La missione italiana in Cina esplora le sinergie per la Nuova Via della Seta

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha guidato una delegazione in Cina alla fine di agosto, che ha incrociato quella successiva del sottosegretario al MISE Michele Geraci, il quale ha partecipato anche al FOCAC (il vertice Cina-Africa).

In un’intervista alla televisione cinese CGTN, Tria ha spiegato che “Italia e Cina hanno molte complementarietà e possono sviluppare sinergie negli investimenti infrastrutturali, nelle tecnologie, nell’alimentare e nell’aerospaziale. L’Italia è la seconda economia manifatturiera d’Europa e la settima nel mondo. La Cina sta rapidamente sviluppando un’industria e una tecnologia di alta qualità. Possiamo combinare queste tecnologie e operare assieme in Cina, Italia e Paesi terzi”.

I Paesi africani dovrebbero essere il primo obiettivo di questa cooperazione, ha sottolineato Geraci in un’intervista per formiche.net. Gli investimenti cinesi in Africa “hanno un ritorno per noi italiani perché innanzitutto contribuiscono a stabilizzare i Paesi dove sono presenti anche le nostre aziende. Inoltre, io credo sia il dovere di un Paese avanzato come il nostro non tanto accogliere chi fugge dal continente africano, quanto fare in modo che gli africani decidano di non abbandonare le proprie terre. È l’unica soluzione win-win per tutti. Per riuscirci serve prima stabilizzare l’economia e la situazione politica dei Paesi di origine. La Cina ha i capitali per dare questo input iniziale. Noi dobbiamo favorire questo processo. Altrimenti non faremo altro che agevolare la fuga di cervelli dall’Africa e creare ulteriori gap di sviluppo per decenni a venire”.

Al vertice Cina-Africa, Geraci ha incontrato i leader egiziani ed etiopici e, durante la sua permanenza a Shanghai e Pechino, numerose imprese e funzionari cinesi per discutere di cooperazione in diversi settori, dalla green economy ai veicoli elettrici, l’e-commerce, le infrastrutture, le ferrovie, le linee aeree, le costruzioni, l’acciaio, le banche e i fondi di investimento. Geraci ha anche esplorato la possibilità di un ingresso di Air China in Alitalia per rilanciare la compagnia di bandiera italiana.

Alitalia offrirebbe ai cinesi la possibilità di costruire un hub per la proiezione in Europa, in Africa Settentrionale e in America Latina, ha spiegato Geraci. Infatti, già nel 2011 la Cina aveva mostrato interesse a costruire un aeroporto intercontinentale al centro della Sicilia, che avesse proprio quella funzione, collegato ai porti che i cinesi avevano già cominciato ad ammodernare (nel caso di Augusta) e al sistema dell’alta velocità ferroviaria italiana. A tal proposito, Pechino si era dichiarata disposta anche a partecipare al finanziamento del ponte sullo Stretto di Messina. Il progetto fallì per l’intervento di Hillary Clinton e per l’arrivo di Mario Monti al governo, che interruppe i contatti e cancellò il progetto del Ponte, per cui erano già iniziati i lavori.
Tornando a Tria, il Ministro dell’Economia ha incontrato la sua controparte Liu Kun, il banchiere centrale Yi Gang e l’A.D. di Bank of China Liu Lian Ge. Nell’intervista a CGTN, Tria ha liquidato come “fake news” le voci che vorrebbero Roma in cerca di acquirenti dei suoi titoli di stato. Tuttavia, ha affermato: “Gli investitori domestici e stranieri possono decidere se investire nel nostro debito pubblico. Finora, coloro che lo hanno fatto hanno ottenuto una buona rendita”. La Banca d’Italia ha annunciato che costituirà delle riserve nella valuta cinese, il renminbi.

A conclusione dell’intervista, Tria ha rivelato che “quarant’anni fa ero a Pechino. Venni come giovane studente dell’Università di Roma ed ero molto interessato a studiare l’economia cinese. Ho assistito all’avvio delle riforme economiche nel 1978-79. Oggi posso ammirare sia emozionalmente che intellettualmente, guardando al progresso compiuto dalla Cina da un punto di vista economico ma anche mantenendo la stabilità sociale in un Paese grande come un continente, e penso di essere ottimista per il futuro”.

“L’Italia e la Cina condividono migliaia di anni di civiltà. Guardare indietro alla storia è la base per l’innovazione e per costruire il futuro. E io dico sempre che gli italiani e i cinesi possono parlare del passato e del futuro allo stesso tempo”.