Dichiarazione del Movimiento LaRouche España, 2 ottobre 2017

Dieci anni fa, imbottito di derivati finanziari e altri titoli tossici, privi di qualunque valore intrinseco, il sistema finanziario mondiale fece un tonfo, trascinando con sé l’economia fisica del mondo. Le misure di austerità e l’emissione di moneta fiat in tutta la regione finanziaria transatlantica da parte delle banche centrali con l’avallo del FMI hanno lasciato le nazioni e le società di tale regione senza un futuro. La Spagna, assieme ad altre nazioni europee, è stata una tra le tante vittime dello tsunami di disintegrazione fisico-economica, i cui riflessi sono evidenti negli alti tassi di disoccupazione giovanile e di povertà generale, oltreché nel brusco calo degli stipendi. Tutto ciò è piaciuto al Fondo Monetario Internazionale, alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea: il diktat della Troika è stato eseguito.

Quattro anni fa, tuttavia, un barlume di speranza è giunto dall’Oriente, in particolare da Astana, capitale del Kazakistan, laddove il Presidente cinese Xi Jinping annunciò la creazione di una cintura economica in grado di collegare le nazioni dell’Asia: inizialmente chiamata Nuova Via della Seta, fu da lui ribattezzata, estendendone la concezione, in ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative). Questo gigantesco progetto di rinascita industriale e di sviluppo di nuove infrastrutture intercontinentali, espressione delle più avanzate tecnologie, si fonda sul principio umanistico del mutuo sviluppo tra gli Stati nazionali sovrani, ovvero sulla forma agapica dell’amore per gli altri, il principio di armonizzazione condiviso dal Confucianesimo e dal Cristianesimo in dialogo con la tradizione platonica. Tale nuova architettura dei rapporti internazionali, con l’iniziativa cinese quale pietra d’angolo, è ispirata da una campagna internazionale condotta da oltre 25 anni dallo statista Lyndon LaRouche e da sua moglie, Helga Zepp-LaRouche, per la creazione di una Ponte Terrestre Mondiale capace di dar vita ad una serie di corridoi infrastrutturali di sviluppo economico e di integrazione di tutti i popoli del pianeta, e di migliorarne le condizioni di vita sconfiggendo la povertà. Questo obiettivo è incluso nel piano nazionale cinese, che a oggi ha sottratto 700 milioni di persone alla povertà e mira a sradicare questa piaga entro il 2020.

Ma torniamo alla Spagna. Quale ruolo può assumere in questo progetto? Nei suoi momenti storici migliori la Spagna funse da ponte per diffondere le idee umanistiche presso differenti civiltà. Durante il Medioevo fu una culla di progresso scientifico, tecnologico e culturale, producendo pensatori come Raimondo Lullo, Alfonso X il Saggio, Al-Farabi, tutti promotori platonici dell’immagine dell’Uomo come essere creativo in azione nell’universo fisico. Lullo e Alfonso X tradussero opere platoniche dall’arabo, dal latino e da lingue volgari come il castigliano e il catalano, e ispirarono direttamente persone che contribuirono al Rinascimento dell’Europa: parliamo di Dante Alighieri e Niccolò Cusano. Nel corso della storia influenzarono personalità come Gottfried W. Leibniz, il fondatore della scienza dell’economia fisica.

Verso la fine del Quattrocento la Spagna favorì il compimento delle ultime volontà di Niccolò Cusano (1401-1464): la creazione di uno stato nazionale repubblicano lontano dalla corruzione oligarchica dell’Europa, capace di favorire la potenza creativa dell’Uomo e sottrarre l’umanità all’epoca buia durata oltre un secolo. Partecipe di tale progetto, la Spagna aprì la strada alla scoperta delle Americhe. Contribuì anche alla creazione della repubblica americana, le cui Dichiarazione di Indipendenza e Costituzione Federale sono fondate sui principii rinascimentali elaborati da Cusano e, più tardi, Leibniz.

Nei suoi momenti storici di grandezza, come attesta l’eredità della Scuola di Traduzione di Toledo, la Spagna è sempre stata un ponte di unificazione delle differenti culture, come fu la terra nella quale poté prosperare, anche se per poco tempo, il vero ecumenismo tra le tre grandi religioni monoteistiche.

Oggi, nel XXI secolo, la Spagna può assumere ancora una volta il ruolo di ponte tra Asia, Africa e Americhe. Quest’anno il governo spagnolo ha compiuto i primi passi in favore dell’adesione al paradigma che la Cina offre, tramite la Nuova Via della Seta.

Il dibattito nazionale spagnolo dovrebbe essere su una secessione ben differente da quella catalana, che è utile soltanto al Grande Gioco geopolitico della City di Londra e di Wall Street: la Spagna intera dovrebbe separarsi dal sistema genocida e in bancarotta dell’Unione Europea, quello della Troika, che è espressione in Europa del sistema monetario fallito e fondato su misure di austerità, che ha già colpito milioni di giovani spagnoli, privandoli del futuro. È una Spagna unita a dover dichiarare la propria indipendenza e a reclamare la propria sovranità nazionale, e finalmente a entrare nella Nuova Via della Seta.

Il momento è gravido.

Spagnoli, non lasciatevi spazzar via dal pessimismo indotto dall’Impero Britannico, l’ideatore dell’attuale sistema finanziario in bancarotta. Lasciatevi ispirare da Lullo, da Alfonso X, da Carlo III, da Bernardo Ward, da Al-Farabi, da Goya, da Campones e, naturalmente, da Miguel de Cervantes Saavedra. Abbiamo eccellenti pensatori che hanno dimostrato che la Spagna può contribuire all’elevazione dell’umanità al proprio potenziale creativo.

Spagnoli, dichiariamo uniti nella nostra indipendenza, quale stato nazionale sovrano, dall’austerità imposta dall’Unione Europea e entriamo nella Nuova Via della Seta per rilanciare l’economia fisica della Spagna e offrire al popolo spagnolo tutto, e in particolare alla sua gioventù, uno scopo, la creazione di un futuro migliore tramite occupazioni più qualificate e produttive capaci di innalzare la produttività economica pro capite e per chilometro quadrato.

Nel corso della storia abbiamo costruito ponti culturali, abbiamo promosso l’integrazione delle civiltà portando in primo piano il meglio di tutte. È il momento di compiere i giusti passi e di tornare a essere quel ponte che è la nostra più genuina identità.

Un intervento a caldo su Radio Rai 1