Il mese di settembre sarà decisivo per il consolidamento del nuovo paradigma della cooperazione win-win. Dopo il successo del vertice Cina-Africa a Pechino, si apre il Forum Economico Orientale (11-13 settembre a Vladivostok) dove, nel contesto degli sviluppi positivi sulla penisola coreana, la cooperazione in Asia farà passi avanti. Farà seguito l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine del mese a New York, dove terranno banco i leader africani (tra gli altri), i quali diffonderanno lo spirito della Nuova Via della Seta e impediranno che le procedure vengano monopolizzate dal pensiero geopolitico tradizionale.

Di fronte a questa dinamica, l’establishment transatlantico è sul piede di guerra e ha raddoppiato gli sforzi per neutralizzare il Presidente Trump quale principale ostacolo all’agenda di guerra permanente e “regime change”. Come al solito, la carica dei guerrafondai è guidata dai britannici, con le loro provocazioni strategiche contro la Russia. Il 5 settembre il Primo ministro Theresa May (foto) si è recata al Parlamento per annunciare che il Crown Prosecution Service e la polizia avevano emesso dei mandati nei confronti di due funzionari del GRU russi che, sostengono, avrebbero eseguito l’attentato col gas Noviciok contro gli Skripal nel marzo scorso. Di nuovo, senza altre prove all’infuori di una foto segnaletica. “Questo attacco chimico sul nostro territorio faceva parte di uno schema di comportamento russo che cerca con insistenza di minare la nostra sicurezza e quella dei nostri alleati nel mondo”, ha dichiarato la May.

Il principale punto caldo rimane la Siria. Funzionari inglesi e americani, tra gli altri, hanno ripetutamente sostenuto che le forze armate siriane si starebbero preparando a usare armi chimiche nell’offensiva per liberare Idlib dai terroristi. Questo però solleva un quesito: se si è sicuri dell’esistenza di arsenali chimici, perché non trasmettere le informazioni sui siti in modo che l’OPAC/OPCW possa eseguire ispezioni?

Di converso, funzionari russi e siriani hanno fornito abbastanza indizi del fatto che i gruppi jihadisti asserragliati a Idlib stiano pianificando, in complicità con l’intelligence britannico, di sferrare o simulare attacchi chimici per provocare una reazione da parte di forze occidentali. Il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Francia hanno indicato di essere pronti a una rappresaglia e il Ministero della Difesa tedesco starebbe considerando di parteciparvi per la prima volta.

Pertanto, la situazione rimane esplosiva. Ma è chiaro che le forze armate siriane, con l’aiuto di Russia e Iran, sono riuscite a riprendere il controllo su quasi tutto il territorio nazionale precedentemente occupato dai gruppi “ribelli” appoggiati dagli occidentali, e che ciò è irreversibile. Ora è iniziato un processo di riconciliazione nazionale e di sforzi preliminari per la ricostruzione.

Da questo lato vi sono prospettive incoraggianti. La Cina si è offerta di integrare la Siria nelle varie iniziative della Belt and Road con il resto dell’Asia Sud-Occidentale.