Renzi a Washington, incontra la guerrafondaia Nuland

Editoriale di Liliana Gorini, Presidente di MoviSol

Ecco il primo incontro ufficiale tra Renzi e Obama alla Casa Bianca, preceduto da un ricevimento all’ambasciata italiana a Washington in cui Renzi ha incontrato anche John Podesta, il capo della campagna elettorale di Hillary Clinton, Susan Rice e la famigerata Victoria Nuland, vice di Kerry e responsabile in prima persona del golpe neonazista a Kiev lo scorso anno. Come risulta dalle sue telefonate all’ambasciatore americano a Kiev, fu lei a raccomandare “Yats” (Arsenij Jacenjuk) a capo del governo ucraino, lo stesso Yats che è andato alla TV tedesca a riscrivere la storia del dopoguerra, parlando di “invasione sovietica” dell’Ucraina, e dimenticando di dire che le truppe russe venivano a liberare l’Ucraina dal nazismo. La Nuland non nega di aver finanziato lautamente le sue “Sturmtruppen” personali in Ucraina, le milizie neonaziste (con tanto di svastica) legate a Pravij Sektor, responsabili della atrocità ai dannidella popolazione russa nell’Ucraina orientale, e che hanno dichiarato apertamente di non riconoscere gli accordi di pace di Minsk.

La Nuland ha preso di mira anche Natalia Vitrenko, la rinomata economista ucraina, ex parlamentare, che venne a Milano e Firenze lo scorso anno per denunciare, foto alla mano, la presenza di milizie neonaziste durante le manifestazioni di piazza (Maidan), e ora al governo, dichiarando al Consiglio Regionale lombardo e a quello toscano che erano state pagate con “bauli” (usò il termine italiano) di dollari dal governo americano.

Come dichiara LaRouche “Se succede qualcosa a Natalia Vitrenko, rinomata economista ucraina ed ex deputata presso il Parlamento ucraino, è da ritenersi responsabile Victoria Nuland, sottosegretario di Stato americano. Con la piena approvazione del Presidente Barack Obama, la Nuland ha imposto in totale consapevolezza un governo nazista all’Ucraina. Quel governo, attraverso i Servizi di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) e con il consapevole sostegno della Nuland, sta conducendo una campagna di diffamazione di stampo nazista ai danni della Vitrenko, mettendo quest’ultima a rischio di un possibile assassinio, per aver criticato il golpe nazista nella sua nazione”.

C’è da chiedersi che cosa chiederà la Nuland a Renzi. Confidare nel pessimo inglese del nostro Presidente del Consiglio non basta, gli “ordini di marcia” gli verranno consegnati anche in italiano. L’amministrazione Obama sa che Renzi è l’anello debole della catena europea, messo al potere dalla Troika per imporre misure di austerità draconiane, e che pur essendosi opposto a nuove sanzioni contro la Russia e ad aver chiesto il coinvolgimento della Russia nei negoziati di pace durante la sua recente visita a Mosca, si rimangerà tutto in un attimo se pensa di fare “bella figura” con Obama e con la Nuland. Contano sul suo profilo di narcisista infantile, disposto a tutto pur di ottenere parole di lode e consensi, e sempre servile nei confronti dei suoi burattinai. Se la Nuland chiederà all’Italia di convincere anche Francia e Germania a fornire al governo ucraino armi da usare contro la Russia, Renzi non solo dirà di sì, ma si vanterà di avere grandi capacità di convincimento dei partner europei. E come ha detto il ministro degli Esteri tedesco Steinmeier, durante la sua recente visita a Washington, la decisione di mandare armi all’Ucraina porterà ad una guerra nucleare.

C’è un altro aspetto di questa visita che è raccapricciante. Mentre il Parlamento italiano si indigna, giustamente, per le decisioni autoritarie di Renzi, che intende far approvare l’Italicum a colpi di fiducia, dov’è l’indignazione dei nostri parlamentari per il rigurgito neonazista nel cuore dell’Europa, che rischia di riportarci ai tempi di Hitler, a pochi giorni dal 70esimo anniversario della sconfitta del nazismo?

Renzi ha dichiarato di ispirarsi a Obama anche nella manovra economica. Ed è inquietante anche questo: fin dalla sua prima amministrazione, Obama ha accordato concessioni crescenti a Wall Street, e su richiesta del suo amico personale Jamie Dimon, di JP Morgan, ha bloccato per tutta la precedente legislatura l’approvazione della legge Glass-Steagall, che avrebbe tolto ogni garanzia dello Stato ai megaspeculatori di Wall Street, liberando risorse per una vera ripresa economica. Invece di incontrare la Nuland e Podesta, Renzi avrebbe fatto bene ad incontrare la Sen. Warren, o l’ex governatore del Maryland O’Malley, possibili candidati alternativi a Hillary Clinton, e fautori del ripristino della legge Glass-Steagall, e di una politica economica che davvero favorisca la ripresa, non quella delle banche d’affari, ma quella di famiglie e imprese. Jobs Act, Local Tax al posto del TASI, pur non sapendo l’inglese Renzi insiste coi nomi inglesi ai suoi decreti, come se in una lingua straniera le sue stangate facessero meno male.

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