Parlamentari e sindacalisti britannici chiedono una conferenza per la cancellazione del debito greco

Ventisei parlamentari britannici e numerosi sindacalisti della Confederazione Generale ed altri hanno scritto una lettera aperta al Premier David Cameron, chiedendogli di sostenere una conferenza sul debito modellata su quella di Londra del 1953, che cancelli il debito greco mettendo fine alla politica di austerità.

Tra i firmatari compaiono i parlamentari Jeremy Corbyn, che aspira alla guida del Partito Laburista, e Michael Meacher, che si batté contro il New Labour di Tony Blair, sfidando Gordon Brown per la guida del partito nel 2007. Corbyn si è anche opposto alla guerra in Iraq ed è stato protagonista dello storico voto del Parlamento britannico contro la guerra in Siria nel 2013.

Sia Corbyn che Meacher hanno anche chiesto la separazione bancaria secondo la legge Glass-Steagall, e Meacher ha sottoscritto la petizione dello Schiller Institute che chiede a Stati Uniti ed Europa di cooperare coi BRICS. Entrambi hanno inviato messaggi video alla conferenza organizzata dal Citizen’s Electoral Council, il movimento di LaRouche in Australia, nel marzo scorso.

Oltre a 19 parlamentari laburisti e 6 verdi, tra i firmatari della lettera aperta a Cameron ci sono i segretari generali del Trade Union Council, Unite the Union, GMB (general workers), e dei lavoratori dei trasporti (TSSA), nonché svariate associazioni economiche.

La lettera afferma: “Chiediamo a David Cameron di promuovere l’organizzazione di una conferenza europea per giungere ad un accordo sulla cancellazione del debito della Grecia e di altri paesi che ne hanno bisogno, sulla base di audit sul debito e finanziando l’accordo con il denaro che verrà recuperato dalle banche e dagli speculatori finanziari che sono stati i principali beneficiari dei bail-out. Riteniamo che sia necessario porre fine alla politica di austerità che sta causando ingiustizia e povertà in Europa e in tutto il mondo. Invochiamo la creazione di regole ONU per affrontare rapidamente la crisi del debito pubblico, in modo equo e nel rispetto dei diritti umani, e per mandare un segnale alle banche ed ai finanzieri che non continueremo a salvarli con prestiti avventati.”