Sollevato all’ONU il problema del Lago Ciad

Per la prima volta dal vertice di Rio del 1992, a un’assemblea generale delle Nazioni Unite si è parlato della proposta italiana per rivitalizzare il Lago Ciad chiamata Transaqua. Il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari (nella foto) e il segretario esecutivo della Commissione per il Bacino del Lago Ciad (LCBC), Abdullahi Sanusi, hanno affrontato il tema del trasferimento idrico in due diverse occasioni.

Mentre i media mondiali sono concentrati su punti di crisi come la Siria, la crisi umanitaria provocata dai terroristi di Boko Haram nella regione del Lago Ciad è peggiorata. Le forze della coalizione guidata dalla Nigeria hanno conseguito importanti successi contro Boko Haram, ma ritirandosi, i terroristi hanno devastato i raccolti e distrutto le riserve di cibo, lasciando la popolazione esposta alla fame. L’ONU ha lanciato l’allarme, annunciando di disporre di solo un quarto dei fondi necessari per l’assistenza umanitaria.

Il 30 settembre Toby Lanzer, vicesegretario generale dell’ONU e coordinatore regionale umanitario per il Sahel, ha dichiarato che “nei prossimi dodici mesi, forse ottantamila bambini morranno nella Nigeria nord-orientale a meno che non riusciamo a consegnare speciali alimenti terapeutici”.

Il Presidente nigeriano Buhari, parlando all’assemblea dell’ONU il 20 settembre, ha affrontato le radici della povertà e la causa del reclutamento da parte dei terroristi, e cioè il prosciugamento del Lago Ciad.

“I mezzi di sostentamento di circa trenta milioni di abitanti del bacino del Lago Ciad, sparsi in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria, sono gravemente minacciati”, ha affermato Buhari. “Un piano quinquennale per ripristinare il lago, con costi stimati a quattordici miliardi di dollari, dovrebbe essere oggetto di attenzione globale”.

Il 22 settembre, il segretario esecutivo dell’LCBC, Abdullahi Sanusi, ha preso la parola a una conferenza intitolata “Azione climatica per lo sviluppo sostenibile”, e ha descritto la soluzione proposta da Transaqua. Sanusi ha ricostruito la storia del prosciugamento del Lago Ciad e le dimensioni della crisi per le popolazioni locali, presentando tre soluzioni.

“L’idea di Transaqua”, ha spiegato Sanusi, “fu sviluppata per la prima volta da un’impresa di ingegneria italiana, Bonifica, dopo la siccità del 1973. Transaqua propone di intercettare il 5% dell’acqua del fiume Congo – 100 dei 1900 miliardi di metri cubi – che si riversa ogni anno nell’Oceano Atlantico, e incanalarla con una via d’acqua navigabile di 2400 km a Est del Congo stesso, verso Nord-Ovest attraverso la Repubblica Democratica del Congo (DRC) e la Repubblica Centrafricana (CAR), fino a incontrare il fiume Chari, il tutto per gravità. Il Chari riverserebbe questo volume d’acqua aggiuntivo nel Lago Ciad”.

Sanusi ha precisato che Transaqua fu inizialmente considerato “costoso” e complesso dal punto di vista diplomatico perché “mira a creare una nuova piattaforma di sviluppo in produzione agricola, industriale, trasporto ed elettricità che coinvolge fino a dodici nazioni africane”.

Le altre due proposte menzionate da Sanusi sono: 1. pompare una quantità d’acqua decisamente minore dal solo fiume Ubangui, un affluente del Congo, e 2. una variante della stessa, alimentata da pannelli solari.

Gli esperti interpellati dall’EIR considerano le ultime due proposte non fattibili sia dal punto di vista economico che ambientale. Questo giudizio è anche condiviso dall’impresa canadese che ha eseguito lo studio di fattibilità. Infatti, essa giunge alla conclusione che l’acqua pompata dall’Ubangui con grande dispendio di energie non sarebbe sufficiente a recuperare, nemmeno in minima parte, le precedenti dimensioni del Lago Ciad, e suggerisce di costruire il tratto finale di Transaqua con una diga a Bria, nella Repubblica Centrafricana!