Il sistema finanziario è entrato in una condizione limite, in cui le misure tradizionali non funzionano. Nonostante i riacquisti da parte del Tesoro, i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi sono aumentati, peggiorando i “fondamentali” delle finanze statunitensi e provocando onde d’urto in quello che è diventato un enorme mercato per le garanzie degli hedge fund. Bessent è stato persino rimproverato dal suo ex capo, Stanley Druckenmiller, che gli ha ricordato che quando le banche centrali scommettono contro i “mercati”, perdono sempre. Ironia della sorte, è esattamente ciò che lo stesso Bessent ha dimostrato nel 1992 quando, insieme a Druckenmiller e lavorando per George Soros, lanciò un attacco alla sterlina e alla lira, costringendo le due banche centrali alla resa.
Sebbene la strategia di riacquisti del Tesoro non stia producendo i risultati attesi, ma nel frattempo abbia accorciato la scadenza media del debito, la prossima mossa di Bessent, l’“Operazione Outcast” (colpire con sanzioni ogni paese che non interrompa immediatamente le relazioni commerciali con l’Iran) non sarà nemmeno possibile senza rovesciare la barca che Bessent sta cercando di salvare. Quando ha annunciato l’operazione, un giornalista gli ha chiesto: Perché non imporre le sanzioni oggi? Perché limitarsi a minacciare di imporle? Bessent ha risposto: “Beh, stiamo dando a tutti l’opportunità di correggere un comportamento scorretto. Perché dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?” In altre parole, Bessent minaccia una mossa sapendo che le sue conseguenze sarebbero catastrofiche per il dollaro statunitense. Non si tratta solo di un bluff; la cosa la dice lunga sul suo stato mentale: è uno stato di disperazione dovuto alla perdita di controllo su tutto, dalla politica estera a quella militare e finanziaria.
Le somiglianze con il periodo 2007-2008 sono sorprendenti: secondo le stesse parole di Mark Carney, il mercato può continuare a ignorare i fondamentali per molto tempo e, quando reagisce, è troppo tardi. Fino alla metà del 2007, i mercati hanno ignorato i fondamentali ben evidenti del mercato immobiliare, basati sulla qualità subprime dei mutui ipotecari; quando hanno smesso di ignorarli, era ormai troppo tardi. All’inizio di agosto di quell’anno, il mercato interbancario si era completamente congelato e la liquidità era scomparsa.
Allo stesso modo oggi, i “fondamentali” del mercato obbligazionario statunitense, così come quelli del mercato azionario, vengono palesemente ignorati. Da un lato, il debito statunitense di 40 mila miliardi e il deficit al 5,8% del PIL conducono a uno scenario in cui i rendimenti (servizio del debito) crescono più rapidamente del PIL (In realtà, crescono già più rapidamente della produzione manifatturiera, che misura l’economia reale). D’altro canto, indicatori come il CAPE dello S&P, che misura il rapporto tra i prezzi delle azioni e gli utili medi su dieci anni, è alto quanto lo era nel 1999, pochi mesi prima dello scoppio della bolla delle dot.com. Il mercato sta ignorando i fondamentali e sta valutando le azioni sulla base di utili che nessuno sa quando si concretizzeranno.
Quello che va concretizzandosi invece è il fantasma del 2007-2008, questa volta però in forma più grave, poiché il debito complessivo è aumentato e l’economia reale versa in cattive condizioni. Mentre gli economisti in Europa non discutono se sia in arrivo una recessione, ma quanto sarà grave, i dati statunitensi sulla produttività mostrano un peggioramento a lungo termine. La produttività nel settore manifatturiero è cresciuta a un tasso annualizzato dello 0,5% dal quarto trimestre del 2019 – superiore al ritmo anemico dello 0,1% del ciclo 2007–2019, ma comunque ben al di sotto della media a lungo termine del 2,1% registrata dal 1987.
Il settore manifatturiero ha perso circa 87.000 posti di lavoro nel corso del 2024 e ha continuato a ridurre l’occupazione fino al 2025, registrando perdite di posti di lavoro per altri otto mesi consecutivi fino alla fine del 2025, perdendo circa 323.000 posti di lavoro tra il picco di gennaio 2023 e il minimo di dicembre 2025. Ciò fa parte di un declino durato quattro decenni, da un picco di circa 19,5 milioni di lavoratori nel settore manifatturiero nel 1970 fino agli attuali circa 12,6 milioni.
Quando, all’inizio di agosto 2007, il mercato interbancario si bloccò, l’EIR scrisse:
“L’economia statunitense opera al di sotto del punto di pareggio da circa quattro decenni, poiché la produttività è crollata e i costi generali sono aumentati. Per coprire la differenza, ci siamo indebitati a un ritmo sempre più accelerato, creando enormi quantità di debito che non potranno mai essere ripagate. Ricorrendo a una combinazione di deregolamentazione, trucchi contabili e quella fantasia nota come mercati dei derivati, i banchieri hanno magicamente trasformato questo pozzo senza fondo di debito in una montagna di attivi, per poi contrarre ulteriori prestiti a fronte di essi, ricorrendo alla leva finanziaria e speculando fino a creare uno schema piramidale così vasto che le sue dimensioni sono quasi incomprensibili.”
All’epoca, invece di ascoltare Lyndon LaRouche, che raccomandava una riorganizzazione ordinata del sistema per mezzo di procedure fallimentari, i governi hanno salvato le banche di Wall Street con il denaro dei contribuenti e hanno sottoposto il sistema ormai moribondo a misure continue di accanimento terapeutico. Ora sta arrivando il conto da pagare e il pericolo è che la “classe Epstein” ci conduca ad una guerra globale.