Stati Uniti e Russia riprendono a parlarsi mentre Obama affonda

Lyndon LaRouche ha definito le otto ore di colloqui tra il Segretario di Stato USA John Kerry, la sua controparte Sergei Lavrov e il Presidente Putin il 12 maggio una “pugnalata alle spalle” ad Obama e alla banda di consiglieri della Casa Bianca che spingono per lo scontro con la Russia dal lancio della rivoluzione colorata in Ucraina culminata nel golpe del febbraio 2014.

La visita di Kerry a Mosca, la prima di un alto funzionario dell’amministrazione USA dal novembre 2013, era parte di una mossa più ampia da parte di forze istituzionali negli USA e in Europa per bloccare un’ulteriore degenerazione del quadro strategico. All’inizio di maggio la Commissione Global Zero ha pubblicato un rapporto che chiede a Russia e USA di abbandonare, di comune accordo, la dottrina del “launch on warning” e di riavviare le comunicazioni sulla hot line tra Washington e Mosca.

Da allora si sono susseguiti gli interventi per contenere la Casa Bianca. Anche se nessuno si è mosso per rimuovere Obama, come chiede LaRouche, il messaggio che il presidente ha perso “il mandato del cielo” è arrivato a destinazione.

Tra gli interventi va inquadrata anche la pubblicazione di un’inchiesta di Seymour Hersh che ha smascherato le menzogne del Presidente sulle vere circostanze della morte di Osama Bin Laden.

Allo stesso tempo, la stragrande maggioranza dei democratici al Senato ha rotto con Obama sul trattato di libero scambio a cui il Presidente tiene moltissimo, e una maggioranza trasversale alla Camera ha cassato il potere della NSA di raccogliere dati in massa dalla posta elettronica e tramite le intercettazioni telefoniche dei cittadini americani.

Anche il Pentagono si è mosso, prendendo una dura posizione sul sostegno ai piani sauditi per provocare una nuova guerra dei cent’anni nel mondo islamico, mettendo sunniti contro sciiti e arabi contro persiani.

Tornando ai colloqui di Soci con Lavrov e Putin, essi hanno riavviato la cooperazione russo-americana su una serie di temi strategici, compresi i negoziati P5+1 con l’Iran e le crisi in Siria, Iraq e Yemen. È stato deciso anche di riprendere le comunicazioni tra i militari per evitare una guerra nucleare accidentale. Entrambe le parti hanno concordato che gli accordi di Minsk vanno pienamente applicati per risolvere la crisi in Ucraina.

Poi, il 16 maggio, Kerry ha compiuto una visita di due giorni a Pechino, dove ha incontrato il Presidente Xi Jinping e altri leader, con cui ha discusso aree di interesse comune e gettato le basi per la prossima tornata di colloqui bilaterali 2+2 e per la visita di Xi a Washington.

Se le forze istituzionali sane riescono a tenere in riga Washington, vale ancora l’invito alla cooperazione e non allo scontro con i BRICS.