Pokémon Go: arrestare la deriva verso il virtuale e la violenza

Dichiarazione di Jacques Cheminade, candidato alla Presidenza della Repubblica Francese

La caccia ai Pokémon è l’espressione al contempo ridicola e drammatica dello stato mentale della nostra società. Ridicola, poiché rivela una infantilizzazione consenziente e una dipendenza dai protocolli numerici; drammatica, poiché è la prima manifestazione di massa di uno stato di confusione tra virtuale e reale.

La ‘realtà aumentata’ integra infatti l’uso di una videocamera dei telefoni cellulari per trasferire un Pokémon elettronico nei luoghi familiari dell’universo reale, e nello stesso tempo il reale nel virtuale elettronico, in modo che il nostro corpo fisico divenga un elemento della realtà simulata. Si dirà che con i Pokémon il gioco non porta a gravi conseguenze e che qualche spedizione nel mondo virtuale fa parte del “divertimento” dei nostri tempi. Si deve dire, però, che una tale “distrazione”, mentre viviamo sotto la minaccia di un caos economico e di guerra, è una fuga d’immaturità. Si può immaginare, inoltre, ricordando i giochi ‘spara e ammazza’ come Manhunt o Call of Duty, che la palla rossa sia sostituita da un fucile Kalašnikov e che il bersaglio diventi un ‘nemico’, un ‘musulmano’, un ‘russo’. Misuriamo così l’impatto che questo avrebbe sui giovani cervelli.

Qualcuno dirà che ci spingiamo troppo in là e che nessuno potrebbe avere simili intenzioni. I videogiochi violenti dimostrano il contrario. Derivano dalle tecniche concepite in seno all’esercito americano per “disinibire” le giovani reclute che hanno ancora scrupoli nello sparare per uccidere. Il passaggio dal dominio militare alla società nel suo complesso è stato compiuto alla scala della massificazione e vediamo bene quanto una tale “realtà aumentata violenta” potrebbe risultare ancor più efficace. Ormai, in una zona grigia tra virtuale e reale il giocare si traduce nell’uccidere con un riflesso meccanico nel quale la semplice compassione umana non ha alcun posto, né alcune possibilità di essere sentita.

Non è un caso che i principali assassini di massa dei nostri tempi, che siano jihadisti, stragisti di liceo o stragisti di discoteca, abbiano praticamente tutti fatto la gavetta con i videogiochi violenti. Lo si negò nel caso di Mohammed Merah, nonostante i miei avvertimenti; lo si deve ammettere, ora, per gli altri: si comincia con un videogioco violento che prevede torture o uccisioni, preparandosi a ingurgitare immagini criminali in stile ISIS. Per qualche animo squilibrato l’uccidere per gioco diventa uccidere per uccidere. Per la maggioranza dei giocatori ciò non accade, naturalmente, ma l’immersione profonda nel virtuale, un momento di vertigine e di assenza di regole, fa perdere il gusto delle cose semplici della realtà: il giocatore si isola nella sua cameretta, con il suo videogioco e, nei luoghi di socializzazione, perde la sua capacità di concentrazione per acquisire conoscenze, poiché è ormai asservito ai suoi riflessi condizionati.

Hillary Clinton, nel corso della sua campagna presidenziale, ha finto di “non sapere chi abbia creato il Pokémon Go, ma che si sforzerà di comprendere come si potrebbe indurre i Pokémon ad andare alle urne”. In realtà, avendo sottratto delegati al suo avversario, la Clinton sa perfettamente l’origine del Pokémon Go.

Pokémon Go è stato creato da Niantic, il cui direttore generale John Hanke è stato uno dei fondatori di Keyhole, Inc. Google prese il controllo di Niantic e di Keyhole. L’ex A.D. di Google Eric Schmidt organizza tutto il settore informatico della campagna di Hillary Clinton, a partire da una impresa start-up chiamata The Groundwork. Quanto Hillary Clinton, era Segretario di Stato, tra il 2009 e il 2013, i dirigenti di Google incontrarono centinaia di volte i responsabili della Casa Bianca. Ecco dunque la falsa ingenuità della candidata democratica, una foglia di fico che malcela il legame tra la politica e il controllo sociale delle “masse”.

È in questo contesto che si deve interpretare la conclusione a cui è pervenuto Yann Moix nella sua tribuna su Le Monde del 31 liglio e dell’1 agosto:

“In un mondo in cui degli individui di normale costituzione, o presunti tali, sono capaci, a rischio talvolta della propria vita, di passare delle ore intere a catturare dei Pikachu nella natura, conferma sin d’ora che la frontiera finora naturale tra la virtualità e la realtà, tra il falso e il vero, è ormai abolita, si farà fatica a stupirsi che dei tiratori, degli sgozzatori, dei pestatori, dei dinamitardi, dei cecchini, degli incendiari e dei decapitatori sappiano esattamente dove sia la barriera tra la vita e la sua negazione”.

Se si vuole combattere seriamente il terrorismo e la barbarie nella nostra società è necessario, intendiamoci bene, prendere misure di sicurezza per la nostra protezione, misure di giustizia e di polizia, compreso il bando dei videogiochi che diffondono una cultura della morte, ma soprattutto di intaccare la loro fonte.

L’urgenza di farlo, è di mostrare ai minori di dieci anni che nell’amore, nell’ospitalità, nella musica classica, nei musei e nei libri v’è la vita, e di restituire alla scuola il senso di ciò che è davvero umano nell’essere umano. I terroristi, infatti, provengono da questa scuola, oggi impotente davanti all’attrattiva di un virtuale illusorio.

Serve dunque ritrovare il piacere di conoscere, di apprendere, di esplorare con tutta l’esigenza che la gioia nel farlo comporta. In rapporto a ciò, e non soltanto a ciò, occorre applicare la legge per tutti, annullando le zone senza legge e senza possibilità di ascensione sociale. A tale scopo e per cambiare stato mentale, occorre inscrivere nella realtà un progetto in grado di ispirare, di far sognare un futuro migliore.

Questo dovrebbe essere il primo impegno degli uomini politici; quello che, ad ogni modi, mi sforzo di mantenere.

PokémonGo1