Il Presidente Obama (nella foto con Re Salman, foto Casa Bianca) è tornato a Washington dopo una serie di fiaschi diplomatici in Asia ed è stato accolto da un voto unanime del Congresso a favore della JASTA (Justice Against Sponsors of Terror Act), la legge che permette ai cittadini americani di citare in giudizio la famiglia reale saudita per il ruolo svolto nel sostegno ai terroristi dell’undici settembre.

La legge è l’ultimo schiaffo a un Presidente che ha minacciato di porre il veto quando il testo sarà sulla sua scrivania – ben presto, dato che il Senato aveva già approvato la legge.

Il 9 settembre, in un dibattito durato trenta minuti alla Camera dei Rappresentanti, il presidente della Commissione Giustizia Robert Goodlatte e l’autorevole deputato democratico John Conyers hanno preso la parola appoggiando la legge, seguiti da altri deputati e precedendo il voto, che è stato a voce e unanime.

Se ora Obama porrà il veto come ha minacciato di fare, ha detto Conyers, consegnerà la vittoria a Donald Trump alle elezioni presidenziali.

Mentre accadeva questo, le forze siriane, russe e iraniane sconfiggevano la controffensiva ribelle nella zona a Sud-Est di Aleppo, impedendo la rottura dell’assedio. Questa battaglia è stata descritta dal col. Pat Lang, ex capo del settore Medio Oriente della Defense Intelligence Agency (DIA), come una sconfitta decisiva per i ribelli, che ha cambiato i termini del negoziato. Secondo Lang, ora Obama non ha scelta: o tratta con Putin, o si sobbarca un pesante lascito politico. Il 9 settembre, dopo una maratona negoziale a Ginevra, il segretario di Stato USA John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov hanno annunciato un accordo per imporre una tregua in Siria a partire dal 12 settembre, seguita dopo una settimana dalla formazione di un comando unificato russo-statunitense per condurre operazioni militari sia contro lo Stato Islamico sia contro le forze di Al Qaeda in Siria, formalmente note col nome di Fronte al-Nusra.

Inoltre, come abbiamo ampiamente illustrato, la svolta strategica attualmente in corso ha convinto il Presidente turco Erdogan a riavvicinarsi alla Russia e alla Cina. Anche la Turchia dovrebbe partecipare allo sforzo anti-ISIS. Le sue forze armate hanno già sigillato il confine turco-siriano e stanno bonificando una vasta zona a Ovest dell’Eufrate, attaccando sia l’ISIS sia le forze curde per impedire la formazione di una grande regione curda nella Siria settentrionale.

Nel frattempo, Vladimir Putin ha compiuto un’altra mossa a sorpresa, invitando il Primo ministro israeliano Netanyahu e il Presidente palestinese Mohamud Abbas a un incontro a Mosca per superare l’attuale stallo nei colloqui.

Benché il pericolo di una grande deflagrazione in Medio Oriente o del riaccendersi del conflitto in Ucraina orientale non debba essere sottovalutato o ignorato, la posizione di Washington, Londra e dei loro alleati europei è attualmente molto indebolita.