Selma: la lunga marcia per la libertà

di Liliana Gorini, Presidente MoviSol

Uscito in Italia il 12 febbraio, il film “Selma: la strada per la libertà” è la rievocazione della famosa marcia da Selma a Montgomery, capitale dell’Alabama, che rese famosa Amelia Boynton Robinson, attualmente presidente d’onore di MoviSol. Amelia Boynton guidò infatti la prima marcia domenica 7 marzo 1965, ribattezzata “Bloody Sunday” (domenica di sangue), e fu selvaggiamente picchiata dalle guardie a cavallo del governatore Wallace (interpretato egregiamente nel film da Tim Roth, con tutte le sfumature di razzismo e crudeltà di cui era capace).

Nel film il ponte Edmund Pettus su cui venne picchiata Amelia si vede tre volte: la prima volta non era presente Martin Luther King, perché l’FBI di Hoover lo aveva “avvisato” dei rischi per la sua vita.

Nella seconda marcia era presente anche King, insieme a moltissimi bianchi che si unirono al suo movimento non violento per i diritti civili, ma si fermò prima della carica delle guardie a cavallo di Wallace, sapendo che ci sarebbe stata una nuova carneficina.

Per la terza marcia, di 80 chilometri, fino a Montgomery, dovette intervenire il Presidente Lyndon Johnson (interpretato da Tom Wilkinson) che mandò la Guardia Nazionale per difendere i manifestanti da Wallace e dal “bifolco” sceriffo di Selma, come lo definisce lui stesso, ignorante e fautore della “supremazia bianca”. E dopo la marcia il Presidente varò il Voting Rights Bill, il tanto ambito disegno di legge che garantiva il diritto di voto alla gente di colore.

Pur essendo ben costruito storicamente, il film attribuisce ad Amelia Boynton (interpretata da un’altra attrice famosa, Lorraine Toussaint) un ruolo solo marginale nella lunga battaglia per il diritto di voto, come se il suo unico contributo fosse stato quello di farsi picchiare dalle guardie a cavallo. In realtà, Amelia svolse un ruolo di punta per tutto il movimento dei diritti civili, non solo in Alabama, ma in tutti gli Stati Uniti.

Come spiega nella sua autobiografia “Un ponte sul Giordano: la mia lunga marcia con Martin Luther King” (Edizioni Palomar, Bari) che ho avuto l’onore di tradurre in italiano, prima dell’arrivo di King a Selma, lei e il marito lottavano da anni per insegnare ai neri a registrarsi come elettori, in alcuni casi anche insegnando loro a leggere e scrivere per poter votare (formalmente i neri avevano il diritto di voto, ma l’ufficio elettorale del Tribunale di Selma escogitava ogni trucco per non accettare il modulo di registrazione, come evidenzia il film nella prima scena).

King scelse Selma proprio perché era stato fatto un egregio lavoro di preparazione, ed anche perché sapeva che lo sceriffo “bifolco” avrebbe commesso qualche errore, rendendo indispensabile l’intervento del Presidente.

L’errore fatale fu quello di uccidere un sacerdote bianco, che aveva partecipato alla marcia, e fu ucciso all’uscita da una tavola calda per neri (negli stati del sud vigeva ancora la segregazione).

Amelia Boynton, che lavorava per il Ministero dell’Agricoltura, e suo marito che gestiva un’agenzia immobiliare avevano pagato di persona per il loro impegno in prima linea: telefonate minatorie, atti di vandalismo contro l’agenzia immobiliare di Boynton, che morì d’infarto poco dopo, ma Amelia non si diede mai per vinta, grazie alla sua fede incrollabile nella giustizia divina ed alla consapevolezza che “l’odio fa molto più male a chi lo prova, che a chi lo riceve” come spiega nella sua autobiografia.

E alla fine del libro fa capire che Martin Luther King fu ucciso non solo per le sue battaglie contro il razzismo e la segregazione, ma anche perché stava ampliando il proprio campo d’azione, con una campagna per lo sviluppo economico, contro la povertà, e soprattutto perché si era pronunciato contro la guerra nel Vietnam.

A 103 anni, Amelia Boynton Robinson continua la sua lunga marcia per la libertà.










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Amelia Boynton Robinson, presidente d’onore del Movimento Solidarietà

“103 years old activist: I was almost killed fighting for freedom”