Lyndon LaRouche sul credito pubblico

Nel corso di una conferenza a New York il 13 ottobre, Will Wertz ha ricordato le quattro leggi cardinali di LaRouche, prima tra tutte la legge Glass-Steagall, e il credito pubblico. Pubblichiamo uno stralcio del suo intervento, che risponde anche al dibattito in corso in Italia sui conti pubblici e sul reddito di cittadinanza, piuttosto che la creazione di posti di lavoro qualificati:

“È precisamente questo punto, l’oggetto della seconda legge cardinale formulata da Lyndon LaRouche, che manca nell’attuale discussione e che deve – deve – essere adottato, se vogliamo uscire da questa crisi.

Lyndon LaRouche ne ha parlato ripetutamente negli ultimi decenni, chiedendo specificamente che il Tesoro americano prendesse il controllo della Federal Reserve e del Sistema della Riserva Federale, per emettere credito destinato agli investimenti produttivi negli Stati Uniti, e anche ai finanziamenti delle esportazioni, che sono di particolare importanza nei termini della questione dell’estensione del credito, parte della Nuova Bretton Woods, il sistema echeggiante gli accordi di Bretton Woods del 1944.

Nel 1980 LaRouche scrisse un pamphlet dal titolo “Perché il credito può essere aumentato notevolmente senza creare inflazione”. Vi leggerò uno stralcio, poiché penso renda lampante quello che andrebbe fatto oggi.

Nel secondo capitolo intitolato “La creazione del credito”, LaRouche propose di generare credito fiat nella forma di cartamoneta emessa da una banca nazionale… Le nuove banconote non dovranno essere emesse a copertura dei deficit del governo federale, ma in conto capitale. La nuova emissione dovrebbe essere posta in circolazione attraverso opportuni canali bancari, quale la partecipazione nei prestiti emessi in favore della produzione di materie prime e dei capitali produttivi, attraverso banche private locali al servizio dei prestatori ultimi.
La quantità di credito fiat posto in circolazione tramite tali canali sarebbe regolata in base alle seguenti considerazioni. Sarebbe limitato dalla richiesta di prestiti sulla base di una capacità produttiva tangibile, di miglioramenti tecnologici, di richieste sul capitale operativo, e della domanda di tali impieghi di credito tra i prestatori affidabili. Qualunque incremento del nuovo credito fiat emesso tramite tali canali sarebbe supplementare al capitale delle banche private compartecipanti nel prestito. Il credito fiat, pertanto, non sarebbe posto in circolazione se non in corrispondenza di un verificato incremento di nuovi prodotti, di ricchezza tangibile, ecc. che fornissero sicurezza a questa emissione creditizia…
Il credito fiat governativo dovrebbe essere emesso, tranne che in circostanze di emergenza nazionale come quelle di una guerra, solo nella forma delle banconote prestate in conto capitale, o a favore di imprese economiche dei governi (investimenti statali creatori di ricchezza), o tramite banche private compartecipanti in questo credito di medio o di lungo termine alla produzione di materie prime, alla esportazione o nella formazione di capitale operativo nella produzione”.

Nel 1982 Lyndon LaRouche propose una Legge per la Nazionalizzazione della Federal Reserve. Questa proposta di legge spiegava esattamente come il Ministero del Tesoro potesse prendere il controllo della Riserva Federale ed emettere successivamente il credito fiat tramite il sistema bancario degli Stati Uniti. Le banche, a loro volta, avrebbero costituito parte dei prestiti al fine di poter usare il credito esteso dal governo federale.

Il concetto di “conto capitale” è cruciale. In altre parole, non stiamo parlando di spesa a deficit, ma di emissione di banconote specificamente destinate agli investimenti produttivi. A più riprese Lyndon LaRouche ha anche specificato il genere di investimenti produttivi che dovrebbero avere accesso a tale credito. Se si investe in modo produttivo nelle infrastrutture, nelle centrali nucleari, nelle reti idriche, allora si crea vera ricchezza all’interno dell’economia, utile a ripagare il credito emesso. Nello specifico, se si parte con la costruzione di una rete nazionale di trasporti di massa, magari con treni a levitazione magnetica, allora si prevede che si dovrà ricorrere a contratti nell’indotto che richiederanno infine la produzione di acciaio. Ciò significa che molte persone saranno assunte in occupazione ad alti salari e ad alte qualità e specializzazione.

Lo scopo, in altre parole, dovrebbe superare il mero ritorno a casa di fabbriche di automobili. Si dovrebbe usare le macchine utensili e i robot per produrre trattori da esportare in Africa, per esempio. Oppure per costruire treni a levitazione magnetica. C’è una vasta gamma di prodotti che possono essere costruiti con questo processo. L’idea espressa da Lyndon LaRouche nel 1992 – forse il credito oggi desiderato supera quello proposto allora – fu di emettere mille miliardi di dollari all’anno diretti a tali investimenti. Ciò, sostenne LaRouche, avrebbe creato sei milioni di posti di lavoro, in posti di lavoro qualificati: produzione, manifattura, sviluppo infrastrutturale.

Questo non è soltanto un bisogno (per esempio infrastrutturale) degli Stati Uniti, in quanto questi crediti potrebbero essere resi disponibili alle esportazioni, cioè per la produzione domestica di beni capitali e la loro esportazione nei Paesi del Terzo Mondo. Questa sarebbe la base della cooperazione tra Stati Uniti e Russia, e Cina, e India, e altre nazioni, tutte concordi su una Nuova Bretton Woods, i cui accordi sottoscritti sarebbero nei termini delle estensioni di credito, per il finanziamento congiunto di progetti in giro per il mondo. Questa fu la visione di Franklin D. Roosevelt per il periodo successivo alla guerra. Questo avrebbe garantito e garantirebbe più posti di lavoro, negli Stati Uniti. Finché si assicura che questi investimenti siano in settori economici produttivi, e non nei casinò o in altri settori improduttivi, allora si sta gettando la base della capacità di ripagare il credito esteso – sia dalla nazione che sta importando da noi (poiché essa avrà di conseguenza un’economia più produttiva e dunque più solvente) sia della nostra nazione (poiché la produttività della forza di lavoro sarà pure accresciuta e, con essa, la base fiscale imponibile).