L’Argentina nell’occhio del ciclone economico

Nello spazio di quattro giorni, il peso argentino è crollato del 25% (il 14% nel solo giorno del 30 agosto, mentre i titoli negoziati a Wall Street perdevano il 16%). Nel disperato tentativo di arginare il disastro, la banca centrale ha alzato i tassi all’incredibile 60%, venduto 1,1 miliardi di riserve in dollari e aumentato la riserva obbligatoria di cinque punti. Dall’inizio dell’anno la moneta argentina ha svalutato del 50% e dall’anno scorso del 100%.

I soloni di Wall Street e della City di Londra naturalmente parlano di “contagio turco”, di “cattiva comunicazione” da parte del Presidente Macri o di “tipico problema argentino”, la battuta preferita. Il fatto è che il “problema” argentino è sempre un problema per i finanzieri.

In realtà siamo di fronte all’ennesima vittima del sistema globale di speculazione e indebitamento finanziari, saccheggio economico e miseria umana di cui l’argentino Mauricio Macri è un rappresentante da sempre. Macri, infatti, ha trasformato l’Argentina in una bisca finanziaria, eliminando tutte le regole che frenavano la speculazione e invertendo il progresso sociale compiuto sotto i Kirchner (nella foto Christina Kirchner quando era Presidente).

Consideriamo la sequenza degli avvenimenti la scorsa settimana. Quando è accelerato il crollo della moneta il 29 agosto, Macri ha pronunciato un discorso televisivo di due minuti, senza offrire dettagli, annunciando di aver chiesto al Fondo Monetario Internazionale di accelerare il pagamento dei cinquanta miliardi di dollari del pacchetto triennale approvato solo il 20 giugno. Invece del 2021, Macri ha chiesto di ricevere i restanti 35 miliardi alla fine del 2019, non solo per far fronte alle scadenze di rimborso del debito ma anche perché nell’ottobre di quell’anno vi saranno le elezioni politiche.

L’annuncio è stato fatto senza che l’FMI avesse approvato alcun cambiamento e, invece di calmare i mercati, ha ottenuto l’effetto opposto. Tra le voci di rimpasto che si rincorrevano, Macri si è riunito in un seduta a oltranza con i collaboratori per stilare un programma di misure di austerità da annunciare il 3 settembre, cui dovrebbe far seguito la visita a Washington del Ministro del Tesoro Nicolas Dujovne, per mettere a punto la revisione del pacchetto di salvataggio. L’FMI ha già chiarito che la revisione vi sarà solo in cambio di un inasprimento delle misure di austerità: azzeramento del deficit per il 2019, riforma pensionistica, aumento delle tasse e un vero e proprio assalto alle imprese pubbliche e ai loro dipendenti. Tutto ciò nella consapevolezza dell’esplosione sociale che il tutto innescherà.

Torna lo spettro del dicembre 2001, quando anni di saccheggio del FMI culminarono in un collasso finanziario senza precedenti, nell’insolvenza, nella scarsità di cibo e nella povertà. Si teme una ripetizione di quel periodo traumatico e tumultuoso. Si sono già verificati episodi di saccheggio di supermercati nella provincia di Chubut (in Patagonia) e in quella di Mendoza (Nord-Ovest).