Il titolo “Globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza” del Festival dell’Economia di Trento di quest’anno è stato prova in sé dello stato di tensione, se non di paura, che interessa l’ambiente, incrocio di interessi mediatici, accademici, politici e finanziarî, minacciato dal cambiamento di paradigma cui lavoriamo da decine di anni.

Mentre domenica MoviSol interveniva per le strade di Trento, aprendo – come l’anno passato – in punti diversi del centro cittadino il proprio “sportello per la ripresa economica”, si poteva assistere a discussioni su “Il destino degli esperti nel XXI secolo”, segno di una posizione in difensiva assunta dalla schiera di economisti sbugiardati dal crac del 2007-2008, o a discussioni su “Stato, mercato e comunità locali”, cioè a un ritorno del discorso a un “tempo zero”, cui le élite sono costrette dall’opposizione alla globalizzazione nella quale si sta esprimendo, in modo variegato e difficile da incasellare, il cambiamento.

Volete altri esempi di conferenze nel segno della paura o del “ricominciamo da capo”?

“L’Europa da costruire: più opportunità che vincoli”, con Ignazio Visco; “Dove finisce l’Europa?”; “Welfare, populismi e crisi della classe media”; “Ma dove sono andati a finire i posti di lavoro buoni?”; “Corpi intermedi: una risposta ai venti di crisi?”; “Il fallimento della sinistra”, con Federico Rampini; “Il populismo e l’incomprensione dell’economia”; “Sovranità”; “Geografia economica dell’Europa sovranista”; “La democrazia a rischio”; “Austerità, Euro e populismo”; “La guerra del debito”, con il sopraffino Cottarelli; “La politica estera dei partiti populisti è destinata a fallire?”; “Come nascono le Nazioni (e perchè ritornano i nazionalismi)”; ecc.

In una di queste si apprezza il passaggio dall’incapacità di ammettere gli errori all’aggressività del riproporli: “La scienza inutile. Tutto quello che non abbiamo voluto imparare dall’economia”.


In conclusione della conferenza “Il destino degli esperti nel XXI secolo”, Robert Johnson (ritratto nella figura soprastante), presidente dell’Institute for New Economic Thinking confondato da George Soros, ha raggiunto la vetta della perizia, poggiando le proprie considerazioni sull’autorità della maschera carnevalesca chiamata Lady Gaga. Dunque, populismo contro populismo; chiamata in campo di uno dei tanti VIP che, lasciato nell’ignoranza del bello e dell’arte classica, il popolino è costretto a venerare, affinché il popolino stesso trascuri i motivi per i quali non crede più nel presunto esperto di economia.

Mossa di bassa lega, ritenuta degna, in quanto più efficace della dialettica scientifica, anche nella divulgazione della teoria darwiniana dell’origine dell’uomo, coerente con l’economia “comportamentista” cui il Festival dell’Economia già si affidò all’indomani della crisi (vedi).

Pur essendo Trento in riposo domenicale, lo spostamento dello “sportello per la ripresa economica” davanti al Teatro Sociale ha permesso di innescare qualche discussione con i passanti, sul nesso tra infrastrutture e occupazione, sulla separazione bancaria, sulla Nuova Via della Seta (vedi la figura qui sotto).


All’incrocio tra Via Manci e Via Paolo Oss-Mazzurana, MoviSol ha sostato per il tempo di ascoltare la parte conclusiva di un conversazione tra studenti universitarî, in diretta radiofonica su Sanbaradio, su Serge Latouche (vedi qui e qui) e la Green Economy. Ricchissima di luoghi comuni (“il capitalismo sta distruggendo l’ambiente”) e di un frasario vago (“le aziende che producono carbone” al posto di “anidride carbonica”), essa ha visto concordare gli interlocutori sull’idea di ipertassare il carbone per scoraggiarne l’uso (come se fosse un’idea nuova), senza sentire il bisogno di ragionare intorno ad alternative scientifiche sull’approvvigionamento energetico. Purtroppo, alla fine del programma, i giovani intellettuali non hanno gradito l’offerta di scambiare due parole con lo sconosciuto attivista che, davanti a loro, aveva posato a terra il cartello “il debito pubblico è una ricchezza” che inizialmente era sembrato averli incuriositi (nella figura sottostante, a sinistra lo sportello di MoviSol, a destra il salotto radiofonico improvvisato).



Come l’anno passato, il cartello, successivamente portato a tracolla, ha invece rappresentato un diletto per un gruppo di distinti partecipanti (economisti? giornalisti? banchieri?), che si sono affrettati a fotografare, ma che temiamo non diffonderanno sulle loro pagine social