Perché il divorzio tra Occidente e Cina è un’idea sciocca

I campioni della geopolitica negli Stati Uniti e in Europa chiedono ad alta voce il divorzio economico (“decoupling”) dalla Cina per rallentarne la crescita tecnologica. Per l’economista italiano ed ex sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci, esperto di Cina, la cosa non funzionerebbe, come ha spiegato in un’intervista per formiche.net (vedi https://formiche.net/2020/06/non-solo-huawei-divorzio-usa-cina-geraci/)

“Un possibile decoupling con la Cina”, spiega Geraci (nella foto), “potrebbe portar degli effimeri benefici agli Usa nel breve, ma non farà altro che spingere la Cina ad accelerare il suo processo di sviluppo di tecnologie domestiche che la porteranno, ben presto, ad essere addirittura superiore a quelle occidentali. Quindi questo tanto decantato decoupling avrebbe l’effetto opposto. Un altro grande sonno dell’occidente per risvegliarci tra un decennio ancora più indietro. Che dico, un decennio, un paio d’anni, credetemi che conosco come un sistema statalista possa creare innovazione”.

A Bruxelles, nessuno “comprende bene la magnitudine della sfida. Noi investiamo circa 3 miliardi in IA, la Cina ha un piano da 150 miliardi. Capisce che non cooperare con la Cina ci relegherà all’irrilevanza”.

Quanto al libro bianco sullo screening degli investimenti stranieri che l’UE sta per pubblicare, “siamo al nulla misto al niente. L’UE non ha giurisdizione sugli investimenti, questa è materia di competenza degli Stati membri. Questo Libro Bianco è il tipico tentativo dell’UE di fare più di quel che i Trattati le affidano. Non ha valore, e dimostra la debolezza dei membri della Commissione. Un ‘vorrei ma non posso’, che mette in evidenza soprattutto il ‘non posso'”.

Geraci pensa anche che la Cina non abbia obiezioni alla rielezione di Trump, anzi. “Ritengo che alla Cina faccia comodo che Trump sia rieletto. Così facendo entrerà nel suo secondo ed ultimo mandato. Non dovrà più cercare il favore degli elettori e non avrà bisogno di alzare fino a questo punto i toni. Questo a prescindere da un candidato o l’altro o dalle proprie politiche, è proprio una questione di legge elettorale Usa che rende il secondo mandato di tutti i presidenti, più soft su tutto e si bada più al sodo che alla retorica. E se si cerca il sodo, meglio fare gli interessi economici delle aziende Usa, non litigare fine a sé stesso”.