Un’Assemblea Generale dell’ONU diversa dal solito

Poco risalto è stato dato, come al solito, alla parte del discorso di Donald Trump all’ONU nella quale egli ha difeso la sovranità nazionale e ha rifiutato “vecchi dogmi, ideologie screditate e cosiddetti esperti che si sono ripetutamente dimostrati erronei negli anni”. Molti Paesi del Terzo Mondo, che soffrono a causa dell’attuale ordine mondiale, hanno sicuramente apprezzato quelle parole, che spiegano al meglio il motivo per cui l’establishment transatlantico sia istericamente intento a cercare di distruggere la Presidenza di Trump.
Al di là dei discorsi ufficiali si sono tenuti molti incontri ai margini dell’Assemblea Generale. Trump ha incontrato il Presidente sudcoreano ed ha incassato i ringraziamenti per i progressi compiuti in un anno sulla penisola coreana. Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha promesso che la Russia farà tutto il possibile per facilitare la riuscita di una riunificazione delle due Coree, compreso lo sviluppo delle infrastrutture. E il Premier giapponese Abe ha auspicato la firma di un trattato di pace formale con la Russia entro l’anno.

Lavrov ha attaccato duramente la politica statunitense, ma ha notato che Trump aveva invitato Putin a Washington e Putin aveva contraccambiato con un invito a Mosca quando le circostanze lo permettano.
Trump ha rivolto le solite accuse esagerate all’Iran, ma molti vedono un parallelo con gli attacchi a Pyongyang lo scorso anno nella stessa occasione. Inoltre il Presidente americano ha sostenuto indirettamente il processo di Astana, cui prende parte Teheran, e ha affermato di essere disposto ad incontrare il Presidente Rouhani. Infine, è emerso un piano di pace americano per l’Asia Sudoccidentale.

L’aspetto più problematico del discorso di Trump, come ha osservato Helga Zepp-LaRouche (foto) il 28 settembre, è che egli sembra confondere il rialzo dei corsi azionari con una presunta ripresa economica reale negli Stati Uniti. Tale illusione sarà spazzata via da un momento all’altro, quando scoppierà la prossima crisi finanziaria. Inoltre, ha sostenuto che il deficit commerciale americano verso la Cina sia principalmente dovuto all’ingresso di Pechino nella WTO, cosa che non è esatta, ha spiegato Zepp-LaRouche. Già negli anni Ottanta alcune istituzioni come il Council on Foreign Relations e la Commissione Trilaterale promuovevano la deindustrializzazione dell’Occidente e la delocalizzazione della produzione in Paesi a basso costo del lavoro, come lo era la Cina in quell’epoca.