Sei milioni di francesi hanno seguito il dibattito con Cheminade

Il “grand débat” televisivo con gli undici candidati alla presidenza francese il 4 aprile è stato seguito da oltre 5,5 milioni di spettatori, con un picco di 6,3 milioni. Nei circa 17 minuti a disposizione, Jacques Cheminade ha lanciato pesanti attacchi a tutti i candidati dell’establishment, accusandoli di essere responsabili della crisi. Si è scagliato contro la “falsa Europa” rappresentata dall’Unione Europea, che egli propone di superare con “una vera Europa delle nazioni sovrane che coopera su grandi progetti, è alleata dei BRICS e coopera con la Cina e la sua prospettiva win-win”.

In vari momenti ha affrontato il tema del debito, che era stato toccato da altri candidati. Debiti come quello imposto alla Grecia sono ingiusti, illegittimi e odiosi, ha detto. Dobbiamo esaminarli e introdurre la separazione bancaria e una politica di credito produttivo.

Sul terrorismo, Cheminade ha spiegato che la Francia non ha mai mosso veramente guerra all’ISIS, perché non ha mai indagato su come l’organizzazione si finanzi col traffico di droga, di petrolio, ecc. “C’erano organizzazioni finanziate dal Pentagono e altre dalla CIA che si sparavano l’un l’altra”. Nel frattempo, Francois Hollande ha mantenuto una relazione speciale con l’Arabia Saudita per venderle armi. Ma il vero errore, ha detto, è stato la mancanza di sviluppo economico, ad esempio in Africa.

In un’intervista a France2 il giorno successivo, Cheminade ha definito il dibattito “un esercizio teatrale”, a causa dell’assenza di qualsiasi discussione programmatica reale. “Nessuno attacca i mercati finanziarii, nessuno dice che cosa si debba fare per uscire da questo pasticcio”. Tuttavia, ha detto in seguito, dobbiamo anche liberarci dall’atteggiamento pessimistico e negativo attualmente dominante, e ciò può essere fatto solo ravvivando la vera arte e la scienza nel popolo.

Pubblichiamo gli interventi di Jacques Cheminade,
candidato alla Presidenza della Francia

PRESENTAZIONE

D: Jacques Cheminade, come si presenta?

JC: Sono un uomo in collera, contro tutti questi eredi di un sistema, qui presenti e che non hanno voluto prendere per le corna il toro della finanza. Oggi in media più di un agricoltore si suicida, più di un lavoratore indipendente si suicida, il 25% dei nostri giovani è disoccupato, ed è stato fissata una pensione minima di anzianità inferiore del 25% alla soglia di povertà. È un saccheggio disumano, che non posso tollerare. Mi batto contro questa dittatura finanziaria che tutto gestisce, e che François Mitterrand deplorava per mascherare la propria impotenza. Io al contrario mi batto da più di quarant’anni contro questa dittatura finanziaria, non come un profeta disarmato, ma con l’arma che avemmo nei giorni della Liberazione: il credito pubblico produttivo, che fece sì che i nostri bisnonni e nonni risollevassero la Francia. Penso che occorra battersi in funzione di ciò. È una scommessa nel futuro, bisogna farla e io la faccio.

COME CREARE L’OCCUPAZIONE?

D: Jacques Cheminade, Lei si interessa di disoccupazione giovanile. Il 24,6% dei 15-24 anni è disoccupato, contro il 7% in Germania. Che cosa farebbe?

JC: Penso che occorra offrire un RSA [reddito di solidarietà attivo, erogato dalle amministrazioni dipartimentali] quasi automatico a tutti i giovani dai 18 ai 25 anni di età. Questo per cominciare. Successivamente, occorre creare i posti di lavoro. Come è stato detto..

D: È il tema della serata…

JC: …per creare posti di lavoro servono somme ingenti, atte a invertire il corso delle cose. Propongo cento miliardi ogni anno, per cinque anni, per creare cinque milioni di posti di lavoro. In particolare per i giovani, nei settori della robotica, dell’informatica, del 3D, nei settori del futuro.. Come farlo? Si dice, infatti: “non è possibile!”. Ma la parte riservata alla Francia di ciò che emette Mario Draghi, con la sua Banca Centrale Europea, è 120 miliardi ogni anno! Sono 960 miliardi divisi per dodici e mezzo… Dunque bisogna adottare una politica completamente differente. Con chi? Insieme ai BRICS, il Brasile, la Russia, l’India, la Cina e tutti quei Paesi.. su grandi progetti: bisogna sviluppare l’Africa, bisogna avere una politica dello spazio e una politica del mare. Queste politiche devono permettere di creare occupazione produttiva. Occupazione vera.

COME CREARE OCCUPAZIONE? (BIS)

JC: Ho tre cose da dire. La prima… è domandare alla Sig.ra Le Pen, poiché Bernard Monod, il suo stratega finanziario, ha dichiarato “sono uomo di mercato, la nostra preoccupazione è di rassicurare i mercati finanziari”, come creerà posti di lavoro con i mercati finanziarii che li distruggono? E mi rivolgo ora all’altro favorito, verso il Sig. Macron. Sig. Macron, Lei era all’Eliseo, non ha fatto la riforma bancaria che era necessaria e che avrebbe permesso di combattere i mercati finanziari. Denominatore comune: voi non combattete i mercati finanziari! Bisogna riconoscerlo. Questa era la prima cosa.

Le Pen: Mi perdoni…

JC: Devo ancora finire, Sig. ra Le Pen.

Le Pen: Mi fa una domanda e poi non vuole che le risponda…

JC: Mi lasci parlare. Mi risponderà dopo.

Le Pen: D’accordo…

JC: Secondo punto, quello dell’Europa. L’Europa attuale si distrugge da sé. E l’euro è diventata una moneta di speculazione, che Mario Draghi, che è un dubbioso banchiere, manipola alla sua maniera, con ottanta miliardi al mese. È il suo quantitative easing. Questa non è l’Europa! Non è la “cattedrale europea” del gen. de Gaulle, Sig. Fillon! È un’altra cosa: è l’Europa di trentamila lobbisti che tradiscono lo spirito della vera Europa! Questa vera Europa è da fare. Sono d’accordo con il Sig. Assalineau: bisogna uscire dell’Europa com’è, cioè dell’Unione Europea, dell’Euro e della NATO, che è il suo braccio armato, ma non per lasciare un vuoto, bensì per creare la vera Europa, un’altra Europa, che corrisponda a quel che avevano sognato i Padri fondatori e Charles de Gaulle: un’Europa delle patrie, di progetti, di stati nazionali sovrani. Ed è con questa Europa che si deve procedere, con le grandi opere, assieme ai BRICS. La Cina vi apporta il suo sistema win-win [di mutuo sviluppo]. Bisogna che questa Europa si spenda per un altro progetto, per un’altra economia nel mondo; che non sia più sotto il diktat dei mercati finanziarii, ma che sia un’economia per la produzione e per il futuro. Si osa dire: “non si è mai sicuri dei proprii partner, non si è mai sicuri”. È per questo che bisogna battersi assieme a loro, come ci si batte assieme ad amici o a nemici.

JC: Le vera questione è quella dei mercati finanziari, che controllano l’Europa. L’Europa è la cinghia di trasmissione dei mercati finanziari. La battaglia è da condurre ovunque, guadagnando posizioni ovunque si possa. Ma tenendo in vista l’essenziale e sapendo che questo mondo della City [di Londra] e di Wall Street, che è stato accettato da una falsa Europa… bisogna fondare una vera Europa con i Paesi che vi sono disposti. Deve essere il nostro progetto, come il Piano Fouché del 1962, che il Sig. Assalineau sembra ignorare. Questo è il vero tema: come fare un’Europa per le patrie, per il progresso, che sia un esempio per il mondo? Lo vediamo oggi: nessun’altro lo propone.

JC: Nel 1995, come candidato presidenziale, dissi che una crisi finanziaria gravissima sarebbe scoppiata entro 10-12 anni. La mia previsione si è avverata. Posso dirvi, oggi, con la stessa autorità, che sta arrivando uno tsunami finanziario e che molte delle proposte esposte qui non hanno alcun senso, di fronte a questo. Penso che esistere è resistere, come ha detto a più riprese [si rivolge a Poutou]. E bisogna battersi per un progetto per il futuro e ci si limita a criticare il presente, non si va lontano.

COME PROTEGGERE I FRANCESI DAL TERRORISMO?

D: Secondo Jacques Cheminade?…

JC: Si sta facendo molta ideologia, ma bisogna essere seri. Non si è mai fatta la guerra all’ISIS, poiché non abbiamo mai contrastato il traffico di armi, né contrastato il traffico di petrolio, né della droga dell’ISIS. Non si è mai cercato…

D: Nessuna azione è stata fatta, per Lei, negli ultimi cinque anni?

JC: Nessuna vera azione…

D: Nessuna azione dopo i diversi attentati?

JC: Sul terreno vi erano gruppi terroristici jihadisti, finanziati dal Pentagono, che a un certo punto si sono scontrati con gruppi finanziati dalla CIA! Ci siamo infilati in una faccenda nella quale è come se dormissimo in piedi. E noi stessi… François Hollande proponeva un partenariato di riferimento con l’Arabia Saudita per venderle le nostre armi. No!

Bisogna aggiungere un’altra cosa, se si vuole lottare davvero contro il terrorismo: bisogna risalire alla sua fonte.

Intervenimmo nel Mali, per bloccare i jihadisti… Sostenni quell’intervento, ma dopo – come dissi per esempio al gen. Deportes – si sarebbe dovuto mobilitare il genio civile e il genio militare per costruire i mezzi per portare l’acqua al Lago Figuibine e il Lago Ciad. Se non si fanno queste cose, se non portiamo avanti una politica dell’acqua, una politica di sviluppo, nulla si avrà in quella regione!
Vorrei dire un’ultima cosa, in qualche caso difficile da mandare giù, per certuni: deve essere attuata una politica internazionale coordinata contro il terrorismo. Ci si tappa il naso, forse, per esempio con Putin o con Trump, poiché la Francia riconosce gli Stati e non i regimi…

D: Giusto per seguire quel che dice, bisognerebbe costituire una coalizione o cessare gli interventi militari all’estero?

JC: Si possono avere interventi all’estero, come nel Mali, ove i jihadisti marciavano su Bamako; ma dopo occorre una politica di sviluppo economico che possa creare la pace. Bisogna finirla con la Françafrique! Bisogna finirla con il franco FCA, che è uno strumento di sfruttamento!
Serve invece una politica di mutuo sviluppo con i Paesi africani creando presso di noi un Ministero per la Cooperazione, per il Co-sviluppo e per l’Integrazione, che ponga il problema dei migranti, dei profughi, per motivi economici, climatici, politici… e crei una politica di controllo della situazione. Oggi non controlliamo affatto la situazione.

JC: Propongo una cosa: avere la fedina penale pulita va benissimo, ma v’è molto di più. Vi sono i principii e sono questi principii che bisogna che adotti, in qualunque momento del proprio comportamento, un Presidente della Repubblica. François Mitterrand, padre politico di alcuni tra voi [si rivolge in particolare a Mélenchon], quando Jean-Pierre Cot e il mio amico Renaud Vignal si batterono per per piantarla con la Françafrique, ebbene li licenziò. Questo fu un grave errore di principio. Allora la corruzione si sviluppò, Suo padre [si rivolge a Marine Le Pen, che borbotta] ebbe la sua parte, tutti ebbero la loro parte. [Marine Le Pen gli dice che è completamente folle] E ci siamo tenuti la Françafrique. Questa corruzione ha continuato fino a oggi. È questo che dobbiamo bloccare. Questo è ciò che un uomo politico deve fare.

Ma c’è un altro tema, che mostra che i francesi non sono rispettati. Fate un dono a un partito politico…. poiché tutti qui siete ricchi, non vedete il problema… fate un dono e potrete dedurre i due terzi dalle vostre imposte sul reddito… ma il 50% dei francesi, che non paga le imposte sul reddito, poiché non ha reddito, non ricava alcun vantaggio da questa possibilità [sulla carta]… Ne parlai a François Hollande. Disse che avrebbe fatto qualcosa. Abbiamo aspettato invano.

Questi sono temi precisi riguardanti la moralizzazione politica, che è altra cosa rispetto alla moralizzazione che si utilizza contro uno o contro l’altro.

CONCLUSIONE E APPELLO AL VOTO

D: Come concluderebbe?

JC: Bisogna ritrovare i giorni felici della Liberazione, ma non con le istituzioni attuali. Per ritrovare questi “giorni felici” occorre liberarsi dell’occupazione finanziaria e dell’occupazione culturale che oggi subiamo. Si tratta di una Nuova Liberazione. Bisogna far saltare il lucchetto finanziario che ci opprime. La politica di credito pubblico per l’avvenire, la separazione bancaria per controllare il settore finanziario, la cancellazione dei debiti illegittimi e odiosi, una politica che sia una politica vera, per il futuro, che crei la ricchezza e una vera crescita, che è differente dalla falsa crescita di tipo finanziario. Procedere in questo senso esige al contempo il recupero dell’autostima da parte dei francesi e delle francesi – non la paura di sbagliare ma la stima di sé stessi, e una politica culturale che restituisca l’arte e la scienza al popolo, ciò che volevano Léo Lagrange e Jean Vilar. Bisogna ristabile questo stato d’animo, senza il quale penso non ci batteremo come si deve. Dobbiamo allora offrire ovunque i mezzi per scoprire: planetari, palazzi della scoperta, musei dell’immaginario nei quali le grandi opere d’arte saranno, sotto forma di riproduzioni, alla portata di tutti. Vi sarà una discussione sociale, come a un certo punto vi fu – l’abbiamo dimenticato – all’inizio della Rivoluzione Francese, nei villaggi, nelle società degli amici, ovunque nel Paese.. e in questo era la fraternità. Dobbiamo ritrovare questa fraternità, per cambiare radicalmente. Se voterete per me, voterete per questo cambiamento radicale, per queste idee e voterete per la Francia con gli occhi del futuro, nella quale possiamo accogliere ogni uomo con il sorriso.