Il secondo round di negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina si è concluso con chiari segni di progresso confermando le valutazioni di chi, come questa newsletter, ha sempre ritenuto probabile un accordo. Quando Trump ha incontrato la delegazione cinese nell’Ufficio Ovale il 22 febbraio, i progressi raggiunti hanno fatto decidere di farla restare altri due giorni. Alla fine dei due giorni Trump ha affermato su twitter.com che sono stati fatti progressi sostanziali “su importanti questioni strutturali inclusa la tutela della proprietà intellettuale, il trasferimento di tecnologia, l’agricoltura, i servizi, la valuta e molte altre questioni”. Ha quindi deciso di rinviare la scadenza del primo marzo, inizialmente stabilita per aumentare i dazi su 250 miliardi di beni cinesi al 25% dall’attuale 10%. “Presumendo che entrambe le parti facciano altri progressi, vi sarà un vertice tra me e il Presidente Xi, a Mar-a-Lago, per concludere l’accordo. Un ottimo week-end per gli Stati Uniti e la Cina!”

Il Vicepremier Liu He, che guida la delegazione cinese in qualità di inviato speciale del Presidente cinese, ha espresso fiducia che si giunga a un accordo. “Lavoreremo sodo per far sì che accada” ha aggiunto. Il Ministro del Commercio americano Robert Lighthizer (foto) ha dichiarato che alcune questioni “devono ancora essere risolte”. Rispondendo a un giornalista che riferiva resoconti pubblici secondo i quali non sarebbero stati fatti progressi sull’importante tema del trasferimento di tecnologia, un Lighthizer alquanto irritato ha replicato che chi ha riferito questo “non sa di che cosa parla”.

La vera questione è quanto siano disposti a procedere i due leader per raggiungere un accordo accettabile per ambo le parti. Molti cambiamenti politici attuati dalla Cina per accogliere le richieste americane sono coerenti con quello che Pechino ritiene necessario per lo sviluppo dell’economia cinese a questo stadio, ma v’è un limite che non può essere oltrepassato. Trump ha chiarito che non intende smantellare la politica industriale della Cina, deludendo così i falchi nella sua stessa Amministrazione, e ha aggiunto che cerca un accordo equo e un “piano di parità”. Su queste basi un accordo è possibile. E i dettagli dovranno essere elaborati da due leader stessi.