La Torino-Lione va costruita, quale futuro corridoio della Nuova Via della Seta

Noi sottoscritti, membri di Solidarité et Progrès e MoviSol, consideriamo indispensabile la costruzione della tratta ferroviaria Lione-Torino quale corridoio di rilevanza mediterranea, europea e mondiale. La galleria di 57,5 km sotto le Alpi, i cui accessi sono sui territori francese e italiano è un esempio di progetto di mutuo sviluppo (win-win).

Per noi sono determinanti i seguenti punti:

1) A fronte del traffico ferroviario attuale il dibattito in corso è senz’altro motivato. Nella prospettiva di sviluppo dello spazio mediterraneo, tuttavia, il progetto della TAV è indispensabile, nell’ambito della Nuova Via della Seta. Da una parte, la durata media dei percorsi su ferro tra Cina ed Europa è attualmente di due settimane, contro i quarantacinque giorni per mare. Dall’altra, la nuova galleria sotto le Alpi farà risparmiare ai treni provenienti dall’Asia almeno 1500 km.

2) Al momento dell’entrata in funzione della galleria, prevista per il 2030, gli scambi commerciali con la Cina e con l’Europa Centrale saranno aumentati considerevolmente, per via degli investimenti cinesi e della crescita della domanda di prodotti lungo l’intera Nuova Via della Seta. Il corridoio mediterraneo è dunque qualcosa di più di una ragionevole scommessa sul futuro: è un giustificato anticipo sullo sviluppo futuro dello spazio eurasiatico.

3) Tra la Francia e l’Italia le merci vengono scambiate per il 90% su gomma, con tutti i noti problemi di inquinamento e di imbottigliamento, mentre la tratta Torino-Lione dovrebbe consentire il superamento della soglia del 40% delle merci trasportate su ferro (equivalente a un milione di camion, ogni anno). In quanto ai passeggeri, ogni anno 500 mila viaggiatori potrebbero lasciare l’aereo per preferire il treno.

4) Il progetto si dimostra la soluzione più rispettosa dell’ambiente all’interno di un mutuo sviluppo economico, anche in considerazione del fatto che l’attuale passaggio attraverso il Moncenisio è inadatto alle moderne esigenze della logistica, soprattutto nella prospettiva dello sviluppo futuro.

5) Al momento sono stati già scavati 10 km di galleria, oltre a una ventina di km di galleria esplorative. All’attuale stadio di avanzamento del progetto, il costo della sua interruzione sarebbe considerevole, poiché dovrebbero essere versate penali alle imprese contraenti e rimborsate somme già impegnate.

6) I finanziamenti previsti, suddivisi in 40% dall’Unione Europea, 35% dall’Italia e 25% dalla Francia, sembrerebbero appunto ripartiti in modo equilibrato, anche se si potrebbe pensare di ridurre la quota italiana.

Rinunciare all’opera sarebbe al contempo un errore economico e una manchevolezza di carattere politico, mettendo fuori gioco l’Europa Mediterranea. Francia e Italia, al contrario, potranno trovarsi integrate alla penisola iberica grazie a questa tratta tra Lione e Torino all’interno del nuovo paradigma di mutuo sviluppo economico mondiale, che è il solo fattore di pacificazione del mondo e di sostentamento delle generazioni future.

A coloro che parlano di “progetto faraonico”, ricordiamo che la Svizzera ha eseguito, dopo un’approvazione referendaria, un traforo ferroviario, quello del San Gottardo, di analoga lunghezza: 57 km. Quanto all’opposizione del Movimento Cinque Stelle e del ministro Toninelli a questo progetto, ed altri progetti infrastrutturali importanti quali il terzo valico tra Genova e Milano, si tratta di un grave errore, così come è un grave errore rifarsi al liberismo dei “costi-benefici” che ha mandato in rovina la nostra economia.

Saremmo forse incapaci, noi italiani e francesi assieme, di fare quel che gli svizzeri hanno fatto da soli? Immaginiamo il Mediterraneo del futuro, con i suoi porti di Marsiglia, Genova, Barcellona, Valencia e Tangeri: potranno ritrovare un proprio ruolo storico nel mondo! Occorre naturalmente affidare il progetto a guide migliori, consapevoli del livello di integrazione economica possibile, e degli aspetti giuridici e finanziari che permettano di accelerarlo. Siamo ottimisti, ma sappiamo che il mondo non attenderà a lungo.

Jacques Cheminade e Liliana Gorini, presidente di MoviSol (foto)