Editoriale di Liliana Gorini, Presidente di MoviSol

La notizia del bando d’appalto da 1 milione di Euro per “allestimenti di quinte di camouflage” (scenografie teatrali) che nascondano i lavori incompiuti dell’Expo, a un mese dall’apertura, ha suscitato molta derisione. Il Renzi Show, l’ottimismo forzato di questo governo, mentre le imprese continuano a chiudere e la disoccupazione giovanile aumenta, prevede anche questa ennesima buffonata.

Il “camouflage” dell’Expo non dovrebbe sorprendere: negli ultimi 30 anni l’intera economia del mondo occidentale, degli Stati Uniti e dell’Europa in primis, è stata all’insegna del camouflage e dei trucchi al bilancio, per mascherare una bolla speculativa che ha saccheggiato e ucciso l’economia reale.

Nel 2001 la Goldman Sachs truccò i conti della Grecia per farla rientrare nei limiti imposti da Bruxelles per l’Eurozona, dando il via alla crisi greca, peggiorata anno dopo anno, grazie alle ricette liberiste della Troika. Lo stesso limite del 3% del PIL imposto dall’Eurozona è un “camouflage”, inventato ai tempi di Mitterrand da un impiegato del ministero delle Finanze francese, Abeille, perché ormai era sera tardi e non aveva altre idee. Il “criterio” fu poi ripreso dai burocrati dell’UE, che avevano ancora meno idee di lui.

Nel 2003 l’inchiesta sul fallimento della Enron dimostrò che Citigroup e JP Morgan Chase avevano aiutato il gigante energetico americano a nascondere miliardi di dollari di debiti attraverso prestiti camuffati ed espedienti contabili.

Guarda caso, sono le stesse banche d’affari che hanno la più alta esposizione in derivati, insieme a Deutsche Bank in Europa, e che sono le uniche beneficiarie del Quantitative Easing della BCE, mentre l’economia reale continua a sprofondare.

Anche i dati sulla presunta “ripresa economica americana” sono un camouflage: i nuovi posti di lavoro sono quasi tutti nei servizi, part time o a basso salario. I lavoratori qualificati hanno invece perso la casa e anche il lavoro con lo sgonfiamento della bolla dei subprime, che dal 2008 è stata nuovamente gonfiata a dismisura.

Come ha dichiarato l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley, potenziale candidato alla Casa Bianca e fautore del ripristino della legge Glass-Steagall, “solo i bonus di Wall Street dell’anno scorso superano i guadagni di tutti i lavoratori a salario minimo. La nostra economia non può funzionare così”.

Che questo sistema economico sia marcio e corrotto è evidente a tutti. E non si tratta solo delle tangenti per gli appalti. Si tratta di una corruzione di altro tipo, più alta e concettuale, che soffoca l’economia nel suo complesso. E’ la politica malthusiana dell’oligarchia e dell’impero britannico, che affama interi continenti visti solo come fornitori di materie prime. Ne è un indicatore la “Carta di Milano” che dovrebbe concludere l’Expo, che prevede “misure di sostenibilità per abbattere lo spreco alimentare” e che verrà consegnata a fine Expo al segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon. Sospettiamo che in questa Carta non sarà consigliata la diffusione di tecniche di conservazione e metodi di sterilizzazione, o l’applicazione di nuove, ma che sia riproposta la solita ricetta. Sospettiamo che anche il tema “nutrire il mondo” sarà un’altra maschera per la politica oligarchica di riduzione della popolazione mondiale, dichiarata senza mezzi termini da Aurelio Peccei del Club di Roma, da Robert McNamara della Banca Mondiale e dal documento del Consiglio di Sicurezza Nazionale NSSM 200 nel 1974, dal titolo emblematico “Implicazioni della crescita mondiale della popolazione per la sicurezza degli Stati Uniti e i suoi interessi all’estero” ed in cui Kissinger chiedeva senza mezzi termini che lo “spopolamento” (depopulation) diventasse “la prima priorità della politica americana verso il Terzo Mondo”, reiterata anche nelle conferenze sul clima, pretese come scientifiche.

Non sono dunque gli sprechi di cibo nei paesi ricchi ad affamare milioni di bambini in Africa e nel Terzo Mondo, ma la consapevole politica di genocidio, che la Carta di Milano molto probabilmente condonerà e sosterrà.

Si tratta della vecchia ricetta di Tommaso Malthus: guerre, carestie, epidemie per ridurre la popolazione mondiale. E l’impero britannico, che finanziò Malthus, è tuttora impegnato a provocare tutte e tre: guerre (una guerra mondiale, con la mozione del Congresso USA che invita Obama ad inviare armi letali all’Ucraina), carestie ed epidemie.

Se gli organizzatori avessero voluto davvero promuovere lo sviluppo economico, il tema dell’Expo sarebbe stato un altro: i grandi progetti infrastrutturali, che esistono e che LaRouche e MoviSol propongono da decenni. Questi progetti, come quelli varati da Roosevelt per mettere fine alla povertà in America, ad esempio il TVA (Tennessee Valley Authority), potrebbero davvero porre fine alle carestie, e anche alle migrazioni di massa e al terrorismo dell’Isis, rendendo possibile lo sviluppo in Africa e nel Mediterraneo (sono esempi il Piano Oasi e il Progetto Transaqua, contenuti del Programma di Movisol per lo Sviluppo dell’Italia e del Mediterraneo). Un altro tema avrebbe potuto essere la cooperazione con il gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, allargato anche ad Argentina, Egitto e altri paesi veramente intenzionati a promuovere lo sviluppo). Non è un caso che la scorsa settimana Italia, Francia e Germania abbiano deciso, nonostante l’opposizione di Washington, di aderire come soci fondatori alla creazione dell’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank), la banca asiatica per lo sviluppo delle infrastrutture che, a differenza della Troika o del Fondo Monetario Internazionale, non pone condizioni capestro per concedere crediti. Lo stesso vale per la Banca per lo Sviluppo dei BRICS, a cui guarda la Grecia come “opzione B” se falliranno le trattative con l’Eurogruppo. Lo ha detto il ministro greco Varoukakis, parlando a Cernobbio, “il Quantitative Easing serve solo alla speculazione, noi abbiamo bisogno di investimenti produttivi”.

Come ripetiamo da anni, esiste una via di uscita da questa crisi, e “c’è vita dopo l’Euro”. Manca solo la decisione politica di prendere la strada giusta, abbandonando quella malthusiana, che porta a “guerre, carestie ed epidemie”.