Un esperto spiega il segreto della grande capacità infrastrutturale del Giappone: la banca nazionale

Daisuke Kotegawa, ex direttore del FMI per il Giappone e già direttore generale del Ministero delle Finanze di quel Paese, ha scritto per l’Executive Intelligence Review un articolo su come il Giappone abbia generato il credito per i suoi famosi treni ad alta velocità, i cosiddetti “bullet trains”, i Mag-lev (treni a levitazione magnetica) e altre infrastrutture, a partire dalla seconda guerra mondiale. Egli attribuisce il successo del Giappone all’applicazione dei metodi di banca nazionale del Sistema Americano enunciati dal primo ministro del Tesoro Alexander Hamilton. Il dott. Kotegawa concentra in particolare il suo racconto su quello che in Giappone si chiama il “secondo bilancio federale”, il Fiscal Investment and Loan Program (FILP), che ricorda la Reconstruction Finance Corporation creata dal Presidente Franklin Roosevelt.

“Negli Stati Uniti è in corso un intenso dibattito sul tema delle infrastrutture”, scrive Kotegawa. “Avendo appreso l’approccio hamiltoniano al credito nazionale dalle forze di occupazione americane dopo la seconda guerra mondiale, il Giappone diede vita al Fiscal Investment and Loan Program (programma di investimenti fiscali e prestiti), che svolse un ruolo di punta nella ricostruzione della disastrata economia giapponese.

Il Giappone, che non era incluso nel Piano Marshall, concentrò tre principali fonti di credito nazionale sotto il controllo del Ministero delle Finanze: i risparmi postali, i fondi pensionistici del governo e le entrate fiscali – queste ultime appartenenti al bilancio primario. Kotegawa ha gestì il FILP, il “secondo bilancio”, che gestiva le due prime fonti sopracitate, dalla fine degli anni Ottanta fino all’inizio degli anni Novanta. Questo programma emetteva obbligazioni garantite dal Tesoro, vendute ai clienti del banco postale e ai fondi pensionistici (altre fonti furono aggiunte in seguito), obbligazioni destinate a finanziare progetti infrastrutturali e altri investimenti. Questo aumentò la capacità del governo di investire in progetti non considerati validi commercialmente, ovvero che non generavano un profitto a breve, e quindi non adatti a investimenti privati. Ma avevano una resa economica, in particolare l’aumento della produttività generale a lungo termine.

Usando il credito nazionale per tali progetti, scrive Kotegawa “una leadership politica efficace deve basarsi sull’impegno per il benessere generale dei contribuenti, sul fatto che gli investimenti dei contribuenti nelle infrastrutture generano benefici economici e migliorano le condizioni di vita”.

Oggi gli Stati Uniti “non hanno l’equivalente dei fondi previdenziali statali e del vasto settore dei fondi pensionistici, ma questo non preclude degli sforzi sul modello del programma giapponese di Investimenti Fiscali e Prestiti, che ha avuto successo. Una banca nazionale per le infrastrutture, autorizzata ad emettere obbligazioni per le infrastrutture garantite dal governo centrale, potrebbe attrarre gli investimenti della previdenza sociale, dei fondi comuni e dei programmi pensionistici del settore privato. Sarebbero interessanti anche per gli investitori stranieri, parimenti ai buoni del Tesoro americani… [e consentirebbero agli investitori stranieri] un minor effetto leva rispetto alla proprietà di infrastrutture critiche”.