Mentre gli incontri tra Witkoff e Dmitriev, a detta del Cremlino, continuano a fare progressi, rispunta la denominazione di “minaccia” per la Russia nel nuovo documento di Strategia di Difesa Nazionale redatto secondo il motto “Pace attraverso la forza”. Tra gli esempi citati per raggiungere la pace vi sono il bombardamento dell’Iran dello scorso giugno e il rapimento del presidente venezuelano Maduro, oltre alla giustificazione della furia omicida di Israele a Gaza. Il documento sottolinea in modo minaccioso la necessità di “dissuadere la Cina”, ma non attraverso lo scontro diretto, e tratta la Russia come “una minaccia persistente, ma gestibile per i membri orientali della NATO”. Per il resto, la priorità è data alla difesa della “patria statunitense” e degli interessi americani in tutto l’emisfero occidentale, anche attraverso il sistema di difesa anti-missile Golden Dome e metodi di cyber-difesa.

Uno dei numerosi argomenti avanzati da Donald Trump e dalla sua amministrazione per giustificare l’inclusione della Groenlandia negli Stati Uniti è l’installazione di capacità militari per contrastare le minacce alla sicurezza nazionale statunitense poste da Russia e Cina nella regione artica. Il Golden Dome dovrebbe far parte della risposta. Ma l’intero concetto è irrealizzabile, come ha dimostrato il professor emerito del MIT Ted Postol (foto), uno dei massimi esperti mondiali di armi nucleari, durante la riunione settimanale del 23 gennaio della International Peace Coalition (https://schillerinstitute.com/blog/2026/01/24/the-glass-is-half-full-maybe-more-than-half-full/). E anche se il sistema anti-missile funzionasse, il territorio della Groenlandia sarebbe insignificante per la sua operatività.

Ciò che rimane un pericolo molto reale a breve termine è un possibile attacco all’Iran da parte dell’amministrazione Trump e di Israele, per il quale le forze militari statunitensi continuano ad ammassarsi nella regione. I servizi segreti di entrambe le potenze hanno pesantemente infiltrato la Repubblica Islamica e sarebbero lieti di provocare “le masse” affinché li aiutino a realizzare un cambio di regime a Teheran.

La Dichiarazione del 12 gennaio, che pubblicheremo domani, delinea un percorso per uscire da questo sistema in cui “la forza detta la legge” attraverso il movimento dei cittadini del mondo, impegnati a ristabilire il diritto internazionale e a perseguire la crescita sulla base dell’economia fisica.