Nelle ultime settimane l’oggetto dell’inchiesta Russiagate si è spostata dal Presidente Trump ai suoi accusatori. Quasi tutti i personaggi sotto inchiesta sono ex funzionari del Dipartimento di Giustizia americano, in particolare dell’FBI. Ora è sotto i riflettori anche l’ex direttore della CIA John Brennan, che sembra molto preoccupato di ciò che potrà accadere in seguito.

L’inchiesta si è spostata su Brennan quando la sua vicedirettrice, Gina Haspel, è stata nominata nuovo capo della CIA. La Haspel è arrivata con un pesante bagaglio, in quanto partecipò di persona alle torture di sospetti di terrorismo in un carcere in Thailandia, e ha ammesso di aver partecipato alla distruzione dei documenti relativi. Nonostante questo, è stata confermata dal Senato grazie a pressioni esercitate a suo favore da Brennan e altri ex direttori della CIA, così come da parte dell’ex direttore della National Intelligence James Clapper, che collaborò con Brennan nel promuovere il Russiagate.

Il Sen. Rand Paul ha inviato alla Haspel una lettera in cui chiede se ella “o altri nella CIA” abbiano “collaborato con servizi di intelligence stranieri” per mettere sotto sorveglianza la sua o altre campagne elettorali, inclusa quella del Presidente Trump. Naturalmente la domanda del Sen. Paul era retorica, in quanto è stato accertato che la parte americana dell’inchiesta sul Russiagate fu avviata da Brennan all’inizio dell’estate del 2016, dopo un incontro col capo dell’ente spionistico britannico GCHQ. Paul ha sottolineato in una serie di interviste televisive che è illegale che la CIA spii gli americani. Per questo, “chiese John Brennan all’intelligence britannico di spiare per lui sugli americani?”

Durante un’audizione al Senato nel 2017, Brennan stesso ammise di essere intervenuto di persona per indurre il direttore dell’FBI James Comey a indagare su presunte interferenze russe nelle elezioni e sulla presunta collusione tra Trump e i russi, di cui era stato informato da ambienti dei servizi segreti britannici. Nel luglio 2016, all’epoca in cui Trump ottenne la nomina presidenziale, Comey istituì una task force nell’FBI, che ricevette il finto dossier compilato da un “ex” agente dell’MI6 britannico, Christopher Steele, che divenne la base delle accuse di collusione.

Inoltre, numerosi media hanno riferito che l’FBI infiltrò un agente nell’organizzazione elettorale di Trump. L’agente, che non è stato ancora identificato ufficialmente, potrebbe essere responsabile di aver presentato due funzionari minori della campagna di Trump, George Papadapoulos e Carter Page, a funzionari russi. In altre parole, la CIA e l’FBI avrebbero collaborato per creare una montatura contro la campagna di Trump, in modo da poter accusare quest’ultimo di collusione con la Russia!

Trump ha risposto con un tweet, nel quale afferma che se l’FBI davvero “infiltrò un informatore” nella sua organizzazione elettorale, allora “questo è peggio del Watergate!”.

Ciò fornisce una risposta alla domanda posta dal presidente della Commissione sull’Intelligence della Camera dei Rappresentanti, Nunes: “Se non avevano prove di collusione coi russi” ha dichiarato, riferendosi ad un rapporto della sua commissione che è giunto a questa conclusione, “c’è da chiedersi: perché avviarono questa inchiesta.” Se Nunes indagasse sul ruolo di Brennan, di tutto il Deep State e dell’intelligence britannico, invece di lasciarsi andare anche lui a un’assurda russofobia, potrebbe rispondere a questa domanda. Fin dall’inizio, le accuse contro Trump miravano a impedirgli di rompere con la dottrina imperiale dei neoconservatori e di cooperare con il Presidente Putin.