Trump sventa il tentativo di golpe rendendo pubblico il memo Nunes

Dopo la pubblicazione voluta dal Presidente Trump del memorandum di quattro pagine redatto dalla Commissione sull’Intelligence della Camera, presieduta dall’on. Nunes, i cospiratori del Russiagate e il Partito Democratico americano non hanno saputo che fare, salvo raccomandarsi che non lo leggiate, poiché potrebbero aiutare Trump.

John McCain, a dire il vero, si è spinto a dire che tutto il memorandum è il frutto demoniaco dell’interessamento personale del Presidente russo Putin. La cosa più soprendente è che il partito un tempo “democratico” continua ad appoggiare lo stato di polizia, i comportamenti scorretti e persecutori dei magistrati e la palese frode della corte FISA, come se tutto ciò fosse coerente con lo spirito americano.

Ecco che cosa dice il memo Nunes, tanto temuto dai democratici:

L’FBI e il Dipartimento della Giustizia ottennero una prima autorizzazione FISA a sorvegliare Carter Page, attivo nell’organizzazione elettorale di Trump, e tre rinnovi validi ciascuno per novanta giorni. L’ex direttore dell’FBI James Comey firmò tre richieste FISA e l’ex vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe firmò la quarta. Il Viceministro della Giustizia Sally Yates e McCabe misero il gen. Michael Flynn in trappola e nei guai tutto il Dipartimento della Giustizia per il fatto che stava difendendo gli ordini di Trump in fatto di immigrazione, mentre i sottosegretari alla Giustizia Dana Boente e firmarono altre due richieste FISA. L’ex vicedirettore Andew McCabe ha ammesso che nessuna autorizzazione a spiare Page sarebbe stata concessa se non fosse stato noto il dossier di Christopher Steele.

Lo fecero senza far sapere, nemmeno una prima volta, alla Corte sulla Sorveglianza dell’Intelligence Straniero che il dossier redatto dall’agente britannico Steele era una colonna portante della richiesta FISA ed era stato pagato dall’avversaria politica di Trump, Hillary Clinton, nonostante il fatto che l’FBI e il Dipartimento della Giustizia lo sapessero. L’FBI aveva concesso anche un pagamento a Steele per le medesime informazioni.

La richiesta alla FISA, spedita la prima volta nell’ottobre del 2016, citava un articolo di Michael Isikoff pubblicato su Yahoo.com il 23 settembre 2016 che confermava le tesi contenute nel dossier di Steele, mentre in realtà l’articolo in questione era il prodotto di una spifferata di Steele a Isikoff.

Nel settembre del 2016, Steele disse a Bruce Ohr, un ex funzionario ad alto livello del Dipartimento di Giustizia, nel corso di incontri non autorizzati, che egli “era disperato dalla eventualità che venisse eletto Donald Trump ed era mosso dall’idea che non fosse Presidente”. La moglie di Ohr lavorava presso la Fusion GPS, l’anello di collegamento del partito democratico americano con l’intelligence britannico, datore di lavoro di Steele. Tutto ciò accade ai tempi della prima richiesta al FISA a proposito di Page. Steele fu sospeso e poi si ritrovò a fare l’informatore per l’FBI in quanto aveva reso pubblico acconto della sua relazione con l’FBI, in un articolo del 30 ottobre, firmato da David Corn.

Una volta licenziato l’FBI stesso valutò le accuse di Steele come minimamente corroborate e il direttore dell’FBI Comey testimoniò che le accuse di Steele erano “volgari e non verificati”. Tutto questo non fu comunicato alla FISC. Nonostante questo, i capi dell’intelligence di Obama informarono Trump del dossier Steele il 17 gennaio 2017. Questo incidente, descritto solo brevemente nel memo, è quello a cui si riferiva Comey quando definì questo un momento “alla J. Edgar Hoover” durante la sua audizione al Senato. Dopo quell’incontro furono presi accordi per far arrivare ai media nazionali le accuse volgari e non verificate mosse dall’intelligence britannico, sostenendo che il Presidente Trump fosse un candidato manciuriano di Putin.

Stando al memo, Steele mentì all’FBI sui suoi contatti nei media per conto della campagna della Clinton e del DNC. Questo è probabilmente il motivo per cui i senatori Chuck Grassley e Lindsay Graham hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta dell’FBI su Christopher Steele.

Abbiamo quindi un evidente abuso della FISA, e una frode di quel tribunale. I fatti materiali sulla sorveglianza di una campagna politica americana, e di un cittadino americano, messa in moto dagli oppositori politici di tale campagna e dai suoi alleati nell’amministrazione Obama, sono stati insabbiati dal tribunale FISA e dal Dipartimento di Giustizia.

Ma c’è molto di più. Il lavoro sporco di Steele fu usato dalla campagna della Clinton e dall’amministrazione Obama, in combutta coi media, nel tentativo di impedire a Trump di diventare Presidente. Il Russiagate e l’inchiesta di Mueller che ne conseguirono sono stati usati nel tentativo di distruggere la presidenza Trump. Tutto il mito del Russiagate, promossa da Obama e dai britannici, avrebbe distrutto i rapporti tra Stati Uniti e Russia mettendo in pericolo il mondo intero.

Mesi fa il LaRouchePAC ha pubblicato il dossier Mueller (nella foto) documentando il tentativo di golpe, dossier che è stato distribuito in questi mesi in tutti gli Stati Uniti. Ora i fatti emergono col memo Nunes. Tra 72 ore emergeranno altri dettagli.