Il vertice Trump-Putin spaventa a ragione le élite transatlantiche

Il potenziale dell’atteso vertice tra Trump e Putin per far avanzare il “nuovo paradigma” è stato uno dei temi di fondo della conferenza dello Schiller Institute tenutasi il 30 giugno e il 1 luglio nei pressi di Francoforte. Nel dare il via ai lavori, la presidente dell’istituto Helga Zepp-LaRouche ha osservato che chiunque abbia a cuore la pace e lo sviluppo del mondo si augura un miglioramento dei rapporti tra le due potenze nucleari; non così l’establishment neoliberista, i cui rappresentanti descrivono il vertice come uno “sviluppo apocalittico”.

Il panico è particolarmente palpabile negli ambienti della geopolitica britannica. Mentre sostengono che la presidenza Trump rappresenti una minaccia all’Alleanza Nordatlantica e alla sicurezza dell’Occidente in genere, essi temono in realtà la fine di quella truffa chiamata “Rapporto Speciale Anglo-Americano” che per decenni, durante la Guerra Fredda, è stato celebrato come il bastione che proteggeva il “mondo libero” dal comunismo e in seguito è stato la forza trainante di una serie di cambiamenti di regime e di guerre per procura sotto le presidenze di George W. Bush e Barack Obama. In queste guerre, l’intelligence britannico ha spesso presentato “prove” di minacce che richiedevano l’azione militare da parte di forze americane, britanniche e francesi (vedi Iraq, Libia e Siria).

Donald Trump ha ripetutamente dichiarato che gli Stati Uniti non avrebbero più appoggiato quella politica e avrebbe lavorato con Vladimir Putin e con il Presidente cinese Xi per costruire alleanze cooperative. Questo è il principale motivo della caccia alle streghe senza precedenti lanciata contro di lui dalla fazione dell’impero britannico, ovvero il “deep state” negli Stati Uniti. Finalmente, dopo il riuscito vertice con il leader nordcoreano Kim Jong-un a Singapore, Trump ha preso la decisione di incontrare Putin il 16 luglio, dopo aver partecipato al vertice della NATO e compiuto una visita a Londra.

L’annuncio ha scatenato l’ira di Dio. Il Times, per esempio, ha dichiarato l’8 luglio che i leader della NATO temono “un assalto di Trump all’alleanza transatlantica”. Ancora più agitazione traspariva da un editoriale di Simon Tisdall lo stesso giorno sul Guardian, che si chiedeva: “Gli Stati Uniti sono un amico o un nemico?”. Trump, secondo Tisdall, “mette in dubbio lo scopo della NATO” e “tratta i vecchi amici peggio dei nemici”, come dimostrerebbe l’atteggiamento sprezzante nei confronti del Premier britannico May e della Cancelliera tedesca Merkel (ignorando che entrambe sono molto impopolari a casa, e la May è in bilico dopo le dimissioni di due ministri, tra cui l’antirusso Johnson).

Tisdall sostiene anche che Trump probabilmente si esibirà in “altre smodate adulazioni di un leader autocratico che esercita su di lui una presa misteriosa”.

L’ex Ministro della Difesa britannico Sir Malcom Rifkind, invece, teme che “Trump rafforzerà il Cremlino”.

Il 26 maggio, il LaRouchePAC ha pubblicato un promemoria per il Presidente Trump intitolato “È ora di porre fine al rapporto speciale: togli il segreto a tutti i documenti prodotti dai britannici che riguardano la tua campagna elettorale del 2016”. Data la credibilità di cui gode il LPAC presso alcuni personaggi vicini al Presidente, è probabile che in ambienti londinesi scoppi un’isteria incontrollata.