“Quando si testimonia del rispetto per la gente, non vi sono eccezioni al fatto che la gente vi ricambia in modo formidabile” (Michel Rocard, ultima intervista per Point, 23 giugno 2016)

Scrivo oggi queste righe su Michel Rocard per tre ragioni. La prima è che egli fu uno di quegli uomini di dimensione, di cuore e di ascolto che non si trovano più in quella cosa che è diventata la politica francese. La seconda è che l’elogio del momento, di amici e avversari, rischia di soffocare il ricordo di ciò che egli fu realmente. La terza è che noi abbiamo camminato insieme in alcuni momenti determinanti, a partire dalla sua denuncia dei “campi di concentramento” della guerra d’Algeria fino alla sua recente battaglia contro il “capitale fittizio” e per la separazione bancaria, arma necessaria per assestare un colpo al cuore del mondo del denaro.

Nel corso dei nostri incontri, i nostri scambi sono sempre stati franchi, amichevoli e diretti, senza secondi fini opportunistici. Mi parve paradossale, all’inizio, che un rappresentante della “sinistra americana” e un convinto partigiano del modello europeo, fosse più attento a ciò che avevo da dire di altri apparentemente più vicini alle mia concezioni. Nonostante ciò, nel corso del tempo, ho scoperto la sua eccezionale aderenza alla verità e all’empatia che ci faceva avvicinare, la sua immensa curiosità umana e il suo disprezzo del “chissà che cosa ne diranno?”.

“L’accesso per tutti alle attività dell’intelletto”

La sua intervista a Point del 23 giugno è esemplare dell’uomo senza compromessi che fu. Denunciando un “sistema dominato dal divertimento” e vedendo arrivare “l’elezione presidenziale senza progetti di società, da una parte e dall’altra”, egli denunciò un François Hollande “figlio dei media la cui cultura e la cui testa sono ancorate nel quotidiano” e un Valls e un Macron “lontani dalla storia”. Lo fece senza dissapori personali, semplicemente perché secondo lui, al contrario, “l’accesso per tutti alle attività dell’intelletto e la concessione all’uomo di più tempo libero per la cultura” sono i pilastri della sua concezione, e non di un esibizionismo mediatico.

Paradossalmente e non per questo non legittimamente, egli diede, in funzione della sua visione delle cose, una lezione di politica internazionale assai più vicina ai fondamenti gollisti, di quanto sappiano fare coloro che si autoproclamano oggi eredi del generale. Così, sia sull’Iran sia sulla Siria, andò diritto al cuore di ciò che dovrebbe essere il nostro interesse politico, sottolineando per esempio la necessità assoluta di ricostruire le economie come base della pace, poiché “gli iraniani hanno bisogno di noi in settori quali l’ingegneria idraulica e lo sfruttamento civile del nucleare”. Pensava, come me, che “Fabius ha giocato contro il proprio Paese”. Sull’Ucraina e sulla conservazione della NATO, nonostante la dissoluzione del Patto di Varsavia, quest’uomo che fu definito “americano” riconobbe la “provocazione occidentale”.

Si constaterà che sull’Europa non eravamo d’accordo. Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, comprese meglio la mia battaglia, riconoscendo che l’Unione Europea si screditava da sé ed era sulla via dell’estinzione. Sperando nella Brexit, egli vide che ciò avrebbe potuto “condurre l’Europa a ricostituirsi e a costruire finalmente, per esempio, buoni rapporti con la Cina”.

“[Rocard] dichiarò pubblicamente che ero il candidato più competente in economia”.

Penso al giorno del 2012 in cui, durante la presentazione dei candidati presidenziali al Consiglio Economico, Sociale e Ambientale, egli dichiarò pubblicamente che ero il candidato più competente in economia, domandandosi perché andassi a infognarmi nella galera dell’elezione presidenziale. In quest’anno presidenziale 2016 desidero rispondergli su questo punto, e dargli torto una seconda volta. Sono senza dubbio più vicino alla sue scelte profonde e alla sua maniera d’essere di altri che reclamano tale vicinanza.

“Il piccolo popolo della Francia sa bene di essere governato a breve termine e che ciò è un male”. Non ci si può sottrarre alla sua difesa e alla difesa della pace del mondo.

Editoriale di Jacques Cheminade
da: jacquescheminade2017.fr/Michel-Rocard-en-verite