Trovare soluzioni alle crisi economiche e umanitarie in Medio Oriente e Africa attraverso progetti infrastrutturali e di sviluppo dell’economia reale è stato il tema di un seminario tenutosi il 23 marzo a Francoforte, indetto dall’EIR in cooperazione con il consolato generale etiopico. Di fronte a una sala stracolma di diplomatici, tecnici, attivisti politici e rappresentanti di diverse comunità di profughi hanno preso la parola:

Helga Zepp-LaRouche, presidentessa dello Schiller Institute internazionale
Hussein Askary, direttore dell’Arab Desk dell’EIR
Mehreteab Mulugeta Haile, console generale della Repubblica Federale d’Etiopia
Marcello Vichi, ex direttore generale Bonifica, autore dell’idea di Transaqua
Andrea Mangano, vicepresidente dell’Associazione Italiana degli Ingegneri Idraulici
Mohammed Bila, membro della Commissione per il Bacino del Lago Ciad (LGBC)
Ulf Sandmark, Schiller Institute Stoccolma e Comitato Svezia-Siria per la Democrazia.

I lavori sono stati moderati da Claudio Celani, direttore dello Strategic Alert Service.

Il seminario ha messo in luce il potenziale per il futuro rappresentato dall’emergente ordine mondiale. Dopo decenni di non sviluppo, condizionato dal paradigma dei “limiti alla crescita” e dell’apartheid tecnologico, i grandi progetti sono tornati definitivamente alla ribalta, perlomeno al di fuori della regione transatlantica. Mentre il movimento internazionale di LaRouche difende questo approccio da molti anni, è solo recentemente che la Cina ha deciso di adottarlo concretamente lanciando la Nuova Via della Seta. Ora, una moltitudine di grandi progetti potrebbe diventare la ricaduta della politica cinese allargata della “One Belt, One Road”.

Aprendo i lavori, Helga Zepp-LaRouche ha sottolineato che non si sarebbe trattato di una discussione accademica ma ci si sarebbe concentrati sul fatto che, di fronte alla prospettiva di una nuova crisi finanziaria, della crisi dell’emigrazione e delle guerre già in corso, ci sono soluzioni a portata di mano che devono essere adottate con urgenza. Non c’è dubbio che l’intervento militare russo in Siria ha cambiato le regole del gioco e ha messo a nudo il ruolo dei paesi occidentali assieme a quello di Arabia Saudita, Qatar e Turchia nel creare e sostenere l’ISIS e altre forze jihadiste. Il recente accordo UE-Turchia sui profughi, invece, è una truffa, ha ripetuto più volte.

Zepp-LaRouche, che dagli anni Novanta è nota in Cina come la “Signora della Via della Seta”, ha enfatizzato il contrasto tra la politica della BCE, che è disposta a considerare l’uso di “helicopter money” per salvare le banche speculative, e le iniziative cinesi per una strategia di mutuo sviluppo (“win-win”), che non è solo nell’interesse di Pechino ma di tutte le nazioni che ne vogliono far parte.

Hussein Askary ha illustrato lo studio dell’EIR “La Nuova Via della Seta diventa il Ponte di Sviluppo Mondiale”, appena uscito anche in lingua araba. Mentre stiamo parlando, questo studio viene presentato in Yemen, quasi sotto le bombe saudite, ha notato Askary.

L’idea della Nuova Via della Seta è più che costruire delle semplici linee stradali o ferroviarie. Essa è il concetto di corridoi di sviluppo che migliorerebbero le condizioni di vita di circa 450 milioni di persone nella sola regione del Sud-ovest Asiatico (Medio Oriente), con la Siria al centro. Questo comporta grandi progetti di sviluppo che potrebbero essere finanziati da banche nazionali per lo sviluppo non gravate di debiti verso le istituzioni monetariste occidentali.

Askary ha anche raccontato le impressioni del suo recente viaggio in Egitto, dove ha presentato lo studio dell’EIR alla presenza del governo e ha incontrato le autorità del Canale di Suez (vedi)

CorridoioSviluppo_EnArabic

Il console generale dell’Etiopia, Mehreteab Mulugeta Haile, ha presentato la strategia di sviluppo del suo Paese, caratterizzata da politiche che hanno fortemente migliorato il reddito pro capite, il tasso di alfabetizzazione e la sanità pubblica negli ultimi decenni. Con una crescita annuale prevista dell’11%, l’Etiopia intende diventare un Paese a reddito medio entro il 2025, un obiettivo reso possibile dal fatto che oggi in Etiopia si può avviare un’azienda agricola o aprire un negozio con la stessa somma che si paga ai trafficanti di persone per essere portati in Europa. L’Etiopia è il Paese africano che ospita più rifugiati – 800 mila – provenienti dal Sudan meridionale, dalla Somalia e dall’Eritrea. Questa cosa è poco nota in Europa. Il paese mira a trasformare la propria economia da esportatrice di prodotti grezzi in produttrice di beni ad alto valore aggiunto e infrastrutture. In quel contesto, la cooperazione con Russia, Cina, India e Brasile è cruciale.

I due relatori successivi sono pionieri dello sviluppo africano. Marcello Vichi e Andrea Mangano lavorarono negli anni settanta e ottanta, per conto dell’impresa Bonifica del gruppo IRI-Italstat, allo sviluppo dell’idea di Transaqua per rivitalizzare il Lago Ciad con un grande progetto di trasferimento idrico e collegamento infrastrutturale delle nazioni dell’Africa centro-occidentale.

Mentre Vichi ha ricostruito la storia di Transaqua, dicendosi ottimista perché oggi finalmente la LCBC sembra interessata a verificarne la fattibilità, Mangano ha spiegato nei dettagli il progetto nel contesto di una panoramica sui bacini endoreici minacciati di essiccazione, come i laghi Aral, Urmia, Turkana e il Mar Morto. Il canale di Transaqua raccoglierebbe il 5-8% dell’acqua degli affluenti del Congo, che attualmente viene riversata interamente nell’Oceano Atlantico in volumi quattordici volte superiori a quelli del fiume più grande della Germania, il Reno. Esso costituirebbe anche una grande infrastruttura di trasporto, produzione elettrica, controllo delle acque e sviluppo agricolo assorbendo una grande quantità di manodopera indigena che altrimenti emigrerebbe verso l’Europa.

Mohammed Bila del LCBC ha spiegato come, in assenza di Transaqua, ci sarebbero anche grandi ondate migratorie dal Ciad verso il Sud, come avviene già dal 1973, quando il Lago Ciad perse il 40% del volume a causa della grande siccità. I contadini e gli allevatori che sono emigrati verso il Sud non torneranno in Ciad a meno che il lago non sia rivitalizzato e a meno che non sia schiacciato il terrorismo di Boko Haram, ha spiegato Bila. Questo è il motivo per cui la LCBC è oggi interessata a verificare la fattibilità di Transaqua.

Ulf Sandmark ha dato notizia delle sue due visite in Siria nel 2014 e nel 2015, in cui poté constatare che la ricostruzione del paese comporta in realtà lo sviluppo dell’intera regione mediorientale, per farne una parte integrante della Nuova Via della Seta. Sandmark è autore, assieme ad Askary, del “Progetto Fenice per la Ricostruzione della Siria”, presentato a Damasco e ben accolto dagli interlocutori siriani.