Obama uccide un italiano, Renzi ringrazia

Il colmo del servilismo è stato raggiunto da Renzi venerdì 24 aprile, quando ha così commentato l’uccisione di Giovanni Lo Porto e le finte scuse di Obama: “Ho molto apprezzato la trasparenza del Presidente Obama”. Il volontario italiano, 38 anni, è stato ucciso in Pakistan da un drone della CIA, insieme a un collega americano.

Ha ragione il padre di Giovanni, che ha rifiutato il risarcimento offerto da Obama, dicendo che è vergognoso che il governo americano abbia lasciato la famiglia all’oscuro per 4 mesi.

Il New York Times riferisce inoltre che Obama sapeva della morte di Lo Porto quando ha incontrato Renzi venerdì scorso a Washington, e non ha detto una parola.

RenziObama_LoPorto

La strategia americana prevede infatti di colpire coi droni anche se non c’è la certezza che non vi saranno vittime innocenti, ma solo la “quasi certezza”. Negli ultimi anni sono stati così uccisi numerosi cittadini americani all’estero, e infuria la polemica a Washington sull’uso dei droni. Qualcuno qui in Italia ha ricordato che da troppi anni ormai le offensive coi droni si fanno senza una seria intelligence preventiva, affindandosi soltanto alle informazioni fornite dai locali, che potrebbero essere interessati anche a dare risposte falsate. Se questo è vero, abbiamo le prove non della incompetenza ma della chiara intenzione di seminare il caos, mettendo in secondo piano la vita dei civili, tra cui i cittadini americani.

Se davvero Obama volesse vincere la “guerra al terrorismo” potrebbe dare un ultimatum al suo alleato, il Regno Saudita, che finanziò gli attentati alle torri gemelle, come dovrebbe risultare chiaramente dalle 28 pagine del rapporto sull’11 settembre 2001 ancora censurate, finanzia il terrorismo dello “Stato Islamico” e ora guida i bombardamenti del confinante Yemen.

D’altra parte è ormai chiaro che, invece della “lotta al terrorismo”, stiamo assistendo in sostanza a un’applicazione sempre più estesa, sempre più spregiudicatamente e irresponsabilmente, della dottrina dell’ingerenza negli affari interni delle nazioni e del rovesciamento dei loro governi (regime change) se giudicati d’ostacolo, una politica imperiale altrimenti descrivibile come “guerra permamente”.

Quanto all’informativa del ministro Gentiloni a Montecitorio, è avvenuta in un’aula semivuota. I nostri parlamentari avevano meglio da fare che rendere omaggio, con un minuto di silenzio, a Giovanni Lo Porto, descritto da Gentiloni come un “volontario generoso ed esperto”.

Il ministro non ha però fornito alcun chiarimento sulle circostanze della sua morte.

Si potrebbe discutere in tanti modi intorno all’uso dei droni, perdendo di vista però la somiglianza tra questa forma di guerra e quella aerea teorizzata da H. G. Wells e soci (vedi il dossier). La qualità dei modi di aprire nuovi teatri di guerra (Ucraina, Yemen) e la scarsa resistenza delle nazioni come la nostra e delle stesse Nazioni Unite alle menzogne, ci permettono di prevedere nuove guerre in giro per il mondo, oltre naturalmente a quella principale con la Russia.