Il 19 dicembre il Presidente Trump ha twittato: ” Abbiamo sconfitto l’ISIS in Siria, unica ragione per presidiare laggiù durante la mia Presidenza. ” La portavoce Sarah Huckabee Sanders ha dichiarato che “abbiamo avviato il rientro delle truppe a casa negli Stati Uniti e ora passiamo alla fase successiva di questa campagna”. Il New York Times afferma che c’è del panico al Pentagono: “I funzionari del Pentagono stavano ancora tentando di convincere il presidente in merito alla decisione di inizio mercoledì mattina, affermando che una simile mossa potrebbe tradire gli alleati curdi che hanno combattuto a fianco delle truppe americane in Siria e che potrebbero trovarsi sotto attacco in un’offensiva militare ora minacciata dalla Turchia “.

Il Times aggiunge: “In una serie di riunioni e conferenze avvenute negli ultimi giorni il ministro della Difesa Jim Mattis (nella foto) e altri alti funzionari della sicurezza nazionale hanno cercato di dissuadere il signor Trump da un ritiro completo delle truppe , sostenendo che un cambiamento di politica così significativo sulla sicurezza nazionale permetterebbe essenzialmente alla Russia e all’Iran di accrescere la loro influenza in Siria in un momento in cui la politica americana si prepara a sfidare entrambi i paesi …. Una possibilità da discutere, affermano i funzionari, era un ritiro graduale delle truppe americane. Ma il signor Trump sembra preferire ritirare tutte le forze non appena possibile. ” Le dimissioni di Mattis sarebbero dovute proprio a questo disaccordo. Nella lettera in cui le annuncia, Mattis sostiene di non condividere la politica di dialogo con Russia e Cina del Presidente Trump.