Trump rompe le regole, sfida il Deep State e l’impero britannico

Il 17 settembre il Presidente Donald Trump ha dato ordine di desecretare i documenti relativi alla cosiddetta inchiesta del Russiagate. Questo ha provocato immediate reazioni di protesta. È un “abuso di potere”, hanno strillato i congressisti democratici; “avventato e pericoloso”, hanno protestato altri. I quattro rappresentanti più ad alto livello del Partito Democratico alla Camera e al Senato hanno inviato una lettera al Dipartimento di Giustizia chiedendo che annullasse il decreto presidenziale, mentre ex dirigenti dei servizi di intelligence hanno chiesto ai dirigenti attuali di non ottemperare alla richiesta!

Come mai tanto nervosismo? Perché Donald Trump ha ancora una volta rotto le regole cui si sono attenuti tutti i Presidenti americani dall’assassinio di Kennedy in poi, ovvero quelle di non sfidare il comportamento illecito e anticostituzionale degli enti di intelligence e del Dipartimento di Giustizia.

Trump ha successivamente concesso un rinvio della pubblicazione dei documenti, a quanto pare a seguito di telefonate agitate da parte dei britannici e degli australiani, coinvolti come iniziatori nella creazione della montatura contro di lui. Infatti, i documenti richiesti mostrerebbero che il vero abuso di potere è quello commesso da alcuni funzionari della comunità di intelligence sotto Barack Obama, che hanno operato in combutta con i più alti livelli dei servizi segreti dell’Impero britannico per ribaltare i risultati delle elezioni del 2016, attuando un vero golpe contro il Presidente.

Tra i documenti richiesti da Trump sono quelli collegati alla richiesta presso la corte giudiziaria detta Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC), istituita dal Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), dell’autorizzazione di intercettare Carter Page, un volontario della campagna di Trump. Questa richiesta si basava sul dossier scritto da un “ex” membro del servizio segreto britannico MI6, Christopher Steele, che accusa Trump, tra le altre cose, di essere stato soggetto al ricatto sessuale da parte del Presidente russo Putin. Quando presentò la richiesta alla FISC, l’FBI sapeva che il dossier di Steele era un falso, un fatto non adeguatamente indicato nella richiesta. Complessivamente, il tribunale autorizzò le intercettazioni di Carter Page in quattro occasioni.

Altri documenti che dovranno essere desecretati includono gli SMS tra i funzionari ad alto livello del “pool” dell’FBI Peter Strzok e Lisa Page, così come le e-mail all’ex direttore dell’FBI James Comey, il suo vice Andrew McCabe e il funzionario del Dipartimento di Giustizia Bruce Ohr, che tenne i contatti con Steele anche dopo essere stato “licenziato” dall’FBI (e la cui moglie lavorava per la società che commissionò il dossier di Steele). Queste e-mail fornirebbero le prove del fatto che quei funzionari sapevano, insieme ad altri, che le accuse contro Trump erano menzognere, ma proseguirono ugualmente l’inchiesta e fecero trapelare le loro false accuse ai media loro amici poiché erano ostili all’idea di una Presidenza di Trump.

In alcuni commenti fatti su The Hill il 19 settembre, Trump dichiara che l’FBI, per ottenere un mandato dalla FISC, “usò Carter Page come esca per sorvegliare un candidato alla Presidenza degli Stati Uniti”. Aggiunge di ritenere che i giudici della corte FISC siano stati “raggirati” dall’FBI. La pubblicazione dei documenti, aggiunge, dimostrerà che l’inchiesta è “una frode e una caccia alle streghe… uno dei più grossi scandali nella storia del nostro Paese… tutto quello che chiedo è la trasparenza”.

Quella trasparenza che l’apparato segreto dell’Impero britannico intende impedire a tutti i costi.