Trump rompe definitivamente col consenso imperiale per la guerra

Le reazioni eccessive e a volte isteriche all’annuncio di Donald Trump di ritirare tutte le forze americane dalla Siria mirano a costringerlo a tornare sui suoi passi. Gli avversari lo accusano di aver preso una decisione “improvvisa e pericolosa” ripudiando la “guerra al terrorismo”, dando “nuova vita all’ISIS” e facendo “un regalo di Natale” a Vladimir Putin. Entro due giorni il Ministro della Difesa Mattis si è dimesso, mentre alcuni membri di entrambi i partiti al Congresso e funzionari delle precedenti Amministrazioni lo hanno accusato di “danneggiare le alleanze” e “rafforzare gli avversari”.

Ma Trump non ha ceduto. Mentre continuava la campagna negativa, egli ha invece calato il carico, attaccando il “Washington consensus” – la pratica seguita dalle precedenti Amministrazioni per la quale gli Stati Uniti dovrebbero fungere da “poliziotto del mondo”. Lo ha fatto alla riunione del gabinetto del 2 gennaio, ripresa dalle telecamere, quindi assicurandosi il massimo impatto. Nel difendere la propria decisione, Trump ha detto che ora la responsabilità per la pace in Afghanistan e in Siria sta nella cooperazione, col sostegno degli Stati Uniti, tra quei Paesi e i loro vicini: India, Pakistan e Russia, ecc. nel caso dell’Afghanistan; Turchia e Russia – e forse Iran – nel caso della Siria. Per il massimo effetto sconvolgente, ha aggiunto che l’Unione Sovietica fece bene a intervenire militarmente in Afghanistan per proteggersi dal terrorismo.

Dopo aver duramente criticato gli “alleati” dell’America, che ha accusato di combattere a parole, ma poi fare affidamento sulla forza e sulle risorse degli Stati Uniti, Trump si è scagliato contro il gen. Mattis e l’establishment della difesa. Nelle guerre mediorientali gli Stati Uniti hanno speso “migliaia di miliardi di dollari”, ma non hanno portato a risultati positivi. “Ho dato ai nostri generali tutti i soldi che volevano”, ha aggiunto. “Non hanno fatto gran che in Afghanistan. Combattono lì da diciannove anni. Il gen. Mattis mi ha ringraziato profusamente per avergli dato 700 miliardi [nel bilancio della difesa, NdR]. Non riusciva a crederci. Mi ha ringraziato anche l’anno successivo, quando gli ho dato 716 miliardi. Non ci poteva credere”. Ma a che cosa sono serviti quei soldi? A niente.

I sostenitori della guerra permanente, compresi alcuni nella squadra di Trump, stanno cercando febbrilmente di sabotarne la politica mediorientale e provocare nuovi conflitti, continuando al contempo ad alimentare la ormai screditata bufala del “Russiagate”.

Helga Zepp-LaRouche ha notato che, con le sue ultime decisioni, Trump sta aprendo la porta a una soluzione “westfaliana” alla crisi mediorientale. Se riuscisse ad andare fino in fondo, l’umanità potrebbe entrare in una nuova era, nella quale la geopolitica britannica potrebbe essere finalmente rimpiazzata dalla cooperazione nelle relazioni strategiche ed economiche, una strada che Russia, Cina, India, Giappone e altri stanno già perseguendo.