Nuovi moniti di un crac finanziario, senza Glass-Steagall

Nomi Prins, ex broker e scrittrice (a sinistra nella foto), ammonisce il Presidente Trump nel suo nuovo libro Collusion: How Central Banker Rigged the World, che il prossimo crac finanziario potrebbe diventare un pessimo ricordo della sua amministrazione, e chiede nuovamente il ripristino della legge Glass-Steagall.

Il termine “collusione” viene ripetuto spesso nella caccia alle streghe contro Donald Trump, ma Nomi Prins dimostra che la vera collusione da temere è quella tra le principali istituzioni finanziarie e le banche centrali che da decenni consentono loro di manipolare i mercati globali. “Le principali banche centrali si sono date un assegno in bianco con cui far risorgere le banche problematiche, acquistando titoli di stato, obbligazioni ipotecarie e obbligazioni societarie e in alcuni casi, come in Giappone e Svizzera, perfino azioni”.

“Inventando” denaro per consentire alle megabanche e alle grandi imprese di acquistare le proprie azioni, le banche centrali hanno creato una gigantesca bolla di debito societario, manipolando i mercati azionari in modo tale che è probabile un crollo. In parole povere, hanno “creato una bolla speculativa che potrebbe scoppiare provocando un altro crac”, scrive la Prins. “Oggi siamo sull’orlo di un pericoloso precipizio finanziario, anche se non sappiamo ancora quanto sia vicino”. Le megabanche private sono del 40% più grandi di quello che erano nel 2007-2008 e operano in un’arena di ancor maggior debito.

Per di più “alla Federal Reserve il Presidente nomina persone che non fanno che aumentare il pericolo di questi rischi negli anni a venire” invece di “prestare attenzione ai campanelli d’allarme”. “Un crac potrebbe rivelarsi il peggior lascito dell’amministrazione Trump”. Ricorda che durante la campagna elettorale Trump si era pronunciato contro la finanza globale e per il ripristino della legge Glass-Steagall, ma finora non ha mantenuto la promessa.

Nel libro Collusion, pubblicato il 1 maggio, la Prins auspica due iniziative principali contro il rischio di un nuovo crac: le banche centrali dovrebbero finanziare vasti programmi di investimento e ripresa, invece di finanziare le bolle speculative tramite le banche private, e “dovremmo attuare la separazione bancaria alla Glass-Steagall in modo che non tengano i depositi della gente in ostaggio durante la prossima crisi”.

Quasi simultaneamente ai moniti della Prins, il vicepresidente uscente della FDIC Thomas Hoenig e l’ex presidente della FDIC Sheila Bair hanno preso le distanze dal piano della Federal Reserve per ridurre i requisiti di capitali delle megabanche. Come spiegano in un articolo del 26 aprile sul Wall Street Journal, alcune ricerche indicano che le banche useranno i capitali resi così disponibili per altra attività speculativa o per pagare i dividendi, e non per concedere prestiti. Le megabanche americani sono già pericolosamente indebitate. Nel 2004, alle banche d’affari fu concesso di adottare un rapporto debito/capitale di 30 a 1. Lehman, addirittura, aveva una leva di 38:1 quando fallì e scatenò il panico bancario.

La proposta di Hoenig e della Bair di aumentare i requisiti di capitale, tuttavia, potrebbe ridurre l’impatto di una crisi finanziaria, ma non può impedirla. Solo la netta separazione bancaria, con la legge Glass-Steagall, può impedire il crac.