Una coalizione di forze che include la Commissione Europea, impopolari governi, la City di Londra, neocon americani e l’immancabile quinta colonna domestica ha lanciato un tentativo di sabotare la visita del Presidente cinese Xi Jinping in Italia il 22-23 marzo. Il tentativo si è focalizzato sul testo del Memorandum d’Intesa che dovrebbe essere pronto per l’occasione, un protocollo di amicizia e cooperazione dei due Paesi contenente l’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta).

Nel mirino è anche Michele Geraci (a sinistra nella foto), il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico che, come i nostri lettori sanno, è il vero architetto della nuova politica italiana verso la Cina. L’offensiva non lesina l’uso di notizie distorte e addirittura false per tentare di screditare l’Italia agli occhi dell’alleato americano, giungendo persino a paventare l’uscita dell’Italia dalla NATO.

Particolarmente rivelatrice è la notizia, pubblicata dal direttore di Start Magazine Michele Arnese, secondo il quale una frase contenuta nella bozza del Memorandum, “Comunità di destino condiviso dell’umanità” sarebbe considerata quasi un casus belli dall’ambasciata americana a Roma. Se confermato, il fatto rasenta il ridicolo. Altrettanto dubbioso è il contenuto della bozza fatto trapelare da Euractiv, un organo di propaganda della Commissione Europea, con l’ovvio intento di sabotarla. Accanto a passaggi credibili, nei quali si parla di cooperazione nello sviluppo di “strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia e telecomunicazioni” nella cornice della BRI, esso sostiene che il testo sarebbe stato stilato “dallo stato cinese ma il governo italiano non ha apportato alcun cambiamento”.

Il vertice del ridicolo è stato toccato da La Stampa, giornale da tempo nel gruppo del finanziere Carlo De Benedetti. Il 9 marzo, il quotidiano torinese ha pubblicato un’intervista a due funzionari anonimi della Casa Bianca, che hanno accusato l’Italia di sganciarsi dall’alleanza con gli Stati Uniti, aprire alla Cina le porte dell’influenza geopolitica sull’Europa, di minarne la sicurezza tramite gli accordi con Huawei e di cadere nella “trappola del debito”. I due anonimi funzionari hanno bellamente sostenuto che la Belt and Road Initiative starebbe fallendo e l’articolo sostiene che il Memorandum conterrebbe la condivisione del modello socialista cinese.

L’articolo era stato preceduto da dichiarazioni rilasciate al Financial Times da Garrett Marquis, funzionario del National Security Council e fedelissimo di John Bolton, che aveva fatto una non troppo velata minaccia: “Consideriamo la BRI un’iniziativa ‘fatta dalla Cina per la Cina’. Siamo scettici sul fatto che l’adesione del governo italiano arrecherà qualche beneficio economico al popolo italiano e potrebbe rovinare la reputazione globale dell’Italia a lungo termine”.

Queste affermazioni, rilanciate dalla Reuters, sono state riprese da tutta la stampa mondiale assieme alla puntuale dichiarazione della Commissione Europea sullo stesso tono. Puntualmente, sono fioccati gli inviti a non firmare alcun protocollo da parte dei soliti noti: Romano Prodi, Enrico Letta, ecc. Alla fine è spuntata anche la quinta colonna nel governo: il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi, un transfugo da Forza Italia nella Lega che nella vita ha fatto il banchiere d’affari a Londra, alla Barclays. Stando alla biografia ufficiale, Picchi è tuttora in aspettativa presso la banca che vanta il secondo fardello di titoli tossici al mondo dopo Deutsche Bank, fardello che egli sicuramente avrà contribuito ad accumulare.

Sia Geraci sia Conte hanno risposto alla campagna ostile rassicurando gli alleati che il testo del Memorandum, che potrebbe essere firmato durante la visita di Xi o anche più tardi, quando Conte si recherà a Pechino per il secondo Forum della Via della Seta a fine aprile, non contiene proposte che possano minare la solida collocazione occidentale dell’Italia. Il 10 marzo Geraci ha scritto su facebook.com: “Gli alleati americani saranno positivamente sorpresi dopo aver letto il Memorandum of Understanding: l’obiettivo dell’accordo infatti è quello di portare la Cina verso gli standard commerciali occidentali”.

Il giorno prima, aveva ironizzato da Genova: “Se c’è qualcuno che è caduto nella trappola del debito sono gli Stati Uniti, con un trilione di debito pubblico nelle mani della Cina”.