Le celebrazioni del cinquantenario dalla storica missione Apollo 11 sulla Luna il 20 luglio 1969 offrono al mondo un’eccellente occasione per riflettere su come la ricerca spaziale e i viaggi nello spazio continuino a migliorare la nostra conoscenza dell’universo e per comprendere che è nella natura dell’Uomo scoprire le leggi dell’universo e la storia del nostro pianeta, nonché il fenomeno che definiamo vita. È quel che Krafft Ehricke, il grande pioniere tedesco-americano dello spazio, definiva “l’imperativo extraterrestre”. Se la accetteremo, questa sfida sarà motivo di grande ottimismo nella società.

Ciò che ci mostra l’esplorazione dello spazio è che la Terra non è un sistema chiuso, ma fa parte di un vasto universo di cui cominciamo solo ora a comprendere le leggi. Questo, a sua volta, rifiuta la nozione delle risorse finite, usata dal cosiddetto movimento ambientalista per giustificare i propri appelli per la crescita zero o addirittura negativa, e per una drastica riduzione della popolazione umana. Il suo vero scopo è quello di mantenere il potere di una oligarchia selezionata.

Un esempio di risorsa tra i molti, spesso citato da Lyndon LaRouche, è l’abbondanza di Elio 3 sulla Luna, che potrebbe essere estratto e portato sulla Terra per alimentare la seconda generazione di reattori a fusione e garantire energia abbondante e sicura per tutti. Già nel 1983 LaRouche scrisse un libro dal titolo There are no limits to growth (Non c’è limite alla crescita), che confuta dal punto di vista scientifico la tesi del Club di Roma e dei suoi mandanti oligarchici. Questi ciarlatani deliberatamente non prendono in considerazione il fatto che le nuove scoperte scientifiche compiute dall’uomo ridefiniscano il concetto stesso di risorsa.

Disgraziatamente la loro concezione dell’Uomo come un fardello sul pianeta e un fattore inquinante è diventata dominante nel mondo transatlantico, portando al prevalere del pessimismo e dell’irrazionalità. Particolarmente vulnerabili sono i giovani, come dimostrano le manifestazioni dei “venerdì per il futuro”, abilmente orchestrate, e le varie previsioni che “il mondo finirà” tra dodici anni, se non saranno drasticamente ridotte le emissioni di CO2. Non vi sono prove scientifiche di questo, ma solo asserzioni.

In un recente articolo Helga Zepp-LaRouche ricorda che l’attuale “isteria sul riscaldamento globale” non è la prima campagna per intimidire la popolazione con paure irrazionali. Nel 1983 in Germania fu diffusa la storia dell’imminente sparizione delle foreste, che Der Spiegel definì una “Hiroshima ecologica”. Poi fu il turno del “buco dell’ozono”, che avrebbe provocato la morte del pianeta, prima di essere confutato dai suoi stessi autori come “troppo apocalittico”.

Il vero pericolo non sono le catastrofi, spiega la signora LaRouche, ma l’ideologia degli ambientalisti e dei sedicenti “protettori” del clima, promossa dall’oligarchia finanziaria annunciando varie catastrofi. Il loro intento è, da una parte, “fare molti profitti per gli investitori che investono in ‘prodotti finanziari sostenibili’ e, dall’altra, mantenere la popolazione in uno stato di pessimismo che la renda piccola, spaventata e impotente”.

“Le due concezioni dell’umanità diametralmente opposte, rappresentate dalla ricerca spaziale e dall’eco-isteria, determineranno se le persone saranno consapevoli della propria creatività e quindi libere, o se verranno trasformate in persone ansiose e timorose che accettano gli assiomi dell’oligarchia neoliberista”.