Negli ultimi giorni Renzi sembra aver perso il suo sorriso da saputello. Il voto alle amministrative ha punito il PD e la sua arroganza, al convegno della Confcommercio è stato fischiato dai commercianti, intervistato da La7 è risultato impacciato e in difficoltà. Si allarga il fronte del “no” al referendum sulle sue riforme, che si propongono di stracciare la nostra Costituzione. Renzi ha voluto precisare che anche se il PD perdesse al ballottaggio, il governo non si dimetterà. Ha promesso però di dimettersi se vincerà il “no” al referendum in ottobre. Ci auguriamo che mantenga almeno questa promessa elettorale.

La sconfitta elettorale non ha cambiato le sue tattiche nei confronti del Parlamento. Giovedì è stato votato in Commissione Finanze del Senato il decreto sulle banche in liquidazione. Su richiesta di MoviSol erano stati presentati degli emendamenti e un ordine del giorno a favore della separazione bancaria, in primo luogo per tutelare i risparmi dei cittadini, in secondo luogo per contribuire al nuovo ordine finanziario, la cui necessità divente sempre più evidente. Ebbene, sono stati preclusi da un maxi-emendamento presentato dall’immancabile Boschi, sulla cui approvazione è stata posta la questione di fiducia. La solita tattica, che Renzi adopera per impedire la discussione sull’unica riforma che ci farebbe uscire davvero dalla crisi, la legge Glass-Steagall, che prevede di togliere ogni garanzia dello Stato agli speculatori in derivati e titoli tossici.

Con lo stesso atteggiamento arrogante, il ministro Boschi qualche giorno prima aveva avuto la sfrontatezza di dichiarare che “i veri partigiani votano sì alle riforme”, meritando una pronta smentita da parte della Sen. Lidia Menapace (tra i firmatari della nostra petizione per uscire dalla NATO) intervistata da Floris durante la trasmissione televisiva “di Martedì”. L’ex staffetta partigiana, “col brevetto di partigiana vera e il grado di sottotenente”, ha dichiarato che voterà “NO” a questo referendum. Ha aggiunto che non si può annullare la Costituzione antifascista sostenendo che è “vecchia”, “la Magna Charta e la Costituzione degli Stati Uniti sono più vecchie ancora” e, quanto alla Boschi, da “vecchia prof” si è limitata a dirle “ragazza, ripassa un po’ di storia”.



C’è da chiedersi come mai tanta veemenza nel voler stracciare la nostra Costituzione. Perché “ce lo chiede l’Europa”, come è stato detto per tante altre misure prese da questo governo, inclusa l’abolizione dell’articolo 18? L’articolo 47 della Costituzione recita “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Con l’entrata in vigore dell’unione bancaria europea, e soprattutto dal primo gennaio scorso del “bail-in”, o prelievo forzoso, la Costituzione italiana risulta un impedimento alla politica europea, che, lungi dal tutelare il risparmio dei cittadini e ancor meno il credito all’economia reale, tutela solo gli interessi di Deutsche Bank e delle altre losche banche d’affari con la loro gigantesca esposizione in derivati. Secondo i piani di Draghi e company la loro esposizione in titoli tossici dovrà essere appianata col furto dei nostri risparmi.

Per lo stesso motivo, l’Europa chiede a tutti i governi europei riforme che riducano il diritto di voto dei cittadini, la cosiddetta “sospensione della democrazia” espressamente chiesta dai gerarchi dell’UE. Ecco perché Renzi lega il suo futuro politico al referendum di ottobre. A differenza delle storielle che ci vengono proposte dalla Boschi e dai media, le riforme non aboliranno il Senato, aboliranno solo il diritto dei cittadini a votarlo. In compenso aboliranno però ciò che resta delle tutele per i cittadini, inclusa la tutela del risparmio.

Come ho detto a Radio Gamma 5 mercoledì 8 giugno, sta a noi cittadini fermare il prelievo forzoso ed esercitare pressioni su politici, sindaci e associazioni di categoria affinché vengano discussi in aula al più presto gli otto disegni di legge per la separazione bancaria presentati da tutti i partiti, dai Cinque Stelle alla Lega. Non ha senso aspettare ottobre, conviene farlo ora che abbiamo ancora una Costituzione che ci tutela (vedi).

Come nel Don Giovanni di Mozart, Renzi non può pensare di sfidare la legge naturale in continuazione e restare impunito: alla fine la punizione è certa (come afferma il concertato finale dell’opera, “Questo è il fin di chi fa mal”, qui sotto eseguito da alcuni giovani del LaRouche PAC). Sta a noi far sì che la legge naturale (e la Costituzione) prevalgano sull’arroganza.

Editoriale di Liliana Gorini, Presidente di MoviSol



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