Nazionalizzare MPS? Solo con Glass Steagall

Dopo il fallimento del piano di risanamento di MPS si ipotizza da più parti la nazionalizzazione della banca senese, come alternativa al “bail in” (prelievo forzoso) che colpirebbe i risparmiatori. Per Monte dei Paschi di Siena vale la stessa proposta fatta dall’economista americano LaRouche e dall’ex sottosegretario al Tesoro giapponese Kotegawa per Deutsche Bank: aiuti dello Stato e nazionalizzazione, ma solo dopo aver ripulito i conti dei derivati e degli altri titoli tossici con una sorta di Glass Steagall ad hoc, togliendo ovvero ogni garanzia dello stato agli speculatori. Altrimenti sarebbero comunque i risparmiatori ad accollarsi il peso delle sofferenze bancarie, col bail in o anche col “bail out” (gli aiuti dello Stato, ovvero dei contribuenti).

Per questo motivo la separazione bancaria, e non la legge elettorale, dovrà essere la priorità del prossimo governo, qualunque esso sia. Certo, sulla vicenda MPS andrà aperta una commissione di inchiesta, per come è stata gestita male la crisi, a partire dalla decisione di Renzi di affidare il piano di risanamento proprio a JP Morgan, presa lo scorso settembre dopo un incontro tra Renzi e l’AD di JP Morgan Jamie Dimon (grande amico di Obama, partecipò con Obama alle spedizioni punitive al Congresso per impedirgli di approvare la legge Glass Steagall del XXI secolo, che con la sconfitta di Obama torna ora in discussione). La commissione d’inchiesta dovrà essere simile alla Commissione Pecora, dal nome del PM di New York Ferdinand Pecora, che portò sul banco degli imputati J.P. Morgan (il fondatore della banca d’affari) e gettò le basi per la legge Glass-Steagall di Roosevelt.

Affidare a JP Morgan il risanamento di MPS è come affidare il pollaio alla faina, come feci notare in un editoriale dello scorso agosto. Si tratta della stessa JP Morgan che ha ispirato la riforma costituzionale di Renzi, e che ritiene le Costituzioni di mezza Europa (Italia, Spagna, Portogallo) un “impedimento” ai propri piani di salvataggio degli speculatori. A differenza di Banca Etruria, i responsabili della crisi di MPS, inclusa JP Morgan e lo stesso Renzi, dovranno risponderne penalmente. Subito dopo dovrà essere adottata con urgenza la separazione bancaria, e non soltanto per MPS, per tutto il sistema bancario, italiano ed europeo.

Dello stesso parere sembra essere anche Moritz Enders, giornalista e scrittore, descritto dall’edizione tedesca di Sputnik come “esperto dell’Italia”. Enders è stato intervistato sull’esito del referendum costituzionale e sulla crisi bancaria italiana.

Sul referendum Enders ha affermato che “era stato presentato come qualcosa che avrebbe velocizzato l’Italia e resa più efficiente. Vi sono indizi che molte banche d’affari abbiano attivamente assistito alla stesura del testo di riforma costituzionale. Tra queste, JP Morgan. Ne hanno parlato con Renzi, e lo scopo sarebbe stato di produrre una costituzione funzionante in conformità ai mercati. Cioè, alle grandi banche; le banche d’affari e le grandi società avevano un interesse nell’adozione di questa riforma costituzionale”.

“A proposito dei Monte dei Paschi”, ha detto Enders, “si sta cominciando a discutere in favore di un ingresso dello Stato; cioè, della sua parziale nazionalizzazione”.
“Conseguentemente, l’intero sistema bancario deve essere ripulito. Deve essere adottata la separazione tra banche ordinarie e banche d’affari”.
(Liliana Gorini)

Come affrontare il collasso di Deutsche Bank e del sistema bancario occidentale