Con l’operazione militare con cui l’amministrazione Trump ha rapito e arrestato il presidente venezuelano Nicolás Maduro il 3 gennaio, il processo di demolizione del diritto internazionale è entrato in una nuova e pericolosa fase. A prescindere da ciò che si possa pensare della legittimità e delle politiche della presidenza Maduro, si è compiuta una chiara violazione del principio di sovranità nazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
Dopo il raid notturno, Trump ha dichiarato sfacciatamente: “governeremo il Paese” per un certo periodo di tempo. Sebbene l’argomento del narcotraffico e del terrorismo sia stato utilizzato per giustificare il brutale intervento in Venezuela e per processare Maduro e sua moglie in un tribunale di New York, si tratta di un pretesto. Trump ha infatti dichiarato nella sua conferenza stampa che l’industria petrolifera venezuelana verrà sequestrata e le sue risorse sfruttate dalle aziende statunitensi. Lui e altri membri dell’amministrazione hanno apertamente minacciato operazioni simili contro la Colombia, Cuba e persino il Messico. E hanno avvertito che gli “avversari stranieri”, ovvero Cina e Russia, sarebbero stati esclusi dalla regione, in linea con la nuova strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump, secondo cui l’“emisfero occidentale” è zona di influenza esclusiva degli Stati Uniti.
In mezzo a questo tumulto, non bisogna perdere di vista il quadro strategico più ampio. Mentre si compivano progressi nei colloqui per porre fine al conflitto in Ucraina, il 29 dicembre è stato lanciato un massiccio attacco con droni contro una residenza del presidente Putin a Novgorod, un attacco che poteva essere compiuto solo da enti occidentali/NATO o con il loro aiuto. Sebbene gli ucraini abbiano negato il loro coinvolgimento, la CIA ha successivamente affermato che i droni avevano preso di mira un’installazione militare vicino alla residenza presidenziale, spingendo i russi a trasmettere i dati di volo a Washington come prova. Questo incidente, che avrebbe potuto innescare una significativa escalation, è stato poi oscurato dall’azione militare in Venezuela. Ma l’allerta rimane.
La Cina ha mantenuto la propria tradizionale riservatezza nel rispondere alla Strategia di Sicurezza Nazionale, ma ha chiarito che non accetterà alcuna interferenza a Taiwan. I neoconservatori anglo-americani, tuttavia, stanno tentando incautamente di costruire un’aggressiva alleanza anti-cinese nel Pacifico.
Nell’Asia sud-occidentale, il primo ministro israeliano Netanyahu ha incontrato Trump alla fine dell’anno per cercare di convincerlo ad attaccare l’Iran, o almeno ad autorizzare Israele a farlo. Da notare che, nell’euforia per il “successo” di Caracas, i membri dell’amministrazione Trump hanno avvertito che l’Iran, e forse anche Hezbollah e Hamas, potrebbero essere i prossimi. Netanyahu ha anche cercato ulteriore sostegno per gli eccidi che continuano a Gaza e in Cisgiordania, dove le consegne di aiuti umanitari vengono ancora sabotate e si tenta di escludere le agenzie delle Nazioni Unite.
I recenti avvenimenti indicano chiaramente la necessità di una nuova architettura internazionale di sicurezza e sviluppo, come proposto dallo Schiller Institute, che tenga conto degli interessi di ogni nazione, partendo dal punto di vista superiore dell’“unica umanità” a cui tutte le nazioni appartengono (https://schillerinstitute.com/blog/2022/11/30/ten-principles-of-a-new-international-security-and-development-architecture/). Un importante contributo alla promozione di questa visione sarà la campagna presidenziale lanciata dalla candidata indipendente Diane Sare negli Stati Uniti. (Foto di Vatican News)