di Rachel Douglas

Uno degli ultimi atti ostili verso la Russia dell’amministrazione Obama, prima di andarsene, è stata la visita a Kiev del vicepresidente Joe Biden, durante la quale ha dichiarato che “la comunità internazionale deve continuare ad agire come un solo uomo contro la coercizione e l’aggressione russa”. Biden ha promosso attivamente il regime ucraino installato con un golpe sostenuto dagli Stati Uniti nel febbraio 2014 contro il Presidente eletto Victor Janukovich, golpe in cui svolsero una funzione essenziale le milizie neonaziste. Biden ha ammesso che gli Stati Uniti hanno dato 600 milioni di dollari all’Ucraina per il suo esercito.

Alla fine del 2016 c’è stato un aumento delle violazioni del cessate il fuoco nell’Ucraina orientale, la regione del Donbass, in cui gruppi che si opponevano al golpe di Kiev hanno dichiarato la Repubblica Popolare del Donetsk e di Luganks nel 2014, ed il nuovo regime ha inviato le forze armate per cercare di sgominarli. La commissione speciale di monitoraggio dell’Ucraina istituita dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE) ha confermato che sono ripresi i combattimenti, facendo 10.000 vittime nel paese, perfino secondo le stime per difetto dell’Ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari.

Kiev incolpa la Russia del conflitto interno all’Ucraina. Ma il Presidente Petro Poroshenko assiste inerme ad una situazione economica disastrosa nel paese e alle rivolte politiche, provocate dal suo servilismo nei confronti della grande finanza occidentale che ha preso il controllo della situazione. I sondaggi condotti nel 2016 dall’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle Scienze Ucraina hanno rilevato che il 38% degli ucraini ritengono che la situazione politica nel paese sia “critica ed esplosiva” mentre un altro 52% la considera “tesa”, insieme il 90%. Quasi tutti i funzionari stranieri assunti da Poroshenko per formare un governo libero dalla corruzione si sono dimessi lo scorso anno, incluso l’ex ministro delle Finanze, l’americana Natalie Karesko, l’ex ministro dell’Economia, il lituano Aivaras Abromavicius, ed il governatore di Odessa Mikheil Saakashvili, che era Presidente della Georgia durante la Rivoluzione Colorata del 2003.

Stando ad un rapporto del 14 gennaio della Fondazione per la Cultura Stratetica (Russia), Poroshenko has ha assunto un gruppo di consulenti del Gruppo BRG, legati alla famiglia Bush, nel tentativo di ingraziarsi il nuovo Presidente americano Donald Trump, che auspica un miglioramento dei rapporti con Mosca. Tuttavia durante la visita di Biden Poroshenko ha dichiarato “chiunque condivida valori democratici è avversario della Russia”.

Calpestati i valori democratici

Per misurare la portata dell’ipocrisia di Poroshenko, analizziamo il caso del Partito Socialista Progressista d’Ucraina (PSPU), guidato dall’economista Natalia Vitrenko (nella foto). Per tutto il 2016 il PSPU e i suoi alleati hanno messo in guardia da azioni del governo per impedire loro ogni attività politica. Nel marzo 2016 la Vitrenko e i suoi collaboratori sono stati assaliti da miliziani in camicia nera del battaglione neonazista Azov, mentre tenevano un comizio pacifico.

Il 15 settembre 2016 una mozione del PSPU indicava nel regime di Kiev i responsabili della “tragedia dell’Ucraina”, la soppressione dei diritti umani e di ogni attività politica da parte dell’opposizione, nonché la sofferenza della popolazione a causa della guerra e del collasso economico. Meno di un mese dopo, venerdì 28 ottobre 2016, la sede del PSPU a Kiev è stata posta sotto sequestro dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) insieme al suo giornale e ad altre associazioni ad esso legate. Tre mesi dopo l’edificio di proprietà del PSPU non è ancora stato restituito ai suoi legittimi proprietari, come ci ha spiegato il 29 dicembre l’on. Vitrenko. Tutto ciò che era stato sequestrato è ancora nelle mani del SBU, inclusi 33 hard disk che contenevano 20 anni di attività del partito, archivi fotografici del giornale Dosvitni Ogni (La luce prima dell’alba); documenti e archivi di altre organizzazioni che avevano sede nello stesso edificio, perfino laptop personali, vestiario e scarpe!

Sostegno morale alla Vitrenko

L’on. Vitrenko e il PSPU sono grati del sostegno che hanno ricevuto da consiglieri regionali attuali ed ex consiglieri regionali in Italia, dove ha tenuto una serie di conferenze nel febbraio-marzo 2014, durante un tour dell’Europa per denunciare il golpe a Kiev. Le lettere del consigliere regionale lombardo Antonio Saggese e dell’ex consigliere regionale Gabriele Chiurli sono state pubblicate sul sito del PSPU, insieme agli articoli sul raid nella sede del PSPU pubblicati da Movisol e dal movimento di LaRouche in numerosi paesi. Il blog norvegese Steigan e quello svedese Nyhetsbanken, entrambi blog di sinistra con un notevole seguito, hanno parlato del raid contro la sede del PSPU come un segnale del fatto che il regime di Kiev è corrotto e “prosegue sulla strada verso il fascismo vero e proprio”. Particolarmente importante è stata l’interpellanza parlamentare all’Alta Rappresentante UE per la politica estera Federica Mogherini presentata alla fine di novembre dall’europarlamentare Marco Zanni, anche lui italiano. Zanni ha chiesto alla Mogherini se fosse consapevole del raid illegale nella sede del PSPU, e se questo non rappresenti “un grave attacco contro la libertà di pensiero e di espressione politica”.

La Vitrenko riferisce di due spiragli di speranza dopo questi interventi. L’11 novembre lei e il suo collega Marchenko sono stati ricevuti da Valeria Lutkovska, Commissaria del Parlamento Ucraino per i Diritti Umani, in risposta al loro appello del 2 novembre, indirizzato al Presidente Poroshenko ed altri 15 funzionari ucraini e stranieri. Il 18 novembre la Lutkovska ha informato la Vitrenko di aver trasmesso una richiesta di chiarimenti al SBU ed al Procuratore di Kiev, aprendo ufficialmente una causa per violazione dei diritti umani. La presa di posizione della Lutkovska è importante, in quanto l’Ucraina ha ratificato la Convenzione Europea per la Tutela dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali. L’articolo 11 di tale Convenzione garantisce la libertà di riunione e associazione, precisamente quella che è stata violata nel caso del PSPU.