L’euforia mediatica per le incriminazioni di tredici cittadini e tre enti russi emesse il 16 febbraio dall’inquirente speciale Robert Mueller per presunte “interferenze” nelle elezioni americane del 2016 deve essere messa in prospettiva.

– L’affare risale a un caso ampiamente pubblicizzato nel 2014 e nulla c’è tra i capi di accusa che non sia noto da molti mesi.

– Non vi sono accuse di “collusione” con lo staff della campagna di Trump né è affermato che i troll abbiano avuto un effetto sul risultato elettorale, specialmente perché le somme in questione erano meno che “noccioline”.

– Le persone incriminate risiedono in Russia, così che il signor Mueller non dovrà mai presentare prove in un tribunale.

– La cosa più importante è che con esse si vuole distogliere l’attenzione dalle informazioni emerse sul ruolo centrale svolto dall’intelligence britannico nel tentativo di impedire e successivamente di spodestare una Presidenza Trump, con la complicità della Casa Bianca di Obama e del suo apparato. Questi gli elementi che offrono aspetti chiave di questa “congiura”:

Il modo in cui Christopher Steele, un agente dell’intelligence britannico altamente qualificato, è riuscito a sovvertire le istituzioni americane è stato denunciato da Peter Van Buren, con un passato di ventiquattro anni al Dipartimento di Stato, in un articolo pubblicato il 15 febbraio sul sito The American Conservative (http://www.theamericanconservative.com/articles/christopher-steele-the-real-foreign-influence-in-the-2016-election/). “Come esperto professionista di intelligence”, ha scritto, “Steele ha condotto un’operazione di informazione a tutto campo contro gli Stati Uniti. Si potrebbe chiamare anche guerra d’informazione”.

Paul Sperry, giornalista d’inchiesta di Washington, ha riferito il 12 febbraio che il Presidente della Commissione sull’Intelligence della Camera Devin Nunes pianifica di indagare su come l'”ex” funzionario dell’MI6 Christopher Steele abbia lavorato assieme all’ex direttore della CIA John Brennan (qui in una caricatura di Donkey Hotey) e ad altri funzionari dell’intelligence e del Dipartimento di Stato di Obama per promuovere il “dossier” su Trump senza verificarlo, fino al punto che Brennan ha dichiarato il falso in una pubblica testimonianza.

Per quanto riguarda i motivi dell’inchiesta condotta da Mueller e cioè le presunte interferenze russe nelle elezioni americane, è un segreto di Pulcinella che gli enti d’intelligence americani e di ogni altro Paese sul pianeta, che hanno i mezzi per farlo, sono intervenuti per influenzare i risultati elettorali in tutto il mondo (per non menzionare le operazioni di “regime change” quando i risultati del voto popolare non erano graditi). Ma per coloro che sono ancora scettici, l’ex capo della CIA James Woolsey lo ha ammesso apertamente in un commento su Fox News il 16 febbraio.

L’FBI è anche sotto dura critica per non aver reagito agli avvertimenti assolutamente espliciti sul profilo del giovane che ha eseguito l’atroce massacro nella scuola della Florida il 14 febbraio. Molti vogliono vedere delle teste rotolare al Bureau.