Resta alto il rischio derivati delle banche europee

Il 19 luglio Mediobanca ha pubblicato il rapporto semestrale sulle banche europee aggiornato a fine giugno 2017, che include le cifre dell’esposizione in derivati, compresi i famigerati “Level 3”, delle ventuno principali banche europee. I dati sono basati su “fair value”, valori di bilancio, ecc. e quindi non necessariamente sui veri valori di mercato, ma stimati per difetto. Tuttavia, essi sono indicativi di uno stato di cose patologico.

Secondo il rapporto, il “fair value” totale dei derivati è diminuito, ma rappresenta ancora il 14,8% degli attivi e tre volte il patrimonio delle banche. Particolarmente critico è il volume dei derivati “Level 3” ancora nei loro forzieri, titoli che dovrebbero essere ascritti a bilancio come perdite in quanto talmente tossici che non trovano acquirenti, e quindi prezzo, sul mercato. Eppure, nel magnifico e progressivo mondo della globalizzazione finanziaria è permesso alle banche di assegnare loro un valore e considerarli come attivi!

La situazione più critica è ancora quella di Deutsche Bank, come abbiamo anticipato la settimana scorsa. Con 22 miliardi di “Level 3”, la quota sul patrimonio era del 31,4% un anno fa, ma se calcolata sull’attuale valore delle quote azionarie, arriva a oltre il 70%.

La zavorra di Deutsche Bank appesantisce i valori per la Germania rilevati da Mediobanca, che tra le ventuno principali banche europee ha incluso DB e Commerzbank. La quota di “Level 3” sul patrimonio risulta la più alta in Europa, con il 28%, seguita dalla Svizzera (Credit Suisse e UBS) con il 20,5% e dalla Francia (BNP Paribas, Crédit Agricole Group, BPCE Group e Société Genérale) col 15,5%. L’Europa settentrionale registra una media del 24,3% mentre l’Italia (Intesa e Unicredit), vituperata per l’elevata quota di sofferenze bancarie, ha solo il 7%.

Il rapporto spiega che nel 2017, a causa del denaro a costo zero e della conseguente caduta dei margini di profitto, le banche hanno potuto aumentare gli introiti solo grazie al trading finanziario, che è salito al 33% delle attività globali.