo, alle banche commerciali di proprietà statale dovrebbero essere assegnati obiettivi specifici per aumentare il volume dei prestiti destinati agli investimenti industriali. In sesto luogo, la Banca di Russia dovrebbe cessare le operazioni sui depositi e le emissioni obbligazionarie, poiché tali pratiche immobilizzano le risorse creditizie. In settimo luogo, il rendimento dei titoli di Stato dovrebbe essere abbassato a un livello normale, coerente con la stabilità del sistema finanziario (non superiore al 4%). Parallelamente, sarebbe utile attuare molte altre misure delineate nel mio libro ‘Un balzo verso il futuro’, comprese quelle volte a stabilizzare il tasso di cambio del rublo”.
Per quanto riguarda il tasso di interesse di riferimento, esso dovrebbe applicarsi ai prestiti a breve termine (overnight) destinati a far fronte alle carenze di liquidità delle banche commerciali. È necessario interrompere il collegamento di tutti gli strumenti di incentivazione degli investimenti al tasso di riferimento.