A seguito della pubblicazione degli “Epstein files”, sulla degenerazione della cerchia di ricchi e potenti personaggi dell’establishment britannico associati al finanziere pedofilo americano, cresce la pressione sul primo ministro Keir Starmer affinché si dimetta. Epstein è, in realtà, una figura minore nel mega-scandalo della corruzione generale della City di Londra, ma le storie degli abusi su ragazze minorenni e del loro traffico verso i suoi ricchi e influenti soci sono viste come il sintomo di un profondo collasso morale. Man mano che gli orrori vengono alla luce, comincia ad emergere anche l’intento dietro il ricatto sessuale, ovvero preservare il potere di un impero in declino.
Epstein iniziò la carriera lavorando con personaggi della criminalità organizzata, nel traffico di droga e armi, nel riciclaggio di denaro e gestendo piramidi finanziarie, anche con la famigerata famiglia Maxwell, per conto degli organismi di intelligence del Regno Unito, degli Stati Uniti e di Israele. È stato un ingranaggio nella trasformazione finanziaria globale dopo la morte del presidente Kennedy, in cui si è passati dall’economia fisica alla “finanza innovativa”, promuovendo privatizzazioni, deregolamentazioni e il “libero scambio”, che hanno reso le nazioni sottomesse al centro finanziario della City di Londra, pena gli interventi militari degli Stati Uniti e della NATO.
Negli ultimi anni di vita, Epstein era diventato un mediatore per le aziende tecnologiche e di intelligenza artificiale (IA) incorporate nel complesso militare-industriale. In particolare, ha collaborato con Ehud Barak, ex primo ministro di Israele, allo sviluppo di strumenti di sorveglianza ad alta tecnologia e ha investito in un fondo con Peter Thiel, la cui impresa Palantir fornisce tecnologia letale – come quella utilizzata dall’IDF a Gaza – e per la raccolta di dati e di sorveglianza.
Quest’ultima tecnologia è stata venduta al governo britannico grazie a Lord Peter Mandelson (foto), alleato di lunga data di Tony Blair. Mandelson ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione del “New Labour” come veicolo per Blair. Successivamente, Mandelson ha coordinato, con Morgan McSweeney, fino a ieri capo di gabinetto di Starmer, una campagna diffamatoria durata sei anni contro l’ex leader laburista Jeremy Corbyn, bollato di “antisemitismo”, a causa della sua opposizione alla brutale e illegale occupazione della Palestina da parte del governo di Netanyahu. Sia Mandelson che McSweeney si sono dimessi la scorsa settimana per aver nascosto il coinvolgimento con Epstein.
L’opinione pubblica è scossa dalla vicenda che ha travolto Mandelson e McSweeney. Ci sono richieste di dimissioni di Starmer e alla Camera dei Comuni Corbyn ha chiesto al governo di annullare il contratto con Palantir. Ha chiesto se il governo comprenda “la profondità della rabbia e dei sentimenti in tutto il Paese quando la gente legge e sente parlare di Palantir, del modo in cui si è insinuata nei contratti governativi e nel servizio sanitario nazionale e del suo comportamento a nome delle forze di difesa israeliane nella distruzione di Gaza e di altri luoghi utilizzando la tecnologia dell’intelligenza artificiale? Vogliamo davvero avere a che fare con un’azienda del genere?”
Ora i riflettori sono puntati su Blair, a causa dei rapporti con il miliardario proprietario di Oracle, Larry Ellison, anch’egli coinvolto nel caso Epstein. Ellison ha contribuito con 350 milioni di sterline alla Tony Blair Initiative for Global Change, che si occupa della “governance” dei paesi emergenti in Africa. Ellison è un finanziatore del movimento estremista dei coloni in Israele, che promuove il trasferimento dei palestinesi dai territori occupati per “ripulire etnicamente” il territorio e consentire l’espansione degli insediamenti.